“L’alfabeto della Misericordia” | Q come QUATTRO

Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Questo mercoledì, abbiamo la – Q
Francesco Semeraro, nostro corrispondente da Martina Franca e socio fondatore dell’Organizzazione di Volontariato “4inzu”, per questa rubrica ha scelto di condividere con noi la parola “quattro”
«Stavo andando in città, come ogni mattina. Mentre camminavo, vidi quattro uomini a cavallo. Venivano verso di me. Non ebbi paura anche se, prima d’ora, non avevo mai incontrato cavalieri lungo la strada. Mi sorrisero come per salutarmi e mi indicarono la collina che si innalzava alla mia destra. Non vedevo nulla di interessante se non arbusti ed erbacce. Girai lo sguardo verso di loro un po’ perplesso, ma loro insistevano che io guardassi verso la stessa collina. Adesso, sul fianco del pendio, c’era una bella casa, con tanti edifici e uno spazio verde, dove tanti bambini correvano e giocavano felici».
Qualche anno fa Leopold mi ha raccontò il sogno di quella notte. Mi colpì il suo volto raggiante ed il suo sorriso carico di compiacimento; quel sogno, in realtà, era la risposta alle sue preghiere ed io sapevo che era proprio così.
Léopold Ntawuyankira è nato e cresciuto in Burundi, un piccolo paese nel cuore dell’Africa. Oggi ha quasi quarant’anni e gli chiedo di raccontarmi la sua storia, che conosco per sommi capi. So che è orfano ed ex bambino di strada a causa della guerra civile burundese che dal 1993 al 2003 ha provocato oltre 300.000 morti.
Perde entrambi i genitori a soli 12 anni ed è costretto a vivere per strada. Sperimenta la solitudine e la mancanza di protezione di un adulto, la fame (restando intere giornate senza mangiare), la fatica della strada camminando a piedi nudi e il freddo nelle interminabili notti di pioggia, con ripari di fortuna.
Dopo alcuni mesi, viene accolto nell’orfanotrofio della Fondazione Stamm a Bujumbura (ex capitale del Burundi). Qui Leopold ritrova un ambiente sereno dove può vivere in maniera più dignitosa; cresce ripensando alla sua esperienza e alle opportunità che la vita gli ha offerto.
Grazie ai progetti di cooperazione promossi dall’UNICEF, ha la possibilità di studiare, sperimentando al tempo stesso la condivisione e l’apertura agli altri.
Stimolato dalle azioni di positività di chi gli sta attorno, decide di avviare autonomamente alcune iniziative benefiche a sostegno dei bambini di strada e degli orfani. Poi, un giorno, arriva la folgorazione.
È il 2005 quando Leopold decide che è giunto il momento di aiutare in maniera continuativa i bambini in difficoltà e in particolare gli orfani. A soli 19 anni fonda l’A.E.D.P.B. – Associazione dei Bambini in Difficoltà per il Progresso in Burundi registrata ufficialmente il 24 maggio 2007.
Comincia così la sua missione. Leopold non si sente il direttore di un orfanotrofio, ma il fratello maggiore di quei primi quattro ragazzi che accoglie in una casetta di Kinama, un sobborgo di Bujumbura. È una stanzetta di tre metri per tre. Sul muro esterno – accanto alla porticina in legno – una scritta dipinta a mano riporta la sigla dell’associazione e il nome della casa “Nice Hope House”. Questo è anche il suo progetto di vita: dare una Casa di Bella Speranza a tutti i bambini in difficoltà!
La sua giovane età non gli nasconde le difficoltà che si celano dietro questa sua scelta che caratterizzerà tutta la sua vita. Per realizzare il suo sogno non basta la
sua forza di volontà. Non mancano mai le anime sante che lo aiutano, amici e vicini di casa, ma è costretto a cambiare spesso la sede della sua casa di speranza, fino a decidere di trasferirsi a Gitega, dove gli affitti sono meno cari.
Leopold pregava Dio ogni giorno – e lo fa ancora – affinché sostenesse la sua scelta e gli facesse incontrare qualcuno che lo “aiutasse ad aiutare”. Nel 2017, tre dei suoi bimbi vengono adottati da tre famiglie italiane: sono due maschietti e una femminuccia.
Dopo l’incontro con i propri figli, le famiglie ripensano a quel fratello maggiore che si è preso cura dei loro bambini; anche una quarta famiglia adottiva si entusiasma per quel progetto di vita.
Rientrate in Italia, le quattro famiglie portano nel cuore la missione di Leopold e così, dopo due mesi, i quattro papà fondano l’associazione 4inzu. Il numero “quattro” ritorna più volte in questa storia e la parola “inzu” (che in lingua kirundi significa “casa”, ma anche “famiglia”) coronano il sogno di Leopold. Quattro cavalieri, tre pugliesi e uno veneto, si offrono di aiutarlo ad aiutare.
