Palermo | Se il gioco diventa “fonte di disturbo”…

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8 Febbraio 2026

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Foto di Santiago Manuel De la Colina (Pexels)

Oratorio della Parrocchia “S. Teresa del Bambino Gesù”. Dopo la sentenza, è il tempo delle domande e della solidarietà

C’era un tempo in cui, quando giocavi per strada, arrivava puntuale qualcuno a “tagliarti” il pallone. In alcuni casi, se l’anziano di turno era più magnanimo, te lo confiscava soltanto per poi restituirtelo in orari più consoni.

Poi, è arrivata l’era della tecnologia, e sempre più bambini e ragazzi si sono rinchiusi nelle loro stanze, immobili e silenziosi davanti a smartphone, tablet e videogiochi. E qui, tra l’indifferenza o la disperata frustrazione di diversi genitori, sono arrivati i commenti degli adulti contro le nuove generazioni incapaci di “vivere la vita vera”.

Senza contare la cronaca, che vede giovani e adolescenti allo sbando, risucchiati dalla non cultura della violenza, della devianza, della morte.

Che cosa può rappresentare, quindi, un oratorio?

Uno spazio di protezione, educazione e socializzazione; la possibile salvezza dai pericoli della strada e dalla solitudine della rete; l’alternativa; la proposta di una vita vissuta in modo diverso, insieme agli altri, con la guida di educatori pronti ad orientare ai valori della fede cristiana…

Tuttavia, pesante “come un macigno che grava sul cuore”, è recente la notizia relativa ad un contenzioso durato 10 anni tra la parrocchia di “Santa Teresa del Bambino Gesù” di Palermo e alcuni condomini vicini di via Parlatore. Un risarcimento di 45.000 euro è la somma che la parrocchia è condannata a pagare.

In una nota, l’Arcidiocesi di Palermo ha sottolineato che essa «prende atto con senso di responsabilità della sentenza emessa dal Tribunale di Palermo e conferma la propria volontà di attenersi pienamente a quanto stabilito, nella consapevolezza che il rispetto delle regole e della convivenza civile costituisce un valore fondamentale per la comunità cristiana».

Tuttavia, si ribadisce «la funzione educativa, sociale e preventiva dell’oratorio, che da decenni costituisce per bambini e ragazzi uno spazio fondamentale di crescita, inclusione e socialità, soprattutto in un contesto urbano povero di luoghi di socializzazione».

I parroci in solidum don Gabriele, don Giampiero e don Emilio, rivolgendosi ai fedeli, affermano «con serenità e fiducia che la porta della chiesa è e rimane aperta a tutti, senza distinzione, ai piccoli come agli adulti», rinnovando «il desiderio di proseguire il cammino pastorale intrapreso, che continua a vederci coinvolti in molteplici forme di servizio e di testimonianza».

E dopo la risposta, pacata e responsabile, di chi è alla guida di questa comunità parrocchiale, non siamo chiamati noi a farci delle domande? Tutti, indistintamente, credenti e anche no. Genitori, istituzioni… Tutto il mondo degli adulti che, a vario titolo, entra in contatto con quello dei ragazzi.

Che messaggio stiamo dando? Quale misericordia è quella di una società che, in nome del proprio ben-essere, penalizza chi si prodiga per gli altri? Dov’è il senso di una comunità che dovrebbe avere a cuore il futuro dei suoi ragazzi?

Un proverbio africano recita che “per crescere un bambino serve un villaggio”, ma evidentemente l’individualismo ha preso il sopravvento e il calcio più rumoroso l’abbiamo dato alla responsabilità condivisa.

E se siamo diventati anche noi quelli che, metaforicamente, “tagliano il pallone”, chiediamoci a cosa porterà quel silenzio. E poi proviamo a ricordarci com’era essere bambini, quando quel taglio era un vero e proprio squarcio nel cuore…

Chi lo desidera potrà sostenere la comunità parrocchiale attraverso una libera donazione alle coordinate IBAN della Parrocchia Santa Teresa del Bambin Gesù, IBAN: IT10D0306909606100000117553, Causale: Donazione per contenzioso oratorio.

