La luce delle opere
Letture: Is 58, 7-10; 1 Cor 2, 1-5; Mt 5, 13-16
Chiamati ad essere luce
Due domeniche fa le Letture ci invitavano ad accogliere con prontezza la grande luce che Gesù è venuto a portare nelle nostre tenebre (Is 8,23-9,3; Mt 4,12-23). Il Vangelo odierno ci chiama ad essere noi stessi, riempiti di Cristo, “luce del mondo” e “sale della terra” (Mt 5,13-16). Paolo esclamerà: “Ora siete luce nel Signore!” (Ef 5,8). È l’economia della salvezza: non siamo redenti per intimistica ed individuale soddisfazione, ma siamo salvati per salvare, illuminati per illuminare, consolati per consolare (1 Cor 2,14). È questa anche la dinamica di ogni Eucarestia: riempirsi del Signore per traboccarne ai fratelli. “Unendosi a Cristo, il Popolo della nuova Alleanza, lungi dal chiudersi in se stesso, diventa «sacramento» per l’umanità (Lumen gentium, n. 1), segno e strumento della salvezza operata da Cristo, luce del mondo e sale della terra (cfr Mt 5,13-16) per la redenzione di tutti (Lumen gentium, n. 9). La missione della Chiesa è in continuità con quella di Cristo: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21). Perciò dalla perpetuazione nell’Eucaristia del sacrificio della Croce e dalla comunione col corpo e con il sangue di Cristo la Chiesa trae la necessaria forza spirituale per compiere la sua missione” (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 22).
“Predicate il Vangelo in ogni momento e, se necessario, usate le parole” (S. Francesco)
Le Letture odierne ci specificano le modalità con cui dovrà svolgersi la nostra missione di essere sale e luce. Contro ogni integralismo, ogni pretesa egemonica, Paolo nella seconda Lettura ci invita ad una testimonianza nel segno del Crocifisso, con “debolezza e con molto timore e trepidazione”, rifiutando ogni sapienza e potenza mondana (1 Cor 2,1-5). E il Vangelo (Mt 5,13) e il brano di Isaia (Is 58,7-10) ci ricordano che la nostra luce non deve essere pretesa di comando o di guida, ma che deve essere “opere buone” (Mt 5,16), “spezzare il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, i senza tetto, vestire chi è nudo…, togliere di mezzo l’oppressione” (Is 58,7.9). Non siamo chiamati ad avere una risposta per tutto, a dire sempre la nostra: siamo chiamati ad un’ortoprassi di carità viva che incarni per gli altri l’Amore stesso di Dio, che porti i fratelli a sperimentare la sua tenerezza, a gustare la sua dolcezza, a farli cioè vivere in una dimensione eucaristica.
Un’economia eucaristica
Se l’Eucarestia è fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione” (Presbyterorum ordinis, n. 5), i credenti devono colorare della dimensione eucaristica non solo la realtà individuale ed ecclesiale, ma anche quella sociale. Essi devono cercare di costruire il mondo all’insegna eucaristica della gratuità, del dono, della condivisione. “Anche l’economia, la politica, le leggi della convivenza debbono essere determinate dalla realtà eucaristica, che è logica di accoglienza, condivisione, accessibilità per tutti dei beni spirituali, ma anche materiali della salvezza… Il cristiano dovrebbe proclamare, senza paura, che c’è bisogno di un’economia «eucaristica»… Si tratta, dunque, di ridisegnare i rapporti economici sul modello di Cristo, che è stato Eucarestia viva e ha reso gloria al Padre nello Spirito, annunciandone il Regno, guarendo i malati, sfamando gli affamati, offrendo la sua vita per la salvezza del mondo fino alla pro-esistenza irreversibile rivelata sul legno della croce” (A. Agnelli).
Annunciatori di Colui che è Amore (1 Gv 4,8), i cristiani dovranno innanzitutto esserne testimonianza visibile (Gv 13,35), ponendo nel mondo segni concreti del Regno che viene, cacciando i demoni, curando gli infermi, liberando gli oppressi, condividendo i beni con i poveri (Mc 6,3), costruendo un mondo migliore. Solo così gli uomini “renderanno gloria al Padre che è nei cieli” (Mt 5,16).
