Salmo III DOMENICA DI PASQUA

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17 Aprile 2026

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carlo miglietta - commenti al salmo della domenica
carlo miglietta – commenti al salmo della domenica

Salmo 15

1. Il principio ordinatore del Salmo 15, come di molti Salmi, è dato dalla caratteristica della poesia biblica ebraica, il parallelismo: nella sua forma più semplice, la seconda parte del versetto ripete con altre parole quanto espresso nella prima.

Vi si possono individuare almeno cinque parti.

a) Nei vv. 1-2 c’è la fiduciosa richiesta di protezione rivolta al Signore da parte di chi prega.

b) Nei vv. 3-4, una probabile aggiunta successiva, proprio perché Dio è percepito come reale sicurezza, l’orante rifiuta tutti riti e le pratiche delle religioni straniere.

c) Segue la testimonianza di una duplice esperienza di Dio: quella del Signore percepito come sommo bene (vv. 5-6)

d) e quella in cui Dio è guida sicura delle nostre vite (vv. 7-8).

e) I vv. 9-10 esprimono la gioia immensa di chi sa che non solo la vita in Dio ha un senso, ma anche la morte, perché abbiamo la sicurezza che Dio non abbandonerà la nostra vita nel sepolcro ma ci porterà alla vita eterna, alla gioia piena nella sua presenza, alla dolcezza senza fine accanto a lui.

2. Al v. 10 l’azione divina di salvezza si concretizza nel non abbandonare la vita dell’orante allo šᵉʾôl, termine ebraico reso in italiano con “inferi” o “sepolcro”. Lo šᵉʾôl, luogo della morte, che può trasformare la vita in morte con malattie, infelicità, colpa, odio, guerra e altri mali, davanti al Dio vivente deve ritirarsi. Il fedele che si lascia condurre e tenere per mano dal Signore non viene né abbandonato, né lasciato cadere nella “fossa”; in questo senso egli non “vedrà” la “fossa” (šaḥaṯ) che è una trappola per la vita. L’amore di Dio, per il credente, si dimostra una forza contro la paura della morte, anzi contro la morte stessa in quanto distruttrice della vita vissuta e amata.

3. Chi vive in comunione con il Signore, vive “in sicurezza”. Tale confessione spalanca la porta a un’indistruttibile comunione di vita con Dio, vale a dire con una vita veramente “eterna”.

Fonte

Salmo 15

1. Il principio ordinatore del Salmo 15, come di molti Salmi, è dato dalla caratteristica della poesia biblica ebraica, il parallelismo: nella sua forma più semplice, la seconda parte del versetto ripete con altre parole quanto espresso nella prima.

Vi si possono individuare almeno cinque parti.

a) Nei vv. 1-2 c’è la fiduciosa richiesta di protezione rivolta al Signore da parte di chi prega.

b) Nei vv. 3-4, una probabile aggiunta successiva, proprio perché Dio è percepito come reale sicurezza, l’orante rifiuta tutti riti e le pratiche delle religioni straniere.

c) Segue la testimonianza di una duplice esperienza di Dio: quella del Signore percepito come sommo bene (vv. 5-6)

d) e quella in cui Dio è guida sicura delle nostre vite (vv. 7-8).

e) I vv. 9-10 esprimono la gioia immensa di chi sa che non solo la vita in Dio ha un senso, ma anche la morte, perché abbiamo la sicurezza che Dio non abbandonerà la nostra vita nel sepolcro ma ci porterà alla vita eterna, alla gioia piena nella sua presenza, alla dolcezza senza fine accanto a lui.

2. Al v. 10 l’azione divina di salvezza si concretizza nel non abbandonare la vita dell’orante allo šᵉʾôl, termine ebraico reso in italiano con “inferi” o “sepolcro”. Lo šᵉʾôl, luogo della morte, che può trasformare la vita in morte con malattie, infelicità, colpa, odio, guerra e altri mali, davanti al Dio vivente deve ritirarsi. Il fedele che si lascia condurre e tenere per mano dal Signore non viene né abbandonato, né lasciato cadere nella “fossa”; in questo senso egli non “vedrà” la “fossa” (šaḥaṯ) che è una trappola per la vita. L’amore di Dio, per il credente, si dimostra una forza contro la paura della morte, anzi contro la morte stessa in quanto distruttrice della vita vissuta e amata.

3. Chi vive in comunione con il Signore, vive “in sicurezza”. Tale confessione spalanca la porta a un’indistruttibile comunione di vita con Dio, vale a dire con una vita veramente “eterna”.

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