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Oratorio della Parrocchia “S. Teresa del Bambino Gesù”. Dopo la sentenza, è il tempo delle domande e della solidarietà

C’era un tempo in cui, quando giocavi per strada, arrivava puntuale qualcuno a “tagliarti” il pallone. In alcuni casi, se l’anziano di turno era più magnanimo, te lo confiscava soltanto per poi restituirtelo in orari più consoni.

Poi, è arrivata l’era della tecnologia, e sempre più bambini e ragazzi si sono rinchiusi nelle loro stanze, immobili e silenziosi davanti a smartphone, tablet e videogiochi. E qui, tra l’indifferenza o la disperata frustrazione di diversi genitori, sono arrivati i commenti degli adulti contro le nuove generazioni incapaci di “vivere la vita vera”.

Senza contare la cronaca, che vede giovani e adolescenti allo sbando, risucchiati dalla non cultura della violenza, della devianza, della morte.

Che cosa può rappresentare, quindi, un oratorio?

Uno spazio di protezione, educazione e socializzazione; la possibile salvezza dai pericoli della strada e dalla solitudine della rete; l’alternativa; la proposta di una vita vissuta in modo diverso, insieme agli altri, con la guida di educatori pronti ad orientare ai valori della fede cristiana…

Tuttavia, pesante “come un macigno che grava sul cuore”, è recente la notizia relativa ad un contenzioso durato 10 anni tra la parrocchia di “Santa Teresa del Bambino Gesù” di Palermo e alcuni condomini vicini di via Parlatore. Un risarcimento di 45.000 euro è la somma che la parrocchia è condannata a pagare.

In una nota, l’Arcidiocesi di Palermo ha sottolineato che essa «prende atto con senso di responsabilità della sentenza emessa dal Tribunale di Palermo e conferma la propria volontà di attenersi pienamente a quanto stabilito, nella consapevolezza che il rispetto delle regole e della convivenza civile costituisce un valore fondamentale per la comunità cristiana».

Tuttavia, si ribadisce «la funzione educativa, sociale e preventiva dell’oratorio, che da decenni costituisce per bambini e ragazzi uno spazio fondamentale di crescita, inclusione e socialità, soprattutto in un contesto urbano povero di luoghi di socializzazione».

I parroci in solidum don Gabriele, don Giampiero e don Emilio, rivolgendosi ai fedeli, affermano «con serenità e fiducia che la porta della chiesa è e rimane aperta a tutti, senza distinzione, ai piccoli come agli adulti», rinnovando «il desiderio di proseguire il cammino pastorale intrapreso, che continua a vederci coinvolti in molteplici forme di servizio e di testimonianza».

E dopo la risposta, pacata e responsabile, di chi è alla guida di questa comunità parrocchiale, non siamo chiamati noi a farci delle domande? Tutti, indistintamente, credenti e anche no. Genitori, istituzioni… Tutto il mondo degli adulti che, a vario titolo, entra in contatto con quello dei ragazzi.

Che messaggio stiamo dando? Quale misericordia è quella di una società che, in nome del proprio ben-essere, penalizza chi si prodiga per gli altri? Dov’è il senso di una comunità che dovrebbe avere a cuore il futuro dei suoi ragazzi?

Un proverbio africano recita che “per crescere un bambino serve un villaggio”, ma evidentemente l’individualismo ha preso il sopravvento e il calcio più rumoroso l’abbiamo dato alla responsabilità condivisa.

E se siamo diventati anche noi quelli che, metaforicamente, “tagliano il pallone”, chiediamoci a cosa porterà quel silenzio. E poi proviamo a ricordarci com’era essere bambini, quando quel taglio era un vero e proprio squarcio nel cuore…

Chi lo desidera potrà sostenere la comunità parrocchiale attraverso una libera donazione alle coordinate IBAN della Parrocchia Santa Teresa del Bambin Gesù, IBAN: IT10D0306909606100000117553, Causale: Donazione per contenzioso oratorio.

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Foto di Santiago Manuel De la Colina (Pexels)

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