Misericordia Camaiore e Lido | Intervista a Lorenzo Luigi D’Andrea: arte, misericordia e “riEvoluzione”

L'artista Lorenzo Luigi D'Andrea
A Camaiore, il maestro Lorenzo Luigi D’Andrea – pittore, scultore e architetto – ha dato forma visiva a un percorso spirituale che unisce tradizione e contemporaneità. Le quattordici opere realizzate rappresentano il cuore artistico e simbolico dell’intero progetto
In prossimità dell’inaugurazione del 18 aprile della Chiesa del Suffragio, lo abbiamo incontrato per approfondire il significato del suo lavoro
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Maestro D’Andrea, le sue opere saranno al centro dell’inaugurazione. Che significato ha per lei questo progetto?
È un progetto che considero profondamente umano prima ancora che artistico. Quando mi è stato proposto da Aldo Intaschi, Governatore della Misericordia di Camaiore e Lido, di lavorare sulle opere di misericordia per la Chiesa del Suffragio e delle Opere di Misericordia, ho percepito subito una responsabilità importante: non si trattava semplicemente di realizzare opere, ma di dare forma a valori universali, radicati nella storia ma ancora estremamente attuali.
Il fatto che queste opere siano al centro dell’inaugurazione del 18 aprile mi emoziona, perché significa che l’arte torna ad avere un ruolo vivo nella comunità.
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Lei è un artista poliedrico, con esperienze anche a livello nazionale e internazionale. In che modo il suo percorso ha influenzato questo lavoro?
Nel mio percorso ho avuto la possibilità di lavorare in contesti diversi, sia in Italia che all’estero, confrontandomi con linguaggi artistici e culturali differenti. Ho realizzato opere pubbliche, installazioni e interventi architettonici che mi hanno insegnato a dialogare con lo spazio e con le persone.
Questa esperienza mi ha aiutato molto anche in questo progetto: le opere non sono pensate come elementi isolati, ma come parte di un insieme, di un racconto che si sviluppa all’interno della Chiesa.
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Lei ha realizzato le quattordici opere di misericordia, sia spirituali che corporali. Qual è il filo conduttore che le unisce?
Il filo conduttore è la “riEvoluzione” delle opere di misericordia, l’ho scoperto con il movimento spazio + spadoni.
Non una semplice rilettura, ma un processo che tiene insieme radice e trasformazione.
Le opere spirituali e corporali sono state spesso rappresentate in modo tradizionale, con iconografie consolidate. Io ho cercato di mantenere quel riferimento, ma allo stesso tempo di reinterpretarlo in chiave contemporanea.
La “riEvoluzione” sta proprio in questo: riportare questi gesti nel presente, renderli riconoscibili nella vita quotidiana di oggi. Non sono azioni lontane o astratte, ma esperienze che riguardano ciascuno di noi.
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Cosa caratterizza, dal punto di vista stilistico e concettuale, queste opere?
Direi tre elementi principali: essenzialità, relazione e luce. Ho lavorato molto sulla sintesi, evitando il superfluo per arrivare a immagini che fossero immediate ma non banali. Ogni opera è pensata per creare una relazione con chi la osserva, non solo estetica ma anche emotiva e spirituale.
La luce, poi, è un elemento fondamentale: non solo come componente tecnica, ma come simbolo. La misericordia, in fondo, è sempre un passaggio dalla chiusura all’apertura, dall’ombra alla luce.
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Perché ha scelto di mettere in evidenza prima le opere di misericordia spirituali e poi quelle corporali?
È stata una scelta precisa. Credo che oggi ci sia un grande bisogno di recuperare la dimensione interiore. Le opere spirituali parlano di ascolto, di comprensione, di perdono: sono azioni invisibili, ma fondamentali. Senza queste, anche le opere corporali rischiano di diventare gesti vuoti.
Mettere prima le spirituali significa sottolineare che tutto nasce da un atteggiamento del cuore e della mente. Solo dopo viene l’azione concreta.
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Come si è avvicinato al tema della misericordia?
Non è stato un avvicinamento improvviso. È un tema che ho incontrato più volte nel mio percorso, anche se in forme diverse. Negli ultimi anni ho sentito sempre più l’esigenza di lavorare su contenuti che avessero una dimensione etica, oltre che estetica.
La misericordia mi ha colpito perché è un concetto semplice ma profondissimo. Non è solo un valore religioso: è un modo di stare al mondo. E credo che oggi, in una società spesso frammentata, sia un tema estremamente attuale.
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Che ruolo può avere l’arte oggi in un contesto come questo?
L’arte può essere un ponte. Può aiutare a creare connessioni tra le persone, tra passato e presente, tra dimensione spirituale e quotidiana. In un luogo come la Chiesa del Suffragio e delle Opere di Misericordia, questo ruolo è ancora più evidente. Centrale.
Se anche una sola persona, entrando, si fermerà a riflettere o si sentirà coinvolta da una delle opere, allora il lavoro avrà avuto senso.
Un ultimo pensiero per la comunità di Camaiore?
Mi auguro che queste opere possano essere vissute, non solo osservate. Che diventino parte della vita della comunità, stimolo per nuove riflessioni e nuovi gesti. La misericordia non è qualcosa da contemplare, ma da praticare ogni giorno. Saranno il faro per la confraternita di Misericordia di Camaiore e Lido.