Fonte
V DOMENICA TEMPO ORDINARIO A
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La luce delle opere
Letture: Is 58, 7-10; 1 Cor 2, 1-5; Mt 5, 13-16
Chiamati ad essere luce
Due domeniche fa le Letture ci invitavano ad accogliere con prontezza la grande luce che Gesù è venuto a portare nelle nostre tenebre (Is 8,23-9,3; Mt 4,12-23). Il Vangelo odierno ci chiama ad essere noi stessi, riempiti di Cristo, “luce del mondo” e “sale della terra” (Mt 5,13-16). Paolo esclamerà: “Ora siete luce nel Signore!” (Ef 5,8). È l’economia della salvezza: non siamo redenti per intimistica ed individuale soddisfazione, ma siamo salvati per salvare, illuminati per illuminare, consolati per consolare (1 Cor 2,14). È questa anche la dinamica di ogni Eucarestia: riempirsi del Signore per traboccarne ai fratelli. “Unendosi a Cristo, il Popolo della nuova Alleanza, lungi dal chiudersi in se stesso, diventa «sacramento» per l’umanità (Lumen gentium, n. 1), segno e strumento della salvezza operata da Cristo, luce del mondo e sale della terra (cfr Mt 5,13-16) per la redenzione di tutti (Lumen gentium, n. 9). La missione della Chiesa è in continuità con quella di Cristo: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21). Perciò dalla perpetuazione nell’Eucaristia del sacrificio della Croce e dalla comunione col corpo e con il sangue di Cristo la Chiesa trae la necessaria forza spirituale per compiere la sua missione” (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 22).
“Predicate il Vangelo in ogni momento e, se necessario, usate le parole” (S. Francesco)
Le Letture odierne ci specificano le modalità con cui dovrà svolgersi la nostra missione di essere sale e luce. Contro ogni integralismo, ogni pretesa egemonica, Paolo nella seconda Lettura ci invita ad una testimonianza nel segno del Crocifisso, con “debolezza e con molto timore e trepidazione”, rifiutando ogni sapienza e potenza mondana (1 Cor 2,1-5). E il Vangelo (Mt 5,13) e il brano di Isaia (Is 58,7-10) ci ricordano che la nostra luce non deve essere pretesa di comando o di guida, ma che deve essere “opere buone” (Mt 5,16), “spezzare il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, i senza tetto, vestire chi è nudo…, togliere di mezzo l’oppressione” (Is 58,7.9). Non siamo chiamati ad avere una risposta per tutto, a dire sempre la nostra: siamo chiamati ad un’ortoprassi di carità viva che incarni per gli altri l’Amore stesso di Dio, che porti i fratelli a sperimentare la sua tenerezza, a gustare la sua dolcezza, a farli cioè vivere in una dimensione eucaristica.
Un’economia eucaristica
Se l’Eucarestia è fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione” (Presbyterorum ordinis, n. 5), i credenti devono colorare della dimensione eucaristica non solo la realtà individuale ed ecclesiale, ma anche quella sociale. Essi devono cercare di costruire il mondo all’insegna eucaristica della gratuità, del dono, della condivisione. “Anche l’economia, la politica, le leggi della convivenza debbono essere determinate dalla realtà eucaristica, che è logica di accoglienza, condivisione, accessibilità per tutti dei beni spirituali, ma anche materiali della salvezza… Il cristiano dovrebbe proclamare, senza paura, che c’è bisogno di un’economia «eucaristica»… Si tratta, dunque, di ridisegnare i rapporti economici sul modello di Cristo, che è stato Eucarestia viva e ha reso gloria al Padre nello Spirito, annunciandone il Regno, guarendo i malati, sfamando gli affamati, offrendo la sua vita per la salvezza del mondo fino alla pro-esistenza irreversibile rivelata sul legno della croce” (A. Agnelli).
Annunciatori di Colui che è Amore (1 Gv 4,8), i cristiani dovranno innanzitutto esserne testimonianza visibile (Gv 13,35), ponendo nel mondo segni concreti del Regno che viene, cacciando i demoni, curando gli infermi, liberando gli oppressi, condividendo i beni con i poveri (Mc 6,3), costruendo un mondo migliore. Solo così gli uomini “renderanno gloria al Padre che è nei cieli” (Mt 5,16).
