Sri Lanka | Un “ciclone” di solidarietà

Gampola, nello Sri Lanka, dopo il passaggio del ciclone Ditwah
Una chiesa rifugio per i 700 sfollati dello Sri Lanka, dopo le alluvioni nella provincia nord-occidentale del Paese
CHILAW (Sri Lanka) — In mezzo a una delle peggiori catastrofi naturali, le chiese del Paese si trasformano in rifugi: non solo luoghi di fede, ma di accoglienza concreta e solidarietà.
Secondo quanto riferisce il vescovo della diocesi di Diocesi di Chilaw, Wimal Jayasuriya, circa 700 persone sono state ospitate nella cattedrale della sua diocesi, “una testimonianza dell’amore di Cristo”.
Altre decine trovano rifugio in diverse chiese locali: alcuni restano a dormire, altri vi si recano per mangiare, lavarsi o semplicemente per trovare un po’ di conforto, dato che le inondazioni hanno reso inaccessibili persino molti servizi igienici.
Le piogge torrenziali, aggravate dal passaggio del Cyclone Ditwah — parte di una serie di eventi che hanno causato frane, alluvioni e distruzione su vaste aree — hanno provocato decine di morti, centinaia di dispersi e milioni di sfollati.
In molte zone le case sono state distrutte o inondate, le infrastrutture idriche e igieniche sono compromesse, e migliaia di famiglie si sono trovate senza un tetto, senza elettricità e senza mezzi di comunicazione.
Di fronte a un’emergenza così grave, la risposta della comunità cristiana — e non solo — è arrivata immediata. Sempre secondo monsignor Jayasuriya, chiese, parroci e volontari si sono messi al servizio di tutti, indipendentemente da credo religioso (buddisti, hindu, musulmani e cristiani), portando cibo, vestiti, prodotti per l’igiene, medicinali, conforto psicologico e spirituale.
Oltre all’accoglienza materiale, la chiesa si propone come luogo di sostegno morale: “In queste ore contano anche vicinanza, ascolto, calore umano”, ha detto un sacerdote, sottolineando come “un gesto di amore e solidarietà sia già, di per sé, un segno di speranza”.
Mentre le autorità stimano che l’emergenza abbia causato decine di migliaia di sfollati e distrutto migliaia di abitazioni, la mobilitazione della comunità ecclesiale — assieme a organizzazioni umanitarie — rappresenta una linea di protezione e speranza per chi ha perso tutto.
Fonte e immagine
Una chiesa rifugio per i 700 sfollati dello Sri Lanka, dopo le alluvioni nella provincia nord-occidentale del Paese
CHILAW (Sri Lanka) — In mezzo a una delle peggiori catastrofi naturali, le chiese del Paese si trasformano in rifugi: non solo luoghi di fede, ma di accoglienza concreta e solidarietà.
Secondo quanto riferisce il vescovo della diocesi di Diocesi di Chilaw, Wimal Jayasuriya, circa 700 persone sono state ospitate nella cattedrale della sua diocesi, “una testimonianza dell’amore di Cristo”.
Altre decine trovano rifugio in diverse chiese locali: alcuni restano a dormire, altri vi si recano per mangiare, lavarsi o semplicemente per trovare un po’ di conforto, dato che le inondazioni hanno reso inaccessibili persino molti servizi igienici.
Le piogge torrenziali, aggravate dal passaggio del Cyclone Ditwah — parte di una serie di eventi che hanno causato frane, alluvioni e distruzione su vaste aree — hanno provocato decine di morti, centinaia di dispersi e milioni di sfollati.
In molte zone le case sono state distrutte o inondate, le infrastrutture idriche e igieniche sono compromesse, e migliaia di famiglie si sono trovate senza un tetto, senza elettricità e senza mezzi di comunicazione.
Di fronte a un’emergenza così grave, la risposta della comunità cristiana — e non solo — è arrivata immediata. Sempre secondo monsignor Jayasuriya, chiese, parroci e volontari si sono messi al servizio di tutti, indipendentemente da credo religioso (buddisti, hindu, musulmani e cristiani), portando cibo, vestiti, prodotti per l’igiene, medicinali, conforto psicologico e spirituale.
Oltre all’accoglienza materiale, la chiesa si propone come luogo di sostegno morale: “In queste ore contano anche vicinanza, ascolto, calore umano”, ha detto un sacerdote, sottolineando come “un gesto di amore e solidarietà sia già, di per sé, un segno di speranza”.
Mentre le autorità stimano che l’emergenza abbia causato decine di migliaia di sfollati e distrutto migliaia di abitazioni, la mobilitazione della comunità ecclesiale — assieme a organizzazioni umanitarie — rappresenta una linea di protezione e speranza per chi ha perso tutto.
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Gampola, nello Sri Lanka, dopo il passaggio del ciclone Ditwah


