Un’opera di misericordia a settimana con… Carlo Miglietta | 6. SOPPORTARE PAZIENTEMENTE LE PERSONE MOLESTE

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22 Agosto 2025

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Il commento del biblista Carlo Miglietta della sesta opera di misericordia spirituale:  Sopportare pazientemente le persone moleste

La situazione

“Con l’aggettivo molesto si intende normalmente colui che provoca fastidio e danni, che è sgradito e sgradevole, difficile da sopportare. Deriva dal latino e ha la stessa radice di moles, il cui significato è «mole», «massa», «peso», ma anche «pericolo». Le persone moleste sono perciò coloro che «ci pesano addosso» e che percepiamo come irritanti o addirittura minacciose” (C. Albini).

Sempre nella storia ci sono state persone particolarmente “moleste”: attaccabrighe, petulanti, insistenti, importune, invadenti… Ma pare che la società odierna, con il suo individualismo smaccato, abbia moltiplicato queste presenze. Se tardi un attimo a ripartire quando il semaforo diventa verde, subito un coro di strombazzamenti è pronto per te. Il fenomeno del bullismo è in costante aumento, fin dalla scuola primaria, con le sue nefaste conseguenze. Si arriva allo stalking, reato che consiste in comportamenti molesti e ripetuti, come pedinamenti, telefonate, messaggi, minacce o appostamenti, che generano nella vittima uno stato di paura, ansia, o la costringono a modificare le proprie abitudini di vita. O addirittura ai femminicidi, incapaci di comprendere e accettare la libertà dell’altra… I social poi hanno portato a un tale livello di violenza verbale, spesso nascosti nell’assoluto anonimato, che Internet è diventato il luogo di gravi molestie da cui non sembra poterci difendere.

“L’aggressività è nell’aria; la avvertiamo in ambito familiare e sul lavoro, per strada e sugli schermi. La respiriamo nelle forme di intrattenimento e ne proviamo un piacere sublimato. E dobbiamo fare i conti persino con la sua variante passiva, che non lascia ferite corporali, ma affonda nella nostra psiche, provoca emozioni negative, fa soffrire.

Una porta sbattuta con rabbia, il rifiuto del dialogo, un gesto di stizza, una risposta sferzante lasciano il segno, chiudono di colpo il flusso della comunicazione… Violenza fisica, violenza verbale, violenza passiva. Siamo circondati dalla violenza, poiché fa parte dell’evoluzione umana, è inscritta nel DNA del vivente, che ha dovuto farne uso per difendersi, sopraffare l’altro e assicurarsi la sopravvivenza…

Quando però i legami sociali si allentano e prevale l’anomia, come ammoniva Emile Durkheim, c’è il rischio di una regressione e del disgregamento della comunità. Senza regole prevalgono i caratteri peggiori dell’essere, la sua parte istintiva, non repressa o, se vogliamo, non educata. Riaffiora l’aggressività, dove i membri della comunità, che prima condividevano pacificamente l’esistenza, diventano potenziali nemici o pericolosi competitor” (C. Bordoni).

Dio è paziente

Dice Dio: “Non sono io che uso pazienza e chiudo un occhio?” (Is 57,11); “È forse stanca la pazienza del Signore?” (Mi 2,7); “Ti prendi gioco della ricchezza della sua bontà, della sua tolleranza e della sua pazienza, senza riconoscere che la bontà di Dio ti spinge alla conversione?” (Rm 2,4); “Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2 Pt 3,9); “Dio… ha sopportato con grande pazienza vasi di collera, già pronti per la perdizione” (Rm 9,22); “Al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza” (Rm 3,25-26); Dio “trattiene l’ira, la punizione, perché è benigno, paziente, e vuole portarci al ravvedimento” (Rm 2,4).

Ha detto Papa Francesco: “Nella Bibbia vediamo che Dio stesso deve usare misericordia per sopportare le lamentele del suo popolo. Ad esempio nel libro dell’Esodo il popolo risulta davvero insopportabile: prima piange perché è schiavo in Egitto, e Dio lo libera; poi, nel deserto, si lamenta perché non c’è da mangiare (cfr 16,3), e Dio manda le quaglie e la manna (cfr 16,13-16), ma nonostante questo le lamentele non cessano. Mosè faceva da mediatore tra Dio e il popolo, e anche lui qualche volta sarà risultato molesto per il Signore. Ma Dio ha avuto pazienza e così ha insegnato a Mosè e al popolo anche questa dimensione essenziale della fede…

Guardiamo soprattutto a Gesù: quanta pazienza ha dovuto avere nei tre anni della sua vita pubblica! Una volta, mentre era in cammino con i discepoli, fu fermato dalla madre di Giacomo e Giovanni, la quale gli disse: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno» (Mt 20,21). La mamma faceva la lobby per i suoi figli, ma era la mamma … Anche da quella situazione Gesù prende spunto per dare un insegnamento fondamentale: il suo non è un regno di potere, non è un regno di gloria come quelli terreni, ma di servizio e donazione agli altri. Gesù insegna ad andare sempre all’essenziale e a guardare più lontano per assumere con responsabilità la propria missione”.

Spesso Gesù parla della pazienza nelle parabole, come in quella del figliol prodigo, che illustra la pazienza e la misericordia divine nei confronti di coloro che possono sembrare molesti. La vedova importuna che riceve giustizia dal giudice iniquo (Lc 18,1-8) e l’amico insistente che riceve i tre pani per i pellegrini (Lc 11,5-9) dimostrano che anche le persone moleste possono ricevere il beneficio della preghiera e della misericordia.

Sopportare pazientemente

La parola pazienza deriva da patior e dunque da passiocum-passio, soffrire. Nella Bibbia è la sopportazione (anoché), cui vengono quasi sempre associate la costanza (hypomoné) e la longanimità (makrothymía) (Ef 4,6; Col 3,13; 2 Ts 1,4).

Nella Scrittura, sopportare persone moleste o importune è un tema ricorrente legato alla compassione e alla misericordia. Guai a reagire con rabbia o disprezzo, invece di affrontare le difficoltà con affetto e comprensione. L’amore è il principio fondamentale che deve sempre guidare la nostra interazione con gli altri, incluso il sopportare le persone moleste.

Troviamo tantissimi inviti alla pazienza tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento: “Abbi un po’ di pazienza e io ti istruirò, perché c’è altro da dire in difesa di Dio” (Gb 36,2). “È meglio la pazienza che la forza di un eroe, chi domina se stesso vale più di chi conquista una città” (Pro 16,32); “L’iracondo commette sciocchezze, il riflessivo sopporta” (Pr 14,17); “Guai a voi che avete perduto la pazienza; che farete quando il Signore verrà a visitarvi?” (Sir 2,14).

Nel Nuovo Testamento ci ammonisce Giacomo: “Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla” (Gc 1,2-4); “Lo sapete, fratelli miei carissimi: sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira. Perché l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio” (Gc 1,19-20). “Prendete, o fratelli, a modello di sopportazione e di pazienza i profeti che parlano nel nome del Signore. Noi chiamiamo beati quelli che hanno sopportato con pazienza. Avete udito parlare della pazienza di Giobbe e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è ricco di misericordia e di compassione” (Gc 5,10-11).

E Paolo: “Vi esorto dