COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI – Anno C

il: 

28 Ottobre 2025

di: 

giovanni 2
giovanni 2

Immagine elaborata digitalmente

Letture: Gb 19, 1. 23-27a; Rm 5, 5-11; Gv 6, 37-40

La commemorazione delle nostre sorelle e dei nostri fratelli defunti ci chiama a contemplare il meraviglioso mistero della nostra comunione con loro, che già vivono nella pienezza del Regno di Dio.

CREDO LA VITA ETERNA

Gesù nei Vangeli non parla mai di “vita futura”, ma sempre di “vita eterna”. Gesù non estrania i credenti dal mondo, rimandandoli a un futuro extraterrestre. Gesù viene già ora a portarci la vita, a trasformare le nostre esistenze, a riempirle della sua gioia, della sua luce, della sua forza. Ma questa nuova realtà non sarà sconfitta o fermata dalla morte, ma continuerà per sempre. “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

IMMAGINI DELLA VITA ETERNA

Per esprimere la gioia immensa della vita eterna, la Bibbia usa immagini semplici e che diano un’idea, seppur pallida, dell’infinito di Dio.

Il cielo e le nubi: Dio è “èn toìs ouranòis”, “nei cieli” (Mt 6,9): è cioè diverso da noi, altro da noi. Egli è “il Santo”. La “santità” traduce l’ebraico qedushah, derivante da una radice che significa “separare”, “tagliare”. “I cieli”, così come “la santità”, richiamano l’assoluta alterità di Dio, la sua trascendenza. Altre volte la Bibbia ci presenta il mistero delle “nubi” per indicare la Presenza di Dio (Es 13,21-22; 14,19.24; Nm 9,18.22…. ). Certo, noi avvertiamo la Presenza di Dio nella nostra vita proprio come una nube, manifestazione reale ma velata: questa nube è insieme luce e tenebre (Es 14,20). Ma, alla fine della vita, l’aspetto “nebuloso” di Dio si dissolverà, e noi potremo vedere direttamente il suo volto e contemplarne la gloria.

Il paradiso: “L’antica versione greca della Bibbia, detta dei Settanta, e la tradizione cristiana hanno denominato il giardino di Gn 2,8; 4,16 con un termine raro di origine persiana: pairi-daeza, pardes in ebraico, paradeisos in greco, il nostro «paradiso». Il vocabolo rimandava a un giardino recintato, fertile e fiorito e, già nell’antica lingua mesopotamica, l’accadico pardesu indicava un «frutteto recintato»“ (G. Ravasi). “Eden” invece deriva babilonese edimu, che significa “steppa, deserto”: avremmo qui la tradizione, così tipica di popoli seminomadi, che il luogo di vita e di beatitudine sia da identificarsi in un’oasi nel deserto. Ma gli ebrei hanno interpretato la parola dalla radice dn, con significato di “delizie”. Ma “il giardino di Eden… in cui Dio colloca l’uomo secondo Gn 2,15 non è un luogo geografico, ma una situazione di rapporto e comunione con Dio: è Cristo, è la vita con Dio, la vita eterna a cui siamo chiamati” (E. Bianchi). “Il paradiso della Genesi è il Cristo stesso: Dio creò Adamo e lo collocò nel paradiso, cioè nel Cristo (Creavit Deus Adam et posuit eum in paradiso, id est in Christo)” (G. Martelet).

Il banchetto: Altra immagine usata per esprimere la gioia del Regno è quella del banchetto. In tempi in cui la fame era un’esperienza molto più consueta che oggi, l’abbondanza di cibo significa appagamento, vita, delizia. Ma i banchetti erano anche momenti forti di festa, di comunionalità, di intimità tra i partecipanti (Is 25,6-8; Mt 22,1-10; 8,11; Lc 16,19-31; 12,36).

Le nozze: Altre volte la beatitudine finale è raffigurata da una festa di nozze (Ap 19,6-9; 21,1-2). Il matrimonio è la massima espressione di amore umano, e nella Bibbia il tema della nuzialità è forse il più usato per esprimere il rapporto tra Dio e il suo popolo e tra Dio e l’uomo (Os 2,15-22; Os 3,1; Ger 3,1-3; Ez 16; 23; Is 62,1-5).

La pace cosmica: Talora la vita nel Regno è espressa come una pace cosmica, in cui non solo si vive in comunione con Dio, ma in cui vi sarà piena riconciliazione tra i popoli (Is 2,4; 9,4.6) e tra le generazioni (Zac 8,4-5). Tale concordia coinvolgerà tutte le creature della terra, animali compresi (Is 11,6-8).

