“L’alfabeto della Misericordia” | I come INCONTRO

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10 Dicembre 2025

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Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Questo mercoledì, abbiamo la – I

Maristella Tommaso, di origini pugliesi, insegna religione nella provincia di Torino.
È stata Segretaria regionale di Missio Giovani Puglia e continua ad essere impegnata nell’ambito dell’animazione missionaria.

Autrice del libro “Amare, voce del Verbo” – Come esperienze e vite intrecciate mi hanno fatto conoscere l’amore (Edizioni San Paolo), oggi condivide con noi una riflessione sull’incontro.

“Incontro” è una parola che amo tantissimo ed è un’azione che ci porta ad aprirci agli altri, a stare con loro, a conoscerli e a riconoscerli come fratelli e sorelle.

Mi piace sottolineare il fatto che in una parolina così bella e “movimentata” siano presenti due preposizioni semplici “in” e “tra” che nella lingua italiana servono ad introdurre un complemento, creano un legame di significato tra la parola che precede e quella che segue, ma per quanto mi riguarda stanno ad indicare un contatto, uno “stare” insieme, uno “stare” in qualcosa, un entrare in relazione.

La misericordia ha a che fare con l’incontro perché non può esserci misericordia senza scambio di sguardi, senza conoscersi, senza contatto. “In” e “tra” sono preposizioni che implicano un mescolarsi, un’unione e un legame così forte da sembrare “saldato”.

Mi è stato chiesto di pensare ad una parola che iniziasse con la “I” e che avesse a che fare con la Misericordia e le opere di Misericordia. Questo anno giubilare è un anno di Grazia perché ci sta ricordando che la fede da sola non basta, che servono anche le opere, che dobbiamo impegnarci a farci prossimi e ad accogliere il prossimo.

Quando penso alle opere di Misericordia mi viene subito in mente il capitolo 25 del Vangelo di Matteo (MT 25, 35-36): “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.

Come si può fare tutto questo senza un incontro reale?

La Misericordia ci invita a scendere per le strade, ad accorgerci degli impoveriti, dei soli, degli esclusi, della feccia della società.

Le due preposizioni ci invitano a sporcarci le mani, ad essere protagonisti della storia, a scendere dai balconi, a stare in mezzo alla gente. Gli incontri non si possono fare stando comodamente seduti sui nostri sofà, nel tepore delle nostre case, nella nostra confort zone.

Mi piaceva tantissimo l’immagine degli scarponcini da trekking che spesso utilizzava papa Francesco. Quando incontri l’altro devi essere pronto a camminare, ad essere in movimento, ad andargli incontro e a lasciarti afferrare.

Nessuno ha detto che gli incontri siano facili… anzi. Sono come un’escursione in montagna. Per questo servono gli scarponcini. Si deve essere pronti a tutto, alle pietre, agli ostacoli, alle cadute, ai dolori muscolari, agli strappi.

Però è proprio in quella difficoltà che l’incontro diventa vero, bello, intriso di misericordia e grazia! Dio, incarnandosi in Gesù Cristo, ci ha insegnato che condividere la tavola è un dono meraviglioso, che ogni persona che incontriamo è una ricchezza e che, nella nostra infinita diversità, siamo tutti sullo stesso piano.

Nel 2025, noi ancora facciamo distinzioni di ogni genere, eppure Gesù ha amato, si è lasciato amare, ha incontrato e ha condiviso il pane e la Parola con chiunque, dai dotti ai poveri, dai farisei agli impuri, dalle prostitute ai sommi sacerdoti.

Se la Misericordia vuol dire Amare incondizionatamente, senza ottenere nulla in cambio, gratis… abbiamo ancora molta strada da fare, abbiamo ancora molto da imparare.

“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35).
Dal Padre degli Incontri non possiamo che imparare ad amare ogni persona che incontriamo, avendo consapevolezza di quanto possiamo arricchirci reciprocamente e di come la nostra vita può cambiare. Siamo tutti parte di qualcuno altro… cresciamo tutti e tutte grazie agli incontri che facciamo, alle amicizie che stringiamo, agli sguardi che ci scambiamo.

“Io sono tutte le persone che ho incontrato” scriveva Alex Zanotelli ed è una frase che ricordo sempre e che, in un tempo come questo, segnato dalle violenze, dalle guerre, dalla fame, mi spinge a dire che abbiamo la necessità di far circolare amore, speranza, pace, Bellezza e Misericordia.
Apriamoci all’incontro.

Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)

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Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Questo mercoledì, abbiamo la – I

Maristella Tommaso, di origini pugliesi, insegna religione nella provincia di Torino.
È stata Segretaria regionale di Missio Giovani Puglia e continua ad essere impegnata nell’ambito dell’animazione missionaria.

Autrice del libro “Amare, voce del Verbo” – Come esperienze e vite intrecciate mi hanno fatto conoscere l’amore (Edizioni San Paolo), oggi condivide con noi una riflessione sull’incontro.

“Incontro” è una parola che amo tantissimo ed è un’azione che ci porta ad aprirci agli altri, a stare con loro, a conoscerli e a riconoscerli come fratelli e sorelle.

Mi piace sottolineare il fatto che in una parolina così bella e “movimentata” siano presenti due preposizioni semplici “in” e “tra” che nella lingua italiana servono ad introdurre un complemento, creano un legame di significato tra la parola che precede e quella che segue, ma per quanto mi riguarda stanno ad indicare un contatto, uno “stare” insieme, uno “stare” in qualcosa, un entrare in relazione.

La misericordia ha a che fare con l’incontro perché non può esserci misericordia senza scambio di sguardi, senza conoscersi, senza contatto. “In” e “tra” sono preposizioni che implicano un mescolarsi, un’unione e un legame così forte da sembrare “saldato”.

Mi è stato chiesto di pensare ad una parola che iniziasse con la “I” e che avesse a che fare con la Misericordia e le opere di Misericordia. Questo anno giubilare è un anno di Grazia perché ci sta ricordando che la fede da sola non basta, che servono anche le opere, che dobbiamo impegnarci a farci prossimi e ad accogliere il prossimo.

Quando penso alle opere di Misericordia mi viene subito in mente il capitolo 25 del Vangelo di Matteo (MT 25, 35-36): “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.

Come si può fare tutto questo senza un incontro reale?

La Misericordia ci invita a scendere per le strade, ad accorgerci degli impoveriti, dei soli, degli esclusi, della feccia della società.

Le due preposizioni ci invitano a sporcarci le mani, ad essere protagonisti della storia, a scendere dai balconi, a stare in mezzo alla gente. Gli incontri non si possono fare stando comodamente seduti sui nostri sofà, nel tepore delle nostre case, nella nostra confort zone.

Mi piaceva tantissimo l’immagine degli scarponcini da trekking che spesso utilizzava papa Francesco. Quando incontri l’altro devi essere pronto a camminare, ad essere in movimento, ad andargli incontro e a lasciarti afferrare.

Nessuno ha detto che gli incontri siano facili… anzi. Sono come un’escursione in montagna. Per questo servono gli scarponcini. Si deve essere pronti a tutto, alle pietre, agli ostacoli, alle cadute, ai dolori muscolari, agli strappi.

Però è proprio in quella difficoltà che l’incontro diventa vero, bello, intriso di misericordia e grazia! Dio, incarnandosi in Gesù Cristo, ci ha insegnato che condividere la tavola è un dono meraviglioso, che ogni persona che incontriamo è una ricchezza e che, nella nostra infinita diversità, siamo tutti sullo stesso piano.

Nel 2025, noi ancora facciamo distinzioni di ogni genere, eppure Gesù ha amato, si è lasciato amare, ha incontrato e ha condiviso il pane e la Parola con chiunque, dai dotti ai poveri, dai farisei agli impuri, dalle prostitute ai sommi sacerdoti.

Se la Misericordia vuol dire Amare incondizionatamente, senza ottenere nulla in cambio, gratis… abbiamo ancora molta strada da fare, abbiamo ancora molto da imparare.

“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35).
Dal Padre degli Incontri non possiamo che imparare ad amare ogni persona che incontriamo, avendo consapevolezza di quanto possiamo arricchirci reciprocamente e di come la nostra vita può cambiare. Siamo tutti parte di qualcuno altro… cresciamo tutti e tutte grazie agli incontri che facciamo, alle amicizie che stringiamo, agli sguardi che ci scambiamo.

“Io sono tutte le persone che ho incontrato” scriveva Alex Zanotelli ed è una frase che ricordo sempre e che, in un tempo come questo, segnato dalle violenze, dalle guerre, dalla fame, mi spinge a dire che abbiamo la necessità di far circolare amore, speranza, pace, Bellezza e Misericordia.
Apriamoci all’incontro.

Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)

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