America, USA | I Vescovi contro il pregiudizio razziale

22 Luglio 2026

L'appello dei vescovi in Usa contro la discriminazione razziale
La Conferenza Episcopale degli USA lancia un appello contro i pregiudizi durante i controlli sull’immigrazione

Dietro ogni frontiera c’è una persona

Ci sono parole che, in tempi di paura, diventano necessarie. Parole capaci di ricordare ciò che rischiamo di dimenticare: dietro ogni documento, ogni frontiera, ogni procedura amministrativa c’è una persona. Un volto. Una storia. Una vita.

È questo il cuore dell’intervento dei vescovi statunitensi Daniel Elias Garcia e Brendan John Cahill, che hanno chiesto la fine del pregiudizio razziale e della retorica disumanizzante nei controlli legati all’immigrazione.

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Due morti e molte domande

La presa di posizione arriva dopo due recenti episodi mortali avvenuti durante interventi dell’Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale statunitense incaricata dei controlli sull’immigrazione.

Il 7 luglio, a Houston, è morto Lorenzo Salgado Araujo, 52 anni, di origini messicane. Il 13 luglio, a Biddeford, nel Maine, ha perso la vita Joan Sebastián Durán Guerrero, giovane di origini colombiane.

Le loro morti hanno provocato dolore, proteste e nuove domande sulla modalità con cui vengono condotti i controlli.

La sicurezza non può cancellare la dignità

La Chiesa cattolica non nega il ruolo delle autorità civili e il diritto degli Stati a governare i propri confini. Ma ricorda una verità che non può essere sospesa: anche la legge deve essere applicata in modo umano. Nessuna situazione giuridica può cancellare la dignità di una persona.

Nessun essere umano può diventare soltanto un “immigrato irregolare”, un numero, un sospetto, un bersaglio.

La profilazione razziale, denunciano i vescovi, alimenta paura, distrugge la fiducia e può produrre conseguenze ingiuste e tragiche. Quando una persona viene giudicata prima ancora di essere ascoltata, quando il colore della pelle o l’origine diventano motivo di sospetto, la società si allontana dalla giustizia.

La misericordia riconosce il volto dell’altro

È qui che si inserisce, con forza, l’opera di misericordia del dare da mangiare agli affamati: non solo nutrire il corpo, ma riconoscere il bisogno dell’altro e restituirgli dignità. Anche chi attraversa una frontiera, anche chi vive senza documenti regolari, anche chi è guardato con diffidenza ha fame di sicurezza, di rispetto, di giustizia.

La misericordia non chiede di ignorare le regole. Chiede che nessuna regola diventi disumana. Perché una società si misura soprattutto dal modo in cui tratta i più vulnerabili. E ogni volta che un essere umano viene ridotto a una minaccia, perdiamo qualcosa della nostra stessa umanità.

Foto di Metin Ozer su Unsplash

Fonte: Vatican News

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