La fine di ogni sofferenza: Il Regno sarà dimensione senza mali, di pura felicità (Is 65,17-23; 35,5-8; Ap 7,16-17; 21,4).

La gioia di Dio: Dio ci dice: “Entra nella gioia del tuo padrone” (Mt 25,21.23). “Entrare nella gioia” significa essere in comunione piena con Dio, che è solo felicità (Rm 14,17; Is 9,2…).

La Gerusalemme celeste: Coloro che saranno uniti a Cristo formeranno la comunità dei redenti, la “Città santa” di Dio (Ap 21,2). Sì, nella comunione dei Santi troveremo tutti quelli che abbiamo amato. Troveremo i nostri cari, i nostri figli e anche i nostri discendenti, perché nell’eternità di Dio, che è fuori dello spazio e del tempo, nel suo “eterno presente”, vedremo tutti gli uomini che anche verranno dopo di noi. E troveremo anche coloro che ci avevano fatto del male, i nostri “nemici”, ma l’Amore di Dio brucerà in noi ogni risentimento e avremo per loro solo perdono e affetto vero.

Una splendida Liturgia: L’Apocalisse di Giovanni, al termine delle Scritture, tenta un’ultima a grandiosa rappresentazione del Regno: una grande e solenne Liturgia. Al centro di essa c’è l’Agnello immolato, sgozzato ma “ritto in piedi” (Ap 5,6), cioè morto e risorto.

Stare con Dio: Ma il Paradiso sarà soprattutto la gioia immensa e ineffabile di stare con Dio. Quel Dio che abbiamo sempre cercato, desiderato, amato, su cui abbiamo giocato le nostre vite, finalmente lo vedremo a staremo con lui (Lv 26,11-12; Ez 37,27-28; Zac 8,8; Ap 21,3; 22,3-4; 1 Gv 3,1-3): “Andremo incontro al Signore e così saremo sempre con il Signore” (1 Ts 4,17).

“VIENI, SIGNORE!”

Bisogna allora vivere nell’attesa del Signore, “pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese” (Lc 12,35-36). E la morte non ci farà più paura: ma con lo Spirito e la sposa diremo: “Vieni!” (Ap 22,17) a Gesù, lo Sposo, che dice: “Sì, verrò presto” (Ap 22,20).

Fonte

Letture: Gb 19, 1. 23-27a; Rm 5, 5-11; Gv 6, 37-40

La commemorazione delle nostre sorelle e dei nostri fratelli defunti ci chiama a contemplare il meraviglioso mistero della nostra comunione con loro, che già vivono nella pienezza del Regno di Dio.

CREDO LA VITA ETERNA

Gesù nei Vangeli non parla mai di “vita futura”, ma sempre di “vita eterna”. Gesù non estrania i credenti dal mondo, rimandandoli a un futuro extraterrestre. Gesù viene già ora a portarci la vita, a trasformare le nostre esistenze, a riempirle della sua gioia, della sua luce, della sua forza. Ma questa nuova realtà non sarà sconfitta o fermata dalla morte, ma continuerà per sempre. “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

IMMAGINI DELLA VITA ETERNA

Per esprimere la gioia immensa della vita eterna, la Bibbia usa immagini semplici e che diano un’idea, seppur pallida, dell’infinito di Dio.

Il cielo e le nubi: Dio è “èn toìs ouranòis”, “nei cieli” (Mt 6,9): è cioè diverso da noi, altro da noi. Egli è “il Santo”. La “santità” traduce l’ebraico qedushah, derivante da una radice che significa “separare”, “tagliare”. “I cieli”, così come “la santità”, richiamano l’assoluta alterità di Dio, la sua trascendenza. Altre volte la Bibbia ci presenta il mistero delle “nubi” per indicare la Presenza di Dio (Es 13,21-22; 14,19.24; Nm 9,18.22…. ). Certo, noi avvertiamo la Presenza di Dio nella nostra vita proprio come una nube, manifestazione reale ma velata: questa nube è insieme luce e tenebre (Es 14,20). Ma, alla fine della vita, l’aspetto “nebuloso” di Dio si dissolverà, e noi potremo vedere direttamente il suo volto e contemplarne la gloria.

