Svezia | Suor Elisabetta nel Carmelo di Glumslöv

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8 Novembre 2025

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Fonte: Vatican News

In Svezia, dove i cattolici rappresentano meno del 2 % della popolazione, la vita contemplativa assume un volto poco noto eppure profondamente significativo

Lo racconta Suor Elisabetta, originaria dell’isola tedesca di Rügen, oggi nel Monastero delle Carmelitane di Glumslöv (Scania).

Cresciuta in una famiglia cattolica in Germania, ha studiato teologia in Baviera e ha capito la sua vocazione: la preghiera interiore di Santa Teresa d’Avila la affascinava e ne fece la tesi. Il parroco le ricordò un viaggio giovanile in Svezia e presto giunse la decisione: entrare nel Carmelo.

La comunità di 13 suore vive nella clausura, con la preghiera contemplativa al centro: l’unione con Dio, spiegano, ha «conseguenze per il mondo», è forza curativa e penitenza per i peccati dell’umanità. Suor Elisabetta afferma:

«Molte persone hanno dimenticato Dio, molte hanno dimenticato Gesù e noi cerchiamo semplicemente di donarli».

Al tempo stesso, la giornata include lavori pratici come cucinare o confezionare abiti, sempre al servizio della ricerca interiore.

Il contatto con l’esterno è fortemente regolato: le visite familiari sono limitate a sette giorni l’anno, la comunicazione avviene soprattutto per lettera e i costi postali rendono qualche difficoltà. Nella Svezia odierna le religiose sono viste come qualcosa di «esotico»: si stima che vi siano tra le 100 e le 111 suore in tutto il Paese, su circa nove milioni di abitanti. Secondo suor Elisabetta, la difficoltà maggiore è la vita comunitaria, ma la bellezza più grande è la presenza di Gesù.

La scelta del Carmelo di Glumslöv, che cerca di vivere «il più vicino possibile» alle costituzioni originarie di santa Teresa, è stata determinante per lei: la concreta realizzazione dello studio teologico nella vita reale.

In un contesto scandinavo poco familiare al carisma contemplativo, anche l’attrazione dei giovani verso questa forma di vita segna una novità.

La testimonianza di suor Elisabetta ci aiuta a comprendere che la clausura non è fuga bensì dono — un silenzio generativo, che si apre al mondo attraverso l’amore nascosto.

Fonte e immagine

In Svezia, dove i cattolici rappresentano meno del 2 % della popolazione, la vita contemplativa assume un volto poco noto eppure profondamente significativo

Lo racconta Suor Elisabetta, originaria dell’isola tedesca di Rügen, oggi nel Monastero delle Carmelitane di Glumslöv (Scania).

Cresciuta in una famiglia cattolica in Germania, ha studiato teologia in Baviera e ha capito la sua vocazione: la preghiera interiore di Santa Teresa d’Avila la affascinava e ne fece la tesi. Il parroco le ricordò un viaggio giovanile in Svezia e presto giunse la decisione: entrare nel Carmelo.

La comunità di 13 suore vive nella clausura, con la preghiera contemplativa al centro: l’unione con Dio, spiegano, ha «conseguenze per il mondo», è forza curativa e penitenza per i peccati dell’umanità. Suor Elisabetta afferma:

«Molte persone hanno dimenticato Dio, molte hanno dimenticato Gesù e noi cerchiamo semplicemente di donarli».

Al tempo stesso, la giornata include lavori pratici come cucinare o confezionare abiti, sempre al servizio della ricerca interiore.

Il contatto con l’esterno è fortemente regolato: le visite familiari sono limitate a sette giorni l’anno, la comunicazione avviene soprattutto per lettera e i costi postali rendono qualche difficoltà. Nella Svezia odierna le religiose sono viste come qualcosa di «esotico»: si stima che vi siano tra le 100 e le 111 suore in tutto il Paese, su circa nove milioni di abitanti. Secondo suor Elisabetta, la difficoltà maggiore è la vita comunitaria, ma la bellezza più grande è la presenza di Gesù.

La scelta del Carmelo di Glumslöv, che cerca di vivere «il più vicino possibile» alle costituzioni originarie di santa Teresa, è stata determinante per lei: la concreta realizzazione dello studio teologico nella vita reale.

In un contesto scandinavo poco familiare al carisma contemplativo, anche l’attrazione dei giovani verso questa forma di vita segna una novità.

La testimonianza di suor Elisabetta ci aiuta a comprendere che la clausura non è fuga bensì dono — un silenzio generativo, che si apre al mondo attraverso l’amore nascosto.

Fonte e immagine

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Fonte: Vatican News

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