Fonte
La luce delle opere
Letture: Is 58, 7-10; 1 Cor 2, 1-5; Mt 5, 13-16
Chiamati ad essere luce
Due domeniche fa le Letture ci invitavano ad accogliere con prontezza la grande luce che Gesù è venuto a portare nelle nostre tenebre (Is 8,23-9,3; Mt 4,12-23). Il Vangelo odierno ci chiama ad essere noi stessi, riempiti di Cristo, “luce del mondo” e “sale della terra” (Mt 5,13-16). Paolo esclamerà: “Ora siete luce nel Signore!” (Ef 5,8). È l’economia della salvezza: non siamo redenti per intimistica ed individuale soddisfazione, ma siamo salvati per salvare, illuminati per illuminare, consolati per consolare (1 Cor 2,14). È questa anche la dinamica di ogni Eucarestia: riempirsi del Signore per traboccarne ai fratelli. “Unendosi a Cristo, il Popolo della nuova Alleanza, lungi dal chiudersi in se stesso, diventa «sacramento» per l’umanità (Lumen gentium, n. 1), segno e strumento della salvezza operata da Cristo, luce del mondo e sale della terra (cfr Mt 5,13-16) per la redenzione di tutti (Lumen gentium, n. 9). La missione della Chiesa è in continuità con quella di Cristo: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21). Perciò dalla perpetuazione nell’Eucaristia del sacrificio della Croce e dalla comunione col corpo e con il sangue di Cristo la Chiesa trae la necessaria forza spirituale per compiere la sua missione” (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 22).
“Predicate il Vangelo in ogni momento e, se necessario, usate le parole” (S. Francesco)
Le Letture odierne ci specificano le modalità con cui dovrà svolgersi la nostra missione di essere sale e luce. Contro ogni integralismo, ogni pretesa egemonica, Paolo nella seconda Lettura ci invita ad una testimonianza nel segno del Crocifisso, con “debolezza e con molto timore e trepidazione”, rifiutando ogni sapienza e potenza mondana (1 Cor 2,1-5). E il Vangelo (Mt 5,13) e il brano di Isaia (Is 58,7-10) ci ricordano che la nostra luce non deve essere pretesa di comando o di guida, ma che deve essere “opere buone” (Mt 5,16), “spezzare il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, i senza tetto, vestire chi è nudo…, togliere di mezzo l’oppressione” (Is 58,7.9). Non siamo chiamati ad avere una risposta per tutto, a dire sempre la nostra: siamo chiamati ad un’ortoprassi di carità viva che incarni per gli altri l’Amore stesso di Dio, che porti i fratelli a sperimentare la sua tenerezza, a gustare la sua dolcezza, a farli cioè vivere in una dimensione eucaristica.
Un’economia eucaristica
Se l’Eucarestia è fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione” (Presbyterorum ordinis, n. 5), i credenti devono colorare della dimensione eucaristica non solo la realtà individuale ed ecclesiale, ma anche quella sociale. Essi devono cercare di costruire il mondo all’insegna eucaristica della gratuità, del dono, della condivisione. “Anche l’economia, la politica, le leggi della convivenza debbono essere determinate dalla realtà eucaristica, che è logica di accoglienza, condivisione, accessibilità per tutti dei beni spirituali, ma anche materiali della salvezza… Il cristiano dovrebbe proclamare, senza paura, che c’è bisogno di un’economia «eucaristica»… Si tratta, dunque, di ridisegnare i rapporti economici sul modello di Cristo, che è stato Eucarestia viva e ha reso gloria al Padre nello Spirito, annunciandone il Regno, guarendo i malati, sfamando gli affamati, offrendo la sua vita per la salvezza del mondo fino alla pro-esistenza irreversibile rivelata sul legno della croce” (A. Agnelli).
Annunciatori di Colui che è Amore (1 Gv 4,8), i cristiani dovranno innanzitutto esserne testimonianza visibile (Gv 13,35), ponendo nel mondo segni concreti del Regno che viene, cacciando i demoni, curando gli infermi, liberando gli oppressi, condividendo i beni con i poveri (Mc 6,3), costruendo un mondo migliore. Solo così gli uomini “renderanno gloria al Padre che è nei cieli” (Mt 5,16).
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