E se l’arte può contribuire, anche solo in parte, a questo percorso, allora ha raggiunto il suo obiettivo.
Immagine
- Misericordia di Camaiore e Lido
A Camaiore, il maestro Lorenzo Luigi D’Andrea – pittore, scultore e architetto – ha dato forma visiva a un percorso spirituale che unisce tradizione e contemporaneità. Le quattordici opere realizzate rappresentano il cuore artistico e simbolico dell’intero progetto
In prossimità dell’inaugurazione del 18 aprile della Chiesa del Suffragio, lo abbiamo incontrato per approfondire il significato del suo lavoro
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Maestro D’Andrea, le sue opere saranno al centro dell’inaugurazione. Che significato ha per lei questo progetto?
È un progetto che considero profondamente umano prima ancora che artistico. Quando mi è stato proposto da Aldo Intaschi, Governatore della Misericordia di Camaiore e Lido, di lavorare sulle opere di misericordia per la Chiesa del Suffragio e delle Opere di Misericordia, ho percepito subito una responsabilità importante: non si trattava semplicemente di realizzare opere, ma di dare forma a valori universali, radicati nella storia ma ancora estremamente attuali.
Il fatto che queste opere siano al centro dell’inaugurazione del 18 aprile mi emoziona, perché significa che l’arte torna ad avere un ruolo vivo nella comunità.
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Lei è un artista poliedrico, con esperienze anche a livello nazionale e internazionale. In che modo il suo percorso ha influenzato questo lavoro?
Nel mio percorso ho avuto la possibilità di lavorare in contesti diversi, sia in Italia che all’estero, confrontandomi con linguaggi artistici e culturali differenti. Ho realizzato opere pubbliche, installazioni e interventi architettonici che mi hanno insegnato a dialogare con lo spazio e con le persone.
Questa esperienza mi ha aiutato molto anche in questo progetto: le opere non sono pensate come elementi isolati, ma come parte di un insieme, di un racconto che si sviluppa all’interno della Chiesa.
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Lei ha realizzato le quattordici opere di misericordia, sia spirituali che corporali. Qual è il filo conduttore che le unisce?
Il filo conduttore è la “riEvoluzione” delle opere di misericordia, l’ho scoperto con il movimento spazio + spadoni.
Non una semplice rilettura, ma un processo che tiene insieme radice e trasformazione.
Le opere spirituali e corporali sono state spesso rappresentate in modo tradizionale, con iconografie consolidate. Io ho cercato di mantenere quel riferimento, ma allo stesso tempo di reinterpretarlo in chiave contemporanea.
La “riEvoluzione” sta proprio in questo: riportare questi gesti nel presente, renderli riconoscibili nella vita quotidiana di oggi. Non sono azioni lontane o astratte, ma esperienze che riguardano ciascuno di noi.
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Cosa caratterizza, dal punto di vista stilistico e concettuale, queste opere?
Direi tre elementi principali: essenzialità, relazione e luce. Ho lavorato molto sulla sintesi, evitando il superfluo per arrivare a immagini che fossero immediate ma non banali. Ogni opera è pensata per creare una relazione con chi la osserva, non solo estetica ma anche emotiva e spirituale.
La luce, poi, è un elemento fondamentale: non solo come componente tecnica, ma come simbolo. La misericordia, in fondo, è sempre un passaggio dalla chiusura all’apertura, dall’ombra alla luce.
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Perché ha scelto di mettere in evidenza prima le opere di misericordia spirituali e poi quelle corporali?
È stata una scelta precisa. Credo che oggi ci sia un grande bisogno di recuperare la dimensione interiore. Le opere spirituali parlano di ascolto, di comprensione, di perdono: sono azioni invisibili, ma fondamentali. Senza queste, anche le opere corporali rischiano di diventare gesti vuoti.
Mettere prima le spirituali significa sottolineare che tutto nasce da un atteggiamento del cuore e della mente. Solo dopo viene l’azione concreta.
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Come si è avvicinato al tema della misericordia?
Non è stato un avvicinamento improvviso. È un tema che ho incontrato più volte nel mio percorso, anche se in forme diverse. Negli ultimi anni ho sentito sempre più l’esigenza di lavorare su contenuti che avessero una dimensione etica, oltre che estetica.
La misericordia mi ha colpito perché è un concetto semplice ma profondissimo. Non è solo un valore religioso: è un modo di stare al mondo. E credo che oggi, in una società spesso frammentata, sia un tema estremamente attuale.
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Che ruolo può avere l’arte oggi in un contesto come questo?
L’arte può essere un ponte. Può aiutare a creare connessioni tra le persone, tra passato e presente, tra dimensione spirituale e quotidiana. In un luogo come la Chiesa del Suffragio e delle Opere di Misericordia, questo ruolo è ancora più evidente. Centrale.
Se anche una sola persona, entrando, si fermerà a riflettere o si sentirà coinvolta da una delle opere, allora il lavoro avrà avuto senso.
Un ultimo pensiero per la comunità di Camaiore?
Mi auguro che queste opere possano essere vissute, non solo osservate. Che diventino parte della vita della comunità, stimolo per nuove riflessioni e nuovi gesti. La misericordia non è qualcosa da contemplare, ma da praticare ogni giorno. Saranno il faro per la confraternita di Misericordia di Camaiore e Lido.
E se l’arte può contribuire, anche solo in parte, a questo percorso, allora ha raggiunto il suo obiettivo.
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