XXXII Domenica del Tempo Ordinario – Letture: Sap 6,12-16; 1 Tess 4,13-18; Mt 25,1-13

2 Novembre 2026

matteo

Nell’attesa della tua venuta

La prima comunità cristiana attendeva come imminente il ritorno del Signore: Gesù infatti aveva annunciato: “Vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo Regno” (Mt 16,28; cfr 23,36). Paolo scrive ai Tessalonicesi, verso il 50 d. C.: “Noi che viviamo, e che saremo ancora in vita per la venuta del Signore…, noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti… tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore” (prima Lettura: 1 Ts 4,15.17; cfr 1 Cor 7,24.29-31; Gc 5,7-8). Ma il tempo passa… e il Signore non viene! La prima comunità cristiana entra in una crisi drammatica: i “santi di Dio”, gli “eletti” fanno esperienza del peccato, anzi della stessa morte, senza avere visto l’arrivo del Signore. “Schernitori beffardi” cominciano a dire: “Dov’è la promessa della sua venuta?” (2 Pt 3,3-4). E si tentano varie risposte: il Signore ritarda perché mangiamo l’Eucarestia senza riconoscere nei poveri il corpo di Cristo (1 Cor 11,29-30), perché prima deve rivelarsi l’apostasia finale (2 Ts 2,1-8), perché nella sua misericordia Dio attende la nostra conversione (2 Pt 3,9).

Si comincia però a dire che “quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre” (Mt 24,36). Al momento dell’Ascensione, Gesù afferma: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta” (At 1,6-7).

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Nella Chiesa allora comincia a subentrare un certo lassismo. Matteo, da pastore sollecito e attento all’etica, insiste sull’esigenza di una vigilanza perseverante (le tre parabole di Mt 24,45-25,30). Nella parabola del Vangelo odierno (Mt 25,1-13) ci sono numerosi elementi inverosimili: le vergini accompagnano lo sposo e non la sposa, la sposa non è mai nominata, il sonno delle ragazze, l’acquisto di olio di notte, la durezza dello sposo, la chiusura della sala del banchetto. Ma il tema è simbolico: le dieci vergini (“parthènoi”) rappresentano la Chiesa, formata da prudenti e da stolti, ma che nella sua globalità è la Sposa del Signore (2 Cor 11,2; Ef 5,23-27), che è lo Sposo (“ho nymphios”) per eccellenza (Mt 4,19; 5,48; 9,15; 22,11; 2 Cor 11,2; Ef 5,23-27…); l’invito evangelico è a vivere sempre in attesa fedele e prudente (Mt 24,45) della venuta dello Sposo.

Il messaggio è di immensa fiducia: ad un mondo che ormai non crede più nell’aldilà, viene ribadito con forza che la vita non finisce su questa terra, ma Dio la continua per noi nel suo Regno. I cristiani proclamano infatti che “Cristo è… risuscitato, e così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà… insieme con lui”; quindi essi non devono “continuare ad affliggersi come gli altri che non hanno speranza” (prima Lettura: 1 Tess 4,13-14). In questa rivelazione i credenti trovano la gioia anche nella sofferenza, l’ottimismo nella tribolazione, la forza del dono totale, il senso del loro impegno tra gli uomini, la spinta alla lotta per un mondo più giusto, la serenità di fronte al martirio.

“L’acclamazione che il popolo pronuncia dopo la consacrazione opportunamente si conclude manifestando la proiezione escatologica che contrassegna la Celebrazione eucaristica (cfr1 Cor 11,26): «nell’attesa della tua venuta». L’Eucaristia è tensione verso la meta, pregustazione della gioia piena promessa da Cristo (cfr Gv 15,11); in certo senso, essa è anticipazione del Paradiso, «pegno della gloria futura» (Solennità del Ss.mo Corpo e Sangue di Cristo, antifona al Magnificat dei II Vespri). Tutto, nell’Eucaristia, esprime l’attesa fiduciosa che «si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo» (Messale Romano, Embolismo dopo il Padre nostro)” (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, 2003, n. 18).

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