Opere di misericordia ai nostri giorni: mettere a disposizione una casa

Foto di Stocker LL su Unsplash
Da don Vito Vacca, fidei donum rientrato dopo diversi anni in missione, una riflessione sull’emergenza abitativa dei senza fissa dimora
Sono in tanti a non avere una casa e a vivere per strada, a Roma come in tutte le grandi metropoli del mondo. Le cause sono diverse: talvolta scelte sbagliate o comportamenti irresponsabili, talvolta semplicemente sfortuna, e molto spesso l’impossibilità di trovare un alloggio a costi accessibili.
Una delle tradizionali opere di misericordia recita: “alloggiare i pellegrini”. Oggi un’opera di misericordia potrebbe essere qualcosa di molto concreto: ad esempio, per chi possiede un appartamento in più, metterlo a disposizione di chi non ha una casa. Può sembrare eccessivo, certo. Allora, almeno potresti pensare di affittarlo a un prezzo accessibile, rinunciando a guadagni maggiori pur di aiutare qualcuno.
È vero: di questi tempi, potrai sempre trovare chi può pagare di più, e chi non può… si arrangi. Ma non possiamo pensare che tutto ricada sulla Caritas o su realtà di volontariato.
In Terra Santa, la Chiesa cerca di costruire delle case per non costringere le famiglie a partire alla ventura. Mi chiedo spesso perché le istituzioni pubbliche anche in Italia non investano seriamente nella costruzione di migliaia di alloggi da affittare a prezzi sostenibili. Sarebbe un servizio essenziale e, se gestito con intelligenza, potrebbe perfino essere economicamente vantaggioso.
Eppure, al di là delle responsabilità politiche, resta una domanda personale che nessuno può evitare: che cosa, concretamente, attira la mia misericordia? Sono disposto a condividere con chi è nel bisogno?
In ogni caso, il cristiano dovrebbe assaporare la gioia di donare o mettere a disposizione di qualcuno più bisognoso un suo bene guadagnato con la propria bravura! Devo confessare che non è affatto semplice. Aiutare i poveri materialmente è difficile e richiede molto discernimento per non peggiorare la situazione! Detto ciò mi domando cosa fanno in Italia i numerosissimi appartamenti vuoti che superano di gran lunga il numero dei senza dimora: forse si potrebbe trovare una via per risolvere il problema.
Le storie di chi è senza fissa dimora sono tante e diverse:
– Un tale è stato buttato fuori casa dalla moglie invaghitasi di un giovane più attraente (e spesso la giustizia umana non contempla situazioni di indigenza anche da parte dell’uomo).
– Ci sono coppie di fidanzati che vorrebbero sposarsi, ma non riescono a trovare un appartamento a un prezzo accessibile, e così la loro vita insieme rimane sospesa.
– Un artigiano dopo il covid, per anni non è più riuscito a trovare lavoro e a pagare l’appartamento. Ha solo trovato persone che l’accoglievano per qualche tempo gratuitamente o istituzioni come la Caritas che lo ospitavano per un periodo limitato.
Spesso, ho sognato di possedere case, non per me, ma solo per poter ospitare un bisognoso.
– Un malato che assistevo personalmente, invece, ha voluto ospitare la badante straniera con i suoi due figli e cedere loro l’appartamento in eredità, come infatti avvenne dopo la sua morte.
– Andrea, espulso dall’Eritrea, ma di padre italiano e con passaporto italiano, è senza casa, vive a Roma in una camera di un palazzo abusivo gestito da un boss. Condivide i bagni con altri sconosciuti. Cerca di andarci di notte, ma non sempre li trova puliti. Pensa se tu dovessi usare un bagno comune con l’altro soprattutto quando questi, forse compagno di avventura o di sventura, non rispetta il tuo standard di pulizia.
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- Foto di Stocker LL su Unsplash
Da don Vito Vacca, fidei donum rientrato dopo diversi anni in missione, una riflessione sull’emergenza abitativa dei senza fissa dimora
Sono in tanti a non avere una casa e a vivere per strada, a Roma come in tutte le grandi metropoli del mondo. Le cause sono diverse: talvolta scelte sbagliate o comportamenti irresponsabili, talvolta semplicemente sfortuna, e molto spesso l’impossibilità di trovare un alloggio a costi accessibili.
Una delle tradizionali opere di misericordia recita: “alloggiare i pellegrini”. Oggi un’opera di misericordia potrebbe essere qualcosa di molto concreto: ad esempio, per chi possiede un appartamento in più, metterlo a disposizione di chi non ha una casa. Può sembrare eccessivo, certo. Allora, almeno potresti pensare di affittarlo a un prezzo accessibile, rinunciando a guadagni maggiori pur di aiutare qualcuno.
È vero: di questi tempi, potrai sempre trovare chi può pagare di più, e chi non può… si arrangi. Ma non possiamo pensare che tutto ricada sulla Caritas o su realtà di volontariato.
In Terra Santa, la Chiesa cerca di costruire delle case per non costringere le famiglie a partire alla ventura. Mi chiedo spesso perché le istituzioni pubbliche anche in Italia non investano seriamente nella costruzione di migliaia di alloggi da affittare a prezzi sostenibili. Sarebbe un servizio essenziale e, se gestito con intelligenza, potrebbe perfino essere economicamente vantaggioso.
Eppure, al di là delle responsabilità politiche, resta una domanda personale che nessuno può evitare: che cosa, concretamente, attira la mia misericordia? Sono disposto a condividere con chi è nel bisogno?
In ogni caso, il cristiano dovrebbe assaporare la gioia di donare o mettere a disposizione di qualcuno più bisognoso un suo bene guadagnato con la propria bravura! Devo confessare che non è affatto semplice. Aiutare i poveri materialmente è difficile e richiede molto discernimento per non peggiorare la situazione! Detto ciò mi domando cosa fanno in Italia i numerosissimi appartamenti vuoti che superano di gran lunga il numero dei senza dimora: forse si potrebbe trovare una via per risolvere il problema.
Le storie di chi è senza fissa dimora sono tante e diverse:
– Un tale è stato buttato fuori casa dalla moglie invaghitasi di un giovane più attraente (e spesso la giustizia umana non contempla situazioni di indigenza anche da parte dell’uomo).
– Ci sono coppie di fidanzati che vorrebbero sposarsi, ma non riescono a trovare un appartamento a un prezzo accessibile, e così la loro vita insieme rimane sospesa.
– Un artigiano dopo il covid, per anni non è più riuscito a trovare lavoro e a pagare l’appartamento. Ha solo trovato persone che l’accoglievano per qualche tempo gratuitamente o istituzioni come la Caritas che lo ospitavano per un periodo limitato.
Spesso, ho sognato di possedere case, non per me, ma solo per poter ospitare un bisognoso.
– Un malato che assistevo personalmente, invece, ha voluto ospitare la badante straniera con i suoi due figli e cedere loro l’appartamento in eredità, come infatti avvenne dopo la sua morte.
– Andrea, espulso dall’Eritrea, ma di padre italiano e con passaporto italiano, è senza casa, vive a Roma in una camera di un palazzo abusivo gestito da un boss. Condivide i bagni con altri sconosciuti. Cerca di andarci di notte, ma non sempre li trova puliti. Pensa se tu dovessi usare un bagno comune con l’altro soprattutto quando questi, forse compagno di avventura o di sventura, non rispetta il tuo standard di pulizia.
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