L’Aquila | Terremoto dell’anima e sisma. Le opere di misericordia rispondono

Foto di Timon Studler su Unsplash
Da L’Aquila, fra Piero Sirianni, frate minore cappuccino: un Convegno sul post sisma per “ricostruire la speranza”
“Il terremoto dell’anima. Comunità ferita. Effetti post-traumatici per catastrofi naturali e belliche” è il Convegno – giunto alla sua terza edizione – che la Chiesa di L’Aquila organizza, in memoria del tragico evento di diciassette anni fa, e per rilanciare prospettive di ricostruzione e di speranza anche per l’avvenire.
Celebrato lo scorso 28 marzo, ha visto gli interventi di: Sua Eminenza Reverendissima, il Cardinale Matteo Zuppi; Sua Eminenza Reverendissima, il Cardinale Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo emerito di L’Aquila; l’Avvocato Maurizio Scelli, Direttore dell’Agenzia Regionale di Protezione Civile dell’Abruzzo; il Colonnello Alessandro Tassi, Capo del Dipartimento di Formazione Avanzata del Centro per la Formazione Logistica Interforze. A questi, si sono aggiunte le Comunicazioni di: Professore Giancarlo Cursi, Sociologo e Docente presso la Pontificia Università Salesiana; Professore e Dottore Franco Marinangeli, Referente Sanitario Regionale per le Emergenze e Direttore del Dipartimento Emergenza e Accettazione dell’ASL 1 Abruzzo.
L’Arcivescovo di L’Aquila, monsignor Antonio D’Angelo, è intervenuto all’inizio dei lavori; moderati, questi, da don Daniele Pinton, Canonico della Cattedrale e Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Fides et Ratio” del medesimo capoluogo abruzzese.
Dalle relazioni della intensa mattinata sono emerse brecce – negli attuali bui causati dalle incertezze belliche e socio-economiche – di speranza; la quale vede la luce anche nella oscurità delle tenebre, ricostruisce, poiché è questione di amore, aiuta a fare memoria. Occorre, però, «riparare la speranza; la speranza è pazienza. Essa invita a tenere sempre in funzione il “sismografo del cuore”» (M. ZUPPI).
«La Risurrezione è il terremoto che ricostruisce», ha proseguito il Cardinale; invitando ciascuno a «guardare dentro le pieghe del cuore». «La solidarietà è condivisione, e si accompagna alla compassione e all’empatia».
L’Arcivescovo emerito Petrocchi ha posto l’attenzione sulla «cura della persona, per promuovere la cultura del buon noi e custodire un circolo virtuoso». Il Cardinale ha indicato la via dell’approccio olistico, rispetto alla «sindrome del segmento», e quella del discernimento comunitario. La sua relazione ha evidenziato il rischio del dilagante «assottigliamento del pensiero critico» e «il dilatamento del vissuto emozionale»; invitando a una maggiore cura delle relazioni e a una buona comunicazione, che non è semplice informazione.
L’intervento di Scelli ha testimoniato che, di fronte a qualunque tipo di dramma o sfida importante, la stanzialità rimane fondamentale. La Protezione Civile opera, primieramente, per vocazione.
Tassi, impegnato nella difesa del nostro Paese da ogni tipo di minaccia, è intervenuto affermando il vivo desiderio, da parte di chi è chiamato in prima linea, a «essere in grado di aiutare», per mezzo di solida formazione e valide competenze.
Le conclusioni del Convegno sono state affidate alla dottoressa Germana D’Orazio, membro del Consiglio Regionale dei Giornalisti d’Abruzzo.
«Le opere di misericordia sono azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali. Istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come pure perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell’ospitare i senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri, nel seppellire i morti. Tra queste opere, fare l’elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna: è pure una pratica di giustizia che piace a Dio» (Catechismo della Chiesa Cattolica 2447).
La croce – generata anche dalla tragicità di alcuni eventi – diventa vocazione alla prossimità per tutte le persone di buona volontà, chiamata all’amore, richiesta di presenza e di vicinanza. Il territorio aquilano, profondamente ferito nel proprio DNA, ha sperimentato una importante fratellanza universale, molti cuori disponibili all’empatia, la condivisione del dolore, la ferma volontà di ripartire insieme.
Lo scritto neotestamentario agli Ebrei esortava, in maniera lapidaria: «Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che sono maltrattati, perché anche voi avete un corpo» (Eb 13,3); portando a compimento quella carità previamente annunciata dai Profeti: «Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà» (Is 58,6-8).
Attingiamo anche noi la medesima vocazione alla misericordia e alle sue opere, alla carità e alla semina del bene, all’altruismo e alla tenerezza.
