“L’alfabeto della Misericordia” | W come WORSHIP

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18 Marzo 2026

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Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Questo mercoledì, abbiamo la – W

Dal Michigan (USA), il nostro corrispondente padre Piero Masolo, missionario del Pime, ci racconta il momento di lode e gratitudine dopo il sacramento della Riconciliazione

Misericordia e azioni si intrecciano in mille modi, ma ce n’è uno che mi stupisce ogni volta.

È ciò che qui negli Stati Uniti chiamiamo worship, cioè lode, adorazione, preghiera.

Nel dizionario compare come sostantivo per dire “il sentimento o l’espressione di riverenza e adorazione per Dio”, e come verbo, a significare sia “riverire ed adorare Dio”, che “onorarlo con riti religiosi”.

È quello che vedo ogni volta che esco dal confessionale. Nella cappella, di fronte al Santissimo, in ginocchio, una serie di persone sta “sprecando” il proprio tempo col Signore. Pregano, ringraziano, chiedono. Si sono liberati dai loro peccati grazie al sacramento della riconciliazione ed ora sono a tu per tu con Gesù.

“They worship Him”, semplicemente. A volte con le lacrime agli occhi. Altre con gli occhi che brillano di gratitudine. È un dono poterli osservare, anche solo con la coda dell’occhio, mentre esco dalla chiesa, e raggiungo la mia auto.

Mi sono reso conto che in 17 anni che sono prete non avevo mai confessato così tanto. È un dono, pesante a volte, ma pur sempre un grande dono.

Nietzsche sosteneva che i preti sono il canale di scolo dell’umanità. Lui, ateo, aveva capito perfettamente quanto prezioso fosse il sacramento della riconciliazione.

Questo offrire a Dio quanto ci pesa di più permette di liberarci, di rimetterci in piedi e ripartire con maggiore fiducia.

Vi racconto due episodi che mi hanno colpito. Qui si usa iniziare la confessione dicendo quando la si è fatta l’ultima volta. Una quarantenne ha esordito dicendo che non si era mai confessata… perlomeno da quando era piccola! Che liberazione, dopo così tanti anni, finalmente! Un ragazzo invece, durante le confessioni a scuola, mi ha detto che non lo faceva da ben… tre minuti! La sua insegnante lo aveva rispedito a confessarsi perché aveva mentito appena uscito proprio dal confessionale. Due estremi tra cui la grazia del perdono scorre a piene mani.

Questa grazia accolta, riconosciuta, diventa worship. Quel momento preziosissimo, apparentemente vuoto, in cui stiamo col Signore. Spesso avviene dopo la riconciliazione, ma anche durante un momento di adorazione, personale o comunitaria.

Senza di esso le nostre azioni perdono il loro senso più profondo, rischiano di diventare un fare fine a sé stesso. “Worshiping God” fa la differenza, e ci cambia, permettendoci di diventare più veri, più belli.

Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)

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Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Questo mercoledì, abbiamo la – W

Dal Michigan (USA), il nostro corrispondente padre Piero Masolo, missionario del Pime, ci racconta il momento di lode e gratitudine dopo il sacramento della Riconciliazione

Misericordia e azioni si intrecciano in mille modi, ma ce n’è uno che mi stupisce ogni volta.

È ciò che qui negli Stati Uniti chiamiamo worship, cioè lode, adorazione, preghiera.

Nel dizionario compare come sostantivo per dire “il sentimento o l’espressione di riverenza e adorazione per Dio”, e come verbo, a significare sia “riverire ed adorare Dio”, che “onorarlo con riti religiosi”.

È quello che vedo ogni volta che esco dal confessionale. Nella cappella, di fronte al Santissimo, in ginocchio, una serie di persone sta “sprecando” il proprio tempo col Signore. Pregano, ringraziano, chiedono. Si sono liberati dai loro peccati grazie al sacramento della riconciliazione ed ora sono a tu per tu con Gesù.

“They worship Him”, semplicemente. A volte con le lacrime agli occhi. Altre con gli occhi che brillano di gratitudine. È un dono poterli osservare, anche solo con la coda dell’occhio, mentre esco dalla chiesa, e raggiungo la mia auto.

Mi sono reso conto che in 17 anni che sono prete non avevo mai confessato così tanto. È un dono, pesante a volte, ma pur sempre un grande dono.

Nietzsche sosteneva che i preti sono il canale di scolo dell’umanità. Lui, ateo, aveva capito perfettamente quanto prezioso fosse il sacramento della riconciliazione.

Questo offrire a Dio quanto ci pesa di più permette di liberarci, di rimetterci in piedi e ripartire con maggiore fiducia.

Vi racconto due episodi che mi hanno colpito. Qui si usa iniziare la confessione dicendo quando la si è fatta l’ultima volta. Una quarantenne ha esordito dicendo che non si era mai confessata… perlomeno da quando era piccola! Che liberazione, dopo così tanti anni, finalmente! Un ragazzo invece, durante le confessioni a scuola, mi ha detto che non lo faceva da ben… tre minuti! La sua insegnante lo aveva rispedito a confessarsi perché aveva mentito appena uscito proprio dal confessionale. Due estremi tra cui la grazia del perdono scorre a piene mani.

Questa grazia accolta, riconosciuta, diventa worship. Quel momento preziosissimo, apparentemente vuoto, in cui stiamo col Signore. Spesso avviene dopo la riconciliazione, ma anche durante un momento di adorazione, personale o comunitaria.

Senza di esso le nostre azioni perdono il loro senso più profondo, rischiano di diventare un fare fine a sé stesso. “Worshiping God” fa la differenza, e ci cambia, permettendoci di diventare più veri, più belli.

Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)

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