“L’alfabeto della Misericordia” | L come LEGGE

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Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Questo mercoledì, abbiamo la – L
Don Rodrigue Ogan AKAKPO, sacerdote originario del Togo, ci scrive da Ferrara. È parroco di Codifiume e direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Ferrara-Comacchio.
Per questa rubrica, ha scelto di condividere con noi la parola “Legge”.
Non è sempre facile stabilire il rapporto tra legge e misericordia.
Nella parabola dell’adultera, Gesù non si pronuncia né contro la legge né contro la misericordia, ma chiede semplicemente che la sentenza sia eseguita da chi non ha niente da rimproverarsi: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”.
Che il colpevole sia lapidato, ma non da un colpevole; che la legge sia giustiziata, ma non da persone che l’hanno violata loro stessi. Solo colui che non ha mai peccato ha il diritto di condannare.
Nella bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, Papa Francesco scrisse che la Misericordia «è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita» (Francesco, Misericordiae vultus 2).
La misericordia è servizio e chiamata: servizio del povero e del peccatore; chiamata del povero alla fraternità.
Francesco, ricordando le opere di misericordia, scrisse: «Non posso tralasciare di ricordare quell’interrogativo che si poneva san Tommaso d’Aquino quando si domandava quali sono le nostre azioni più grandi, quali sono le opere esterne che meglio manifestano il nostro amore per Dio. Egli rispose senza dubitare che sono le opere di misericordia verso il prossimo, più che gli atti di culto:
“Noi non esercitiamo il culto verso Dio con sacrifici e con offerte esteriori a vantaggio suo, ma a vantaggio nostro e del prossimo: Egli infatti non ha bisogno dei nostri sacrifici, ma vuole che essi gli vengano offerti per la nostra devozione e a vantaggio del prossimo. Perciò la misericordia con la quale si soccorre la miseria altrui è un sacrificio a lui più accetto, assicurando esso più da vicino il bene del prossimo”» (Francesco, Gaudete et Exsultate, 106).
Sono parole di intenso ottimismo secondo cui ogni essere umano, se prende sul serio la luce che pervade lo sguardo dell’altro, si apre alla dinamica della relazione interpersonale e può superare il conflitto che abita la superficie dell’essere.
Soprattutto a Natale, nel giorno in cui Gesù viene alla luce per portare misericordia e giustizia, al di là delle nostre fragilità e dei nostri peccati.
Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)
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Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Questo mercoledì, abbiamo la – L
Don Rodrigue Ogan AKAKPO, sacerdote originario del Togo, ci scrive da Ferrara. È parroco di Codifiume e direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Ferrara-Comacchio.
Per questa rubrica, ha scelto di condividere con noi la parola “Legge”.
Non è sempre facile stabilire il rapporto tra legge e misericordia.
Nella parabola dell’adultera, Gesù non si pronuncia né contro la legge né contro la misericordia, ma chiede semplicemente che la sentenza sia eseguita da chi non ha niente da rimproverarsi: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”.
Che il colpevole sia lapidato, ma non da un colpevole; che la legge sia giustiziata, ma non da persone che l’hanno violata loro stessi. Solo colui che non ha mai peccato ha il diritto di condannare.
Nella bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, Papa Francesco scrisse che la Misericordia «è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita» (Francesco, Misericordiae vultus 2).
La misericordia è servizio e chiamata: servizio del povero e del peccatore; chiamata del povero alla fraternità.
Francesco, ricordando le opere di misericordia, scrisse: «Non posso tralasciare di ricordare quell’interrogativo che si poneva san Tommaso d’Aquino quando si domandava quali sono le nostre azioni più grandi, quali sono le opere esterne che meglio manifestano il nostro amore per Dio. Egli rispose senza dubitare che sono le opere di misericordia verso il prossimo, più che gli atti di culto:
“Noi non esercitiamo il culto verso Dio con sacrifici e con offerte esteriori a vantaggio suo, ma a vantaggio nostro e del prossimo: Egli infatti non ha bisogno dei nostri sacrifici, ma vuole che essi gli vengano offerti per la nostra devozione e a vantaggio del prossimo. Perciò la misericordia con la quale si soccorre la miseria altrui è un sacrificio a lui più accetto, assicurando esso più da vicino il bene del prossimo”» (Francesco, Gaudete et Exsultate, 106).
Sono parole di intenso ottimismo secondo cui ogni essere umano, se prende sul serio la luce che pervade lo sguardo dell’altro, si apre alla dinamica della relazione interpersonale e può superare il conflitto che abita la superficie dell’essere.
Soprattutto a Natale, nel giorno in cui Gesù viene alla luce per portare misericordia e giustizia, al di là delle nostre fragilità e dei nostri peccati.
Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)
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