“L’alfabeto della Misericordia” | P come Pane quotidiano

Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Questo mercoledì, abbiamo la – P
Massimo Buccarello, presidente della Coop iPad Mediterranean, per questa rubrica ha scelto di condividere con noi l’espressione “Pane quotidiano”
“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”
Questa frase, al centro di una delle preghiere fondamentali della Chiesa cattolica, mi ha sempre attratto. Ci penso ogni volta che assisto a scene di esseri umani affamati, travolti da guerre, carestie, privazioni. Fin da bambino ho collegato quelle parole a immagini di guerre lontane : Varsavia, Auschwitz, Saigon, Sabra e Chatila. Crescendo, ho aggiunto quelle che arrivavano da Somalia, Biafra, Srebrenica, e questo accade ancora oggi: Sud Sudan, Gaza.
Corpi scheletrici di esseri umani, di bambini o corpi martoriati dalle esplosioni. Possono cambiare i nomi, il colore della pelle, la religione ma la sofferenza è la stessa, sempre.
“Padre nostro, dacci il sostentamento per andare oltre”, penso. Perché ognuno possa emanciparsi “dalla miseria e dall’ignoranza” i due spettri spaventosi evocati da Dickens in Canto di Natale.
“Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori.” Liberi dai bisogni primari, possiamo finalmente guardare il mondo con uno sguardo costruttivo.
Quanto è violenta la fame. Ma non è solo il pane, inteso come cibo, che ci libera. Ci sono altri bisogni fondamentali, descritti magnificamente anche dalla nostra Costituzione.
L’art. 3 sancisce il principio di uguaglianza: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali o sociali. La Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Essere liberi dal bisogno significa mettere ogni persona nelle condizioni di emanciparsi, garantendo a tutti la stessa base di partenza.
Significa riconoscere pari dignità a ognuno e offrire la possibilità di scegliere una prospettiva costruttiva.
“Timshel” Tu puoi, tu puoi avere il dominio sul male – è la traduzione che i saggi cinesi traggono dall’ebraico nella Bibbia, nella valle dell’Eden raccontata da Steinbeck. La scelta è di ognuno di noi, questo il senso profondo di quel “puoi”.
Ogni essere umano ha diritto ad avere gli strumenti per autodeterminare il proprio futuro.
“Guerra è sempre”, scriveva Primo Levi.
Sembrava che l’orrore fosse finito, che l’ultima guerra possibile avesse aperto le porte a un mondo nuovo. E invece, le guerre continuarono. Continuano. Devastazioni senza fine.
L’Europa, pur con tutti i suoi limiti, ha trovato una tregua lunga cinquant’anni grazie a un’idea speciale: quella di Unione Europea . Imperfetta, fragile, ma capace di unire Paesi che per secoli si erano massacrati. Ed è diventata un approdo per chi fugge in cerca di pace e dignità.
Il mio lavoro è aiutare chi lascia il proprio Paese a causa di questi conflitti. Ho ascoltato storie, accolto volti, accompagnato tratti della loro vita di esistenza.
- Gabriel, arrivato attraverso la Libia dal Sud Sudan, annichilito dalla guerra. Aveva 17 anni, vestito come un rapper, sognava l’America. È partito per la Francia una notte di due anni fa. Dopo due mesi, mi ha scritto: “Sono arrivato.”
- Benedetta, accolta e poi cacciata da progetti troppo brevi per lenire ferite lunghe decenni di violenza e sfruttamento. Ho provato a darle – a lei e a suo figlio – pane e un barlume di serenità. I suoi occhi, pieni di rabbia e lacrime, raccontavano un buio profondo.
- Temfit, smarrito nelle campagne, con addosso per mesi lo stesso giubbotto logoro, feticcio diventato pelle. Ai piedi, scarpe bucate. Un fantasma emerso dalla notte della sua memoria confusa, tra un lavoro onesto in Germania e gli altipiani deserti del Corno d’Africa.
- Motiaa e Adnan, che sono riusciti a salvare la famiglia dalla guerra, a mandare i figli a scuola, a comprare casa qui. Ma che piangono ogni volta che si nomina Aleppo.
- Mariem e Ibra, appena sbarcati sul molo di Leuca, con negli occhi una vita passata dentro Gaza. Liberi e increduli davanti all’immensità del mare. Scappati da una città/carcere che oggi è diventata un cimitero a cielo aperto.
Pane quotidiano è ciò che ogni essere umano dovrebbe ricevere. È più di cibo. È dignità. È futuro.
Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)
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Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Questo mercoledì, abbiamo la – P
Massimo Buccarello, presidente della Coop iPad Mediterranean, per questa rubrica ha scelto di condividere con noi l’espressione “Pane quotidiano”
“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”
Questa frase, al centro di una delle preghiere fondamentali della Chiesa cattolica, mi ha sempre attratto. Ci penso ogni volta che assisto a scene di esseri umani affamati, travolti da guerre, carestie, privazioni. Fin da bambino ho collegato quelle parole a immagini di guerre lontane : Varsavia, Auschwitz, Saigon, Sabra e Chatila. Crescendo, ho aggiunto quelle che arrivavano da Somalia, Biafra, Srebrenica, e questo accade ancora oggi: Sud Sudan, Gaza.
Corpi scheletrici di esseri umani, di bambini o corpi martoriati dalle esplosioni. Possono cambiare i nomi, il colore della pelle, la religione ma la sofferenza è la stessa, sempre.
“Padre nostro, dacci il sostentamento per andare oltre”, penso. Perché ognuno possa emanciparsi “dalla miseria e dall’ignoranza” i due spettri spaventosi evocati da Dickens in Canto di Natale.
“Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori.” Liberi dai bisogni primari, possiamo finalmente guardare il mondo con uno sguardo costruttivo.
Quanto è violenta la fame. Ma non è solo il pane, inteso come cibo, che ci libera. Ci sono altri bisogni fondamentali, descritti magnificamente anche dalla nostra Costituzione.
L’art. 3 sancisce il principio di uguaglianza: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali o sociali. La Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Essere liberi dal bisogno significa mettere ogni persona nelle condizioni di emanciparsi, garantendo a tutti la stessa base di partenza.
Significa riconoscere pari dignità a ognuno e offrire la possibilità di scegliere una prospettiva costruttiva.
“Timshel” Tu puoi, tu puoi avere il dominio sul male – è la traduzione che i saggi cinesi traggono dall’ebraico nella Bibbia, nella valle dell’Eden raccontata da Steinbeck. La scelta è di ognuno di noi, questo il senso profondo di quel “puoi”.
Ogni essere umano ha diritto ad avere gli strumenti per autodeterminare il proprio futuro.
“Guerra è sempre”, scriveva Primo Levi.
Sembrava che l’orrore fosse finito, che l’ultima guerra possibile avesse aperto le porte a un mondo nuovo. E invece, le guerre continuarono. Continuano. Devastazioni senza fine.
L’Europa, pur con tutti i suoi limiti, ha trovato una tregua lunga cinquant’anni grazie a un’idea speciale: quella di Unione Europea . Imperfetta, fragile, ma capace di unire Paesi che per secoli si erano massacrati. Ed è diventata un approdo per chi fugge in cerca di pace e dignità.
Il mio lavoro è aiutare chi lascia il proprio Paese a causa di questi conflitti. Ho ascoltato storie, accolto volti, accompagnato tratti della loro vita di esistenza.
- Gabriel, arrivato attraverso la Libia dal Sud Sudan, annichilito dalla guerra. Aveva 17 anni, vestito come un rapper, sognava l’America. È partito per la Francia una notte di due anni fa. Dopo due mesi, mi ha scritto: “Sono arrivato.”
- Benedetta, accolta e poi cacciata da progetti troppo brevi per lenire ferite lunghe decenni di violenza e sfruttamento. Ho provato a darle – a lei e a suo figlio – pane e un barlume di serenità. I suoi occhi, pieni di rabbia e lacrime, raccontavano un buio profondo.
- Temfit, smarrito nelle campagne, con addosso per mesi lo stesso giubbotto logoro, feticcio diventato pelle. Ai piedi, scarpe bucate. Un fantasma emerso dalla notte della sua memoria confusa, tra un lavoro onesto in Germania e gli altipiani deserti del Corno d’Africa.
- Motiaa e Adnan, che sono riusciti a salvare la famiglia dalla guerra, a mandare i figli a scuola, a comprare casa qui. Ma che piangono ogni volta che si nomina Aleppo.
- Mariem e Ibra, appena sbarcati sul molo di Leuca, con negli occhi una vita passata dentro Gaza. Liberi e increduli davanti all’immensità del mare. Scappati da una città/carcere che oggi è diventata un cimitero a cielo aperto.
Pane quotidiano è ciò che ogni essere umano dovrebbe ricevere. È più di cibo. È dignità. È futuro.
Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)
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