“L’alfabeto della Misericordia” | E come EGEMONIA

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12 Novembre 2025

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Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Che parola sarà stata scelta con la -E?

Francesco Di Sibio, nostro corrispondente dalla Campania, è responsabile dell’Ufficio comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia. Per la rubrica “L’alfabeto della Misericordia” ha scelto la parola “Egemonia”

egemonia
[e-ge-mo-nì-a] s.f.
1 Preponderanza economica, politica di uno stato sugli altri
2 estens. Superiorità, preminenza, predominio

Chi esercita l’egemonia, può permettersi anche il lusso di scrivere la storia, o meglio farla scrivere. Tramandare ai posteri quello che si vuole far ricordare, non equivale a ciò che realmente è successo in un dato luogo, in un dato momento.

Della folle estate 2025 porterò con me due immagini nette, distinte. Una l’ho vissuta in prima persona, l’altra l’ho subita tramite i media.

A inizio luglio vengo chiamato per moderare un evento legato ai rifugiati presenti nel comune in cui lavoro. Rientrano nel progetto SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione), messo in campo dallo Stato italiano negli anni passati e che ha subito vari cambi di denominazione, passando da SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) a SIPROIMI (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati), prima di giungere alla dicitura attuale.

L’idea è quella di una festa, ma nulla c’è da festeggiare, tranne il clima di accoglienza creato intorno a persone che hanno lasciato davvero tutto, per imbarcarsi in un’avventura senza alcuna certezza di successo. I rifugiati scappano da realtà difficili, dove per loro la vita è resa impossibile a motivo di guerre, persecuzioni politiche o crisi ambientali (frutto dei cambiamenti climatici ormai palesi pure alle nostre latitudini).

Tra i relatori che si alternano, il vescovo locale, mons. Pasquale Cascio, sottolinea come l’accoglienza di questi affamati, assetati, ignudi, pellegrini, infermi del terzo millennio non dev’essere svolta pensando a un ulteriore tornaconto, ma solo per dovere morale, nonché cristiano.

Negli anni si sono moltiplicati, infatti, i risvolti di guadagno di alcune comunità – soprattutto nei piccoli centri – dove accogliere un gruppo di migranti equivale a qualche posto di lavoro in più. Non solo, sempre più spesso le amministrazioni comunali chiedono di poter ospitare gruppi familiari con il secondo intento di poter mantenere aperte le proprie scuole, spesso agonizzanti a causa del gelido inverno demografico, che sta decimando il numero di classi.

L’argomento è trattato da un film di un certo successo di critica e botteghino, “Un mondo a parte”, diretto da Riccardo Milani nel 2024, che vede come protagonisti Virginia Raffaele e Antonio Albanese.

Il trend, purtroppo, è negativo e l’espediente segna solo un rinvio. Recenti studi affermano che nel 2050 anche tante scuole delle periferie cittadine dovranno affrontare pluriclassi o la chiusura di interi plessi.

La voce più autorevole che potesse levarsi a sostegno dei migranti presenti in sala, è stata quella di padre Alex Zanotelli. Il missionario comboniano, infatti, ha fatto valere tutta la sua esperienza pluridecennale, molta della quale vissuta sui campi più difficili e complessi, dalla direzione di Nigrizia alla baraccopoli di Korogocho a Nairobi, fino alla permanenza attuale nel Rione Sanità di Napoli.

Zanotelli, come sempre, non ha mancato di prendere posizione a favore degli ultimi contro i portatori di disperazione e morte.

Spesso l’egemonia chiede, in cambio di privilegi, che tantissime persone vivano nella fame e nella persecuzione, impotenti ai drammatici cambiamenti climatici.

E quell’egemonia non è appannaggio di poche famiglie ultraricche di determinati Stati, ma lo siamo anche noi, ovvero occidentali che insistono nel perseverare in uno stile di vita al di sopra delle proprie possibilità.

La testimonianza diretta di persone accolte dai vari progetti e integrati nella comunità locale ha schiarito l’orizzonte sul bene che in definitiva chiunque può compiere nell’ambito di una realtà, anche la più minuscola.

La seconda immagine di questa folle estate è, senza dubbio, la tragica situazione di Gaza.
Ormai ogni parola è pura retorica nei confronti di una situazione che cerca la definizione adatta. Ma tanti attivisti stanno accendendo un riflettore costante sul tentativo di appropriarsi definitivamente di un luogo simbolo di prevaricazioni egemoniche. A Gaza, a ben vedere, sono state rase al suolo tutte le sette opere di misericordia corporale.