Il paradiso: “L’antica versione greca della Bibbia, detta dei Settanta, e la tradizione cristiana hanno denominato il giardino di Gn 2,8; 4,16 con un termine raro di origine persiana: pairi-daeza, pardes in ebraico, paradeisos in greco, il nostro «paradiso». Il vocabolo rimandava a un giardino recintato, fertile e fiorito e, già nell’antica lingua mesopotamica, l’accadico pardesu indicava un «frutteto recintato»“ (G. Ravasi). “Eden” invece deriva babilonese edimu, che significa “steppa, deserto”: avremmo qui la tradizione, così tipica di popoli seminomadi, che il luogo di vita e di beatitudine sia da identificarsi in un’oasi nel deserto. Ma gli ebrei hanno interpretato la parola dalla radice dn, con significato di “delizie”. Ma “il giardino di Eden… in cui Dio colloca l’uomo secondo Gn 2,15 non è un luogo geografico, ma una situazione di rapporto e comunione con Dio: è Cristo, è la vita con Dio, la vita eterna a cui siamo chiamati” (E. Bianchi). “Il paradiso della Genesi è il Cristo stesso: Dio creò Adamo e lo collocò nel paradiso, cioè nel Cristo (Creavit Deus Adam et posuit eum in paradiso, id est in Christo)” (G. Martelet).

Il banchetto: Altra immagine usata per esprimere la gioia del Regno è quella del banchetto. In tempi in cui la fame era un’esperienza molto più consueta che oggi, l’abbondanza di cibo significa appagamento, vita, delizia. Ma i banchetti erano anche momenti forti di festa, di comunionalità, di intimità tra i partecipanti (Is 25,6-8; Mt 22,1-10; 8,11; Lc 16,19-31; 12,36).

Le nozze: Altre volte la beatitudine finale è raffigurata da una festa di nozze (Ap 19,6-9; 21,1-2). Il matrimonio è la massima espressione di amore umano, e nella Bibbia il tema della nuzialità è forse il più usato per esprimere il rapporto tra Dio e il suo popolo e tra Dio e l’uomo (Os 2,15-22; Os 3,1; Ger 3,1-3; Ez 16; 23; Is 62,1-5).

La pace cosmica: Talora la vita nel Regno è espressa come una pace cosmica, in cui non solo si vive in comunione con Dio, ma in cui vi sarà piena riconciliazione tra i popoli (Is 2,4; 9,4.6) e tra le generazioni (Zac 8,4-5). Tale concordia coinvolgerà tutte le creature della terra, animali compresi (Is 11,6-8).

La fine di ogni sofferenza: Il Regno sarà dimensione senza mali, di pura felicità (Is 65,17-23; 35,5-8; Ap 7,16-17; 21,4).

La gioia di Dio: Dio ci dice: “Entra nella gioia del tuo padrone” (Mt 25,21.23). “Entrare nella gioia” significa essere in comunione piena con Dio, che è solo felicità (Rm 14,17; Is 9,2…).

La Gerusalemme celeste: Coloro che saranno uniti a Cristo formeranno la comunità dei redenti, la “Città santa” di Dio (Ap 21,2). Sì, nella comunione dei Santi troveremo tutti quelli che abbiamo amato. Troveremo i nostri cari, i nostri figli e anche i nostri discendenti, perché nell’eternità di Dio, che è fuori dello spazio e del tempo, nel suo “eterno presente”, vedremo tutti gli uomini che anche verranno dopo di noi. E troveremo anche coloro che ci avevano fatto del male, i nostri “nemici”, ma l’Amore di Dio brucerà in noi ogni risentimento e avremo per loro solo perdono e affetto vero.

Una splendida Liturgia: L’Apocalisse di Giovanni, al termine delle Scritture, tenta un’ultima a grandiosa rappresentazione del Regno: una grande e solenne Liturgia. Al centro di essa c’è l’Agnello immolato, sgozzato ma “ritto in piedi” (Ap 5,6), cioè morto e risorto.

Stare con Dio: Ma il Paradiso sarà soprattutto la gioia immensa e ineffabile di stare con Dio. Quel Dio che abbiamo sempre cercato, desiderato, amato, su cui abbiamo giocato le nostre vite, finalmente lo vedremo a staremo con lui (Lv 26,11-12; Ez 37,27-28; Zac 8,8; Ap 21,3; 22,3-4; 1 Gv 3,1-3): “Andremo incontro al Signore e così saremo sempre con il Signore” (1 Ts 4,17).

“VIENI, SIGNORE!”

Bisogna allora vivere nell’attesa del Signore, “pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese” (Lc 12,35-36). E la morte non ci farà più paura: ma con lo Spirito e la sposa diremo: “Vieni!” (Ap 22,17) a Gesù, lo Sposo, che dice: “Sì, verrò presto” (Ap 22,20).

Fonte

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