Grazie alla generosità di tanti benefattori, l’associazione 4inzu OdV ha realizzato una casa di accoglienza sulla collina di Zege, alla periferia di Gitega (attuale capitale del Burundi), su un terreno di 5000 metri quadri.
Nice Hope House, adesso, è una una struttura con dormitori per 60 bambini, refettorio e cucina, scuola materna, infermeria e panificio. Attualmente, ospita 52 bambini orfani o in difficoltà, che non vivono più in strada.
Leopold ha un’attenzione particolare per i bambini con disabilità e affetti da albinismo e anche per quelli appartenenti a minoranze etniche (Batwa, da noi conosciuti come Pigmei).
L’AEDPB, con il supporto di 4inzu OdV, aiuta anche tanti ragazze e ragazzi vulnerabili, perché orfani o vittime di situazioni complicate, tentando di aiutarli a studiare o trovare lavoro per l’inclusione sociale. Alcuni di questi giovani sono cresciuti nell’orfanotrofio, mentre altri hanno vissuto per strada o addirittura presso famiglie affidatarie.
Grazie a 4inzu, l’AEDPB sostiene altri 700 bambini del quartiere, fornendo loro istruzione e assistenza sanitaria. “Siamo orgogliosi di aver costruito una scuola materna che ospita 180 bambini, inclusi quelli dell’orfanotrofio e della comunità Batwa”, afferma soddisfatto Leopold.
Inoltre, presso Nice Hope House è attiva una boulangerie che produce pane da vendere all’esterno, dove si tengono anche corsi di panificazione per aiutare giovani disoccupati.
4inzu organizza anche corsi di cucito per sostenere le ragazze madri e quindi contrastare l’abbandono di minori.
Così il pazzo sogno di Leopold, condiviso da quattro famiglie italiane è diventato una splendida realtà in Burundi grazie ai tantissimi donatori che continuano a sostenere i progetti 4inzu.
Leopold si definisce “figlio della compassione e della misericordia” perché nel corso della sua vita è stato toccato dalla Grazia di Dio e aiutato da mani amorevoli. La misericordia ha toccato la vita di un uomo e lui l’ha trasformata in un canto di gioia e speranza per i più piccoli, con la certezza che Dio ti fa incontrare sulla strada chi ti aiuta ad aiutare.
Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)
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Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Questo mercoledì, abbiamo la – Q
Francesco Semeraro, nostro corrispondente da Martina Franca e socio fondatore dell’Organizzazione di Volontariato “4inzu”, per questa rubrica ha scelto di condividere con noi la parola “quattro”
«Stavo andando in città, come ogni mattina. Mentre camminavo, vidi quattro uomini a cavallo. Venivano verso di me. Non ebbi paura anche se, prima d’ora, non avevo mai incontrato cavalieri lungo la strada. Mi sorrisero come per salutarmi e mi indicarono la collina che si innalzava alla mia destra. Non vedevo nulla di interessante se non arbusti ed erbacce. Girai lo sguardo verso di loro un po’ perplesso, ma loro insistevano che io guardassi verso la stessa collina. Adesso, sul fianco del pendio, c’era una bella casa, con tanti edifici e uno spazio verde, dove tanti bambini correvano e giocavano felici».
Qualche anno fa Leopold mi ha raccontò il sogno di quella notte. Mi colpì il suo volto raggiante ed il suo sorriso carico di compiacimento; quel sogno, in realtà, era la risposta alle sue preghiere ed io sapevo che era proprio così.
Léopold Ntawuyankira è nato e cresciuto in Burundi, un piccolo paese nel cuore dell’Africa. Oggi ha quasi quarant’anni e gli chiedo di raccontarmi la sua storia, che conosco per sommi capi. So che è orfano ed ex bambino di strada a causa della guerra civile burundese che dal 1993 al 2003 ha provocato oltre 300.000 morti.
Perde entrambi i genitori a soli 12 anni ed è costretto a vivere per strada. Sperimenta la solitudine e la mancanza di protezione di un adulto, la fame (restando intere giornate senza mangiare), la fatica della strada camminando a piedi nudi e il freddo nelle interminabili notti di pioggia, con ripari di fortuna.
Dopo alcuni mesi, viene accolto nell’orfanotrofio della Fondazione Stamm a Bujumbura (ex capitale del Burundi). Qui Leopold ritrova un ambiente sereno dove può vivere in maniera più dignitosa; cresce ripensando alla sua esperienza e alle opportunità che la vita gli ha offerto.
Grazie ai progetti di cooperazione promossi dall’UNICEF, ha la possibilità di studiare, sperimentando al tempo stesso la condivisione e l’apertura agli altri.