Di questa egemonia, cosa passerà nei libri di storia?

Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)

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Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Che parola sarà stata scelta con la -E?

Francesco Di Sibio, nostro corrispondente dalla Campania, è responsabile dell’Ufficio comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia. Per la rubrica “L’alfabeto della Misericordia” ha scelto la parola “Egemonia”

egemonia
[e-ge-mo-nì-a] s.f.
1 Preponderanza economica, politica di uno stato sugli altri
2 estens. Superiorità, preminenza, predominio

Chi esercita l’egemonia, può permettersi anche il lusso di scrivere la storia, o meglio farla scrivere. Tramandare ai posteri quello che si vuole far ricordare, non equivale a ciò che realmente è successo in un dato luogo, in un dato momento.

Della folle estate 2025 porterò con me due immagini nette, distinte. Una l’ho vissuta in prima persona, l’altra l’ho subita tramite i media.

A inizio luglio vengo chiamato per moderare un evento legato ai rifugiati presenti nel comune in cui lavoro. Rientrano nel progetto SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione), messo in campo dallo Stato italiano negli anni passati e che ha subito vari cambi di denominazione, passando da SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) a SIPROIMI (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati), prima di giungere alla dicitura attuale.

L’idea è quella di una festa, ma nulla c’è da festeggiare, tranne il clima di accoglienza creato intorno a persone che hanno lasciato davvero tutto, per imbarcarsi in un’avventura senza alcuna certezza di successo. I rifugiati scappano da realtà difficili, dove per loro la vita è resa impossibile a motivo di guerre, persecuzioni politiche o crisi ambientali (frutto dei cambiamenti climatici ormai palesi pure alle nostre latitudini).

Tra i relatori che si alternano, il vescovo locale, mons. Pasquale Cascio, sottolinea come l’accoglienza di questi affamati, assetati, ignudi, pellegrini, infermi del terzo millennio non dev’essere svolta pensando a un ulteriore tornaconto, ma solo per dovere morale, nonché cristiano.

Negli anni si sono moltiplicati, infatti, i risvolti di guadagno di alcune comunità – soprattutto nei piccoli centri – dove accogliere un gruppo di migranti equivale a qualche posto di lavoro in più. Non solo, sempre più spesso le amministrazioni comunali chiedono di poter ospitare gruppi familiari con il secondo intento di poter mantenere aperte le proprie scuole, spesso agonizzanti a causa del gelido inverno demografico, che sta decimando il numero di classi.

L’argomento è trattato da un film di un certo successo di critica e botteghino, “Un mondo a parte”, diretto da Riccardo Milani nel 2024, che vede come protagonisti Virginia Raffaele e Antonio Albanese.

Il trend, purtroppo, è negativo e l’espediente segna solo un rinvio. Recenti studi affermano che nel 2050 anche tante scuole delle periferie cittadine dovranno affrontare pluriclassi o la chiusura di interi plessi.

La voce più autorevole che potesse levarsi a sostegno dei migranti presenti in sala, è stata quella di padre Alex Zanotelli. Il missionario comboniano, infatti, ha fatto valere tutta la sua esperienza pluridecennale, molta della quale vissuta sui campi più difficili e complessi, dalla direzione di Nigrizia alla baraccopoli di Korogocho a Nairobi, fino alla permanenza attuale nel Rione Sanità di Napoli.

Zanotelli, come sempre, non ha mancato di prendere posizione a favore degli ultimi contro i portatori di disperazione e morte.

Spesso l’egemonia chiede, in cambio di privilegi, che tantissime persone vivano nella fame e nella persecuzione, impotenti ai drammatici cambiamenti climatici.

E quell’egemonia non è appannaggio di poche famiglie ultraricche di determinati Stati, ma lo siamo anche noi, ovvero occidentali che insistono nel perseverare in uno stile di vita al di sopra delle proprie possibilità.

La testimonianza diretta di persone accolte dai vari progetti e integrati nella comunità locale ha schiarito l’orizzonte sul bene che in definitiva chiunque può compiere nell’ambito di una realtà, anche la più minuscola.

La seconda immagine di questa folle estate è, senza dubbio, la tragica situazione di Gaza.
Ormai ogni parola è pura retorica nei confronti di una situazione che cerca la definizione adatta. Ma tanti attivisti stanno accendendo un riflettore costante sul tentativo di appropriarsi definitivamente di un luogo simbolo di prevaricazioni egemoniche. A Gaza, a ben vedere, sono state rase al suolo tutte le sette opere di misericordia corporale.

Di questa egemonia, cosa passerà nei libri di storia?

Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)

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