Il 21 ottobre, la Giornata mondiale dell’ascolto ci invita a riscoprire il valore di una presenza autentica. Ascoltare significa accogliere le persone, comprendere le situazioni e lasciarsi raggiungere dalle ferite di un mondo che chiede attenzione, solidarietà e misericordia.
Oltre il rumore, incontrare l’altro
Viviamo in un tempo in cui tutti possono parlare, ma non tutti riescono a essere ascoltati. Le parole si moltiplicano, le notizie si rincorrono, le comunicazioni sono immediate. Eppure, spesso manca proprio ciò che rende possibile un incontro autentico: la disponibilità a fermarsi e a dare spazio all’altro.
La Giornata mondiale dell’ascolto è stata inaugurata nel 2007 dalla Federazione internazionale dell’ascolto (IFHOH), impegnata a rappresentare gli interessi delle persone con difficoltà uditive. La prima celebrazione si è svolta nel 2008 in Brasile e l’iniziativa si è successivamente diffusa in diversi Paesi. Si tratta di un appuntamento che richiama il valore fondamentale della comunicazione e la necessità di superare le barriere che impediscono alle persone di partecipare pienamente alla vita sociale.
Ma ascoltare non riguarda soltanto l’udito. È un atteggiamento interiore che coinvolge tutta la persona: richiede attenzione, rispetto, pazienza e la capacità di sospendere il giudizio. Significa non preparare subito una risposta, non imporre una soluzione e non pensare di conoscere già la storia di chi abbiamo davanti.
Dalle relazioni quotidiane alle ferite del mondo
L’ascolto comincia vicino a noi. Nelle famiglie, dove un silenzio può nascondere una richiesta d’aiuto; tra i giovani, che cercano adulti capaci di accogliere le loro domande senza liquidarle come semplici capricci; nelle comunità, dove la solitudine può restare invisibile anche in mezzo a tante persone.
Il nostro orecchio deve sapersi aprire anche alle realtà più lontane. Le guerre, le migrazioni forzate, la fame, le persecuzioni e le disuguaglianze non sono soltanto notizie da scorrere distrattamente. Dietro ogni cifra ci sono volti, nomi, famiglie e speranze di futuro. Ascoltare significa cercare le testimonianze, comprendere i contesti, dare voce a chi non ne ha e non assuefarsi al dolore altrui.
Non possiamo essere presenti ovunque, ma possiamo scegliere di non cedere all’indifferenza. Possiamo informarci con responsabilità, sostenere chi opera sul campo nelle situazioni più complesse e trasformare ciò che abbiamo compreso in azioni concrete di vicinanza e condivisione.
Un cuore che non si chiude
Per chi vive l’impegno delle opere di misericordia, percorso promosso ogni giorno da spazio + spadoni, l’ascolto è la vera porta d’ingresso dell’azione solidale. Prima di aiutare, occorre comprendere; prima di consolare, bisogna fare spazio al dolore; prima di giudicare, è necessario conoscere la storia dell’altro. La misericordia germoglia quando riconosciamo che ogni essere umano custodisce una dignità inalienabile.
Cosa possiamo fare oggi, nella pratica quotidiana? Spegnere lo smartphone durante un colloquio, dedicare tempo a chi si sente solo, ascoltare senza interrompere e prestare attenzione a chi non trova voce nella società. Significa guardare oltre i nostri confini abituali, lasciandoci interrogare dalle sofferenze del mondo.
Ascoltare davvero non vuol dire possedere tutte le risposte. Vuol dire coltivare un cuore aperto, capace di accogliere il grido dell’altro per trasformarlo in responsabilità, reciprocità e speranza.
Italia