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- Foto di Timon Studler su Unsplash
Da L’Aquila, fra Piero Sirianni, frate minore cappuccino: un Convegno sul post sisma per “ricostruire la speranza”
“Il terremoto dell’anima. Comunità ferita. Effetti post-traumatici per catastrofi naturali e belliche” è il Convegno – giunto alla sua terza edizione – che la Chiesa di L’Aquila organizza, in memoria del tragico evento di diciassette anni fa, e per rilanciare prospettive di ricostruzione e di speranza anche per l’avvenire.
Celebrato lo scorso 28 marzo, ha visto gli interventi di: Sua Eminenza Reverendissima, il Cardinale Matteo Zuppi; Sua Eminenza Reverendissima, il Cardinale Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo emerito di L’Aquila; l’Avvocato Maurizio Scelli, Direttore dell’Agenzia Regionale di Protezione Civile dell’Abruzzo; il Colonnello Alessandro Tassi, Capo del Dipartimento di Formazione Avanzata del Centro per la Formazione Logistica Interforze. A questi, si sono aggiunte le Comunicazioni di: Professore Giancarlo Cursi, Sociologo e Docente presso la Pontificia Università Salesiana; Professore e Dottore Franco Marinangeli, Referente Sanitario Regionale per le Emergenze e Direttore del Dipartimento Emergenza e Accettazione dell’ASL 1 Abruzzo.
L’Arcivescovo di L’Aquila, monsignor Antonio D’Angelo, è intervenuto all’inizio dei lavori; moderati, questi, da don Daniele Pinton, Canonico della Cattedrale e Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Fides et Ratio” del medesimo capoluogo abruzzese.
Dalle relazioni della intensa mattinata sono emerse brecce – negli attuali bui causati dalle incertezze belliche e socio-economiche – di speranza; la quale vede la luce anche nella oscurità delle tenebre, ricostruisce, poiché è questione di amore, aiuta a fare memoria. Occorre, però, «riparare la speranza; la speranza è pazienza. Essa invita a tenere sempre in funzione il “sismografo del cuore”» (M. ZUPPI).
«La Risurrezione è il terremoto che ricostruisce», ha proseguito il Cardinale; invitando ciascuno a «guardare dentro le pieghe del cuore». «La solidarietà è condivisione, e si accompagna alla compassione e all’empatia».
L’Arcivescovo emerito Petrocchi ha posto l’attenzione sulla «cura della persona, per promuovere la cultura del buon noi e custodire un circolo virtuoso». Il Cardinale ha indicato la via dell’approccio olistico, rispetto alla «sindrome del segmento», e quella del discernimento comunitario. La sua relazione ha evidenziato il rischio del dilagante «assottigliamento del pensiero critico» e «il dilatamento del vissuto emozionale»; invitando a una maggiore cura delle relazioni e a una buona comunicazione, che non è semplice informazione.
L’intervento di Scelli ha testimoniato che, di fronte a qualunque tipo di dramma o sfida importante, la stanzialità rimane fondamentale. La Protezione Civile opera, primieramente, per vocazione.
Tassi, impegnato nella difesa del nostro Paese da ogni tipo di minaccia, è intervenuto affermando il vivo desiderio, da parte di chi è chiamato in prima linea, a «essere in grado di aiutare», per mezzo di solida formazione e valide competenze.
Le conclusioni del Convegno sono state affidate alla dottoressa Germana D’Orazio, membro del Consiglio Regionale dei Giornalisti d’Abruzzo.
«Le opere di misericordia sono azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali. Istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come pure perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell’ospitare i senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri, nel seppellire i morti. Tra queste opere, fare l’elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna: è pure una pratica di giustizia che piace a Dio» (Catechismo della Chiesa Cattolica 2447).
La croce – generata anche dalla tragicità di alcuni eventi – diventa vocazione alla prossimità per tutte le persone di buona volontà, chiamata all’amore, richiesta di presenza e di vicinanza. Il territorio aquilano, profondamente ferito nel proprio DNA, ha sperimentato una importante fratellanza universale, molti cuori disponibili all’empatia, la condivisione del dolore, la ferma volontà di ripartire insieme.
Lo scritto neotestamentario agli Ebrei esortava, in maniera lapidaria: «Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che sono maltrattati, perché anche voi avete un corpo» (Eb 13,3); portando a compimento quella carità previamente annunciata dai Profeti: «Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà» (Is 58,6-8).
Attingiamo anche noi la medesima vocazione alla misericordia e alle sue opere, alla carità e alla semina del bene, all’altruismo e alla tenerezza.
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