Stimolato dalle azioni di positività di chi gli sta attorno, decide di avviare autonomamente alcune iniziative benefiche a sostegno dei bambini di strada e degli orfani. Poi, un giorno, arriva la folgorazione.
È il 2005 quando Leopold decide che è giunto il momento di aiutare in maniera continuativa i bambini in difficoltà e in particolare gli orfani. A soli 19 anni fonda l’A.E.D.P.B. – Associazione dei Bambini in Difficoltà per il Progresso in Burundi registrata ufficialmente il 24 maggio 2007.
Comincia così la sua missione. Leopold non si sente il direttore di un orfanotrofio, ma il fratello maggiore di quei primi quattro ragazzi che accoglie in una casetta di Kinama, un sobborgo di Bujumbura. È una stanzetta di tre metri per tre. Sul muro esterno – accanto alla porticina in legno – una scritta dipinta a mano riporta la sigla dell’associazione e il nome della casa “Nice Hope House”. Questo è anche il suo progetto di vita: dare una Casa di Bella Speranza a tutti i bambini in difficoltà!
La sua giovane età non gli nasconde le difficoltà che si celano dietro questa sua scelta che caratterizzerà tutta la sua vita. Per realizzare il suo sogno non basta la
sua forza di volontà. Non mancano mai le anime sante che lo aiutano, amici e vicini di casa, ma è costretto a cambiare spesso la sede della sua casa di speranza, fino a decidere di trasferirsi a Gitega, dove gli affitti sono meno cari.
Leopold pregava Dio ogni giorno – e lo fa ancora – affinché sostenesse la sua scelta e gli facesse incontrare qualcuno che lo “aiutasse ad aiutare”. Nel 2017, tre dei suoi bimbi vengono adottati da tre famiglie italiane: sono due maschietti e una femminuccia.
Dopo l’incontro con i propri figli, le famiglie ripensano a quel fratello maggiore che si è preso cura dei loro bambini; anche una quarta famiglia adottiva si entusiasma per quel progetto di vita.
Rientrate in Italia, le quattro famiglie portano nel cuore la missione di Leopold e così, dopo due mesi, i quattro papà fondano l’associazione 4inzu. Il numero “quattro” ritorna più volte in questa storia e la parola “inzu” (che in lingua kirundi significa “casa”, ma anche “famiglia”) coronano il sogno di Leopold. Quattro cavalieri, tre pugliesi e uno veneto, si offrono di aiutarlo ad aiutare.
Grazie alla generosità di tanti benefattori, l’associazione 4inzu OdV ha realizzato una casa di accoglienza sulla collina di Zege, alla periferia di Gitega (attuale capitale del Burundi), su un terreno di 5000 metri quadri.
Nice Hope House, adesso, è una una struttura con dormitori per 60 bambini, refettorio e cucina, scuola materna, infermeria e panificio. Attualmente, ospita 52 bambini orfani o in difficoltà, che non vivono più in strada.
Leopold ha un’attenzione particolare per i bambini con disabilità e affetti da albinismo e anche per quelli appartenenti a minoranze etniche (Batwa, da noi conosciuti come Pigmei).
L’AEDPB, con il supporto di 4inzu OdV, aiuta anche tanti ragazze e ragazzi vulnerabili, perché orfani o vittime di situazioni complicate, tentando di aiutarli a studiare o trovare lavoro per l’inclusione sociale. Alcuni di questi giovani sono cresciuti nell’orfanotrofio, mentre altri hanno vissuto per strada o addirittura presso famiglie affidatarie.
Grazie a 4inzu, l’AEDPB sostiene altri 700 bambini del quartiere, fornendo loro istruzione e assistenza sanitaria. “Siamo orgogliosi di aver costruito una scuola materna che ospita 180 bambini, inclusi quelli dell’orfanotrofio e della comunità Batwa”, afferma soddisfatto Leopold.
Inoltre, presso Nice Hope House è attiva una boulangerie che produce pane da vendere all’esterno, dove si tengono anche corsi di panificazione per aiutare giovani disoccupati.
4inzu organizza anche corsi di cucito per sostenere le ragazze madri e quindi contrastare l’abbandono di minori.
Così il pazzo sogno di Leopold, condiviso da quattro famiglie italiane è diventato una splendida realtà in Burundi grazie ai tantissimi donatori che continuano a sostenere i progetti 4inzu.
Leopold si definisce “figlio della compassione e della misericordia” perché nel corso della sua vita è stato toccato dalla Grazia di Dio e aiutato da mani amorevoli. La misericordia ha toccato la vita di un uomo e lui l’ha trasformata in un canto di gioia e speranza per i più piccoli, con la certezza che Dio ti fa incontrare sulla strada chi ti aiuta ad aiutare.
Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)
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