Betlemme | Un orfanotrofio per i piccoli senza famiglia

Fonte: Vatican News
Su Vatican News, le Figlie della Carità di San Vincenzo De’ Paoli e l’opera nell’orfanotrofio della Sacra Famiglia
- Una casa di amore per i piccoli rifiutati
- Accoglienza, cure e crescita nella Crèche
- La Provvidenza in azione attraverso la comunità
- Una famiglia attesa e il dono della solidarietà
1. Una casa di amore per i piccoli rifiutati
A Betlemme, l’orfanotrofio della “Sacra Famiglia”, gestito dalle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, è un luogo dove i bambini fino a sei anni, orfani o abbandonati, trovano accoglienza, affetto e cura quotidiana. Tra giochi, risate e l’energia vivace, emerge un senso profondo di tenerezza e di attenzione personalizzata, mentre le religiose accompagnano i bimbi nella scoperta dell’affetto umano e della speranza dopo esperienze di abbandono e fragilità.
2. Accoglienza, cure e crescita nella Crèche
La struttura accoglie circa 45 bambini residenti e offre un servizio di day care per altri 35 piccoli, figli di famiglie povere che lavorano durante il giorno. Organizzata con cucina, mensa, cappella, dormitori, aule e spazi gioco, la Crèche suddivide i bambini per età e garantisce cibo, educazione e cure grazie all’impegno di un’équipe di circa 70 persone tra suore, educatori, medici e volontari. L’accoglienza non è solo materiale: le religiose offrono relazioni di fiducia, stabilità e affetto in un ambiente strutturato ma familiare.
3. La Provvidenza in azione attraverso la comunità
Le suore chiamano “mani bianche” la rete di sostegno che consente di mantenere la missione attiva: pellegrini, donatori locali, israeliani e famiglie palestinesi contribuiscono con cibo, vestiario, giocattoli e donazioni economiche. Questo sostegno, pur limitato e in costante bisogno, testimonia come la Provvidenza si manifesti attraverso piccoli e grandi gesti di solidarietà. Le Figlie della Carità ricordano che questa presenza affidata alla comunità è essenziale per continuare a offrire dignità, amore e cura ai bambini accolti.
4. Una famiglia attesa e il dono della solidarietà
Le religiose sottolineano che, pur garantendo accoglienza e sostegno quotidiano, il desiderio più profondo dei bambini resta quello di avere una famiglia. L’adozione è proibita nella realtà locale, e questo rende l’esperienza di crescita fuori dal nucleo familiare ancora più complessa. Tuttavia, la catena di affetto e cura – tra volontari, medici, pellegrini e cittadini – diventa un simbolo di speranza per un futuro di relazioni autentiche e di umanità riconosciuta. Così, l’esperienza della Crèche della Sacra Famiglia si pone come segno concreto di carità che sfida l’indifferenza e rinnova la dignità dei più vulnerabili.
Fonte e immagine
Su Vatican News, le Figlie della Carità di San Vincenzo De’ Paoli e l’opera nell’orfanotrofio della Sacra Famiglia
- Una casa di amore per i piccoli rifiutati
- Accoglienza, cure e crescita nella Crèche
- La Provvidenza in azione attraverso la comunità
- Una famiglia attesa e il dono della solidarietà
1. Una casa di amore per i piccoli rifiutati
A Betlemme, l’orfanotrofio della “Sacra Famiglia”, gestito dalle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, è un luogo dove i bambini fino a sei anni, orfani o abbandonati, trovano accoglienza, affetto e cura quotidiana. Tra giochi, risate e l’energia vivace, emerge un senso profondo di tenerezza e di attenzione personalizzata, mentre le religiose accompagnano i bimbi nella scoperta dell’affetto umano e della speranza dopo esperienze di abbandono e fragilità.
2. Accoglienza, cure e crescita nella Crèche
La struttura accoglie circa 45 bambini residenti e offre un servizio di day care per altri 35 piccoli, figli di famiglie povere che lavorano durante il giorno. Organizzata con cucina, mensa, cappella, dormitori, aule e spazi gioco, la Crèche suddivide i bambini per età e garantisce cibo, educazione e cure grazie all’impegno di un’équipe di circa 70 persone tra suore, educatori, medici e volontari. L’accoglienza non è solo materiale: le religiose offrono relazioni di fiducia, stabilità e affetto in un ambiente strutturato ma familiare.
3. La Provvidenza in azione attraverso la comunità
Le suore chiamano “mani bianche” la rete di sostegno che consente di mantenere la missione attiva: pellegrini, donatori locali, israeliani e famiglie palestinesi contribuiscono con cibo, vestiario, giocattoli e donazioni economiche. Questo sostegno, pur limitato e in costante bisogno, testimonia come la Provvidenza si manifesti attraverso piccoli e grandi gesti di solidarietà. Le Figlie della Carità ricordano che questa presenza affidata alla comunità è essenziale per continuare a offrire dignità, amore e cura ai bambini accolti.
4. Una famiglia attesa e il dono della solidarietà
Le religiose sottolineano che, pur garantendo accoglienza e sostegno quotidiano, il desiderio più profondo dei bambini resta quello di avere una famiglia. L’adozione è proibita nella realtà locale, e questo rende l’esperienza di crescita fuori dal nucleo familiare ancora più complessa. Tuttavia, la catena di affetto e cura – tra volontari, medici, pellegrini e cittadini – diventa un simbolo di speranza per un futuro di relazioni autentiche e di umanità riconosciuta. Così, l’esperienza della Crèche della Sacra Famiglia si pone come segno concreto di carità che sfida l’indifferenza e rinnova la dignità dei più vulnerabili.
Fonte e immagine

Fonte: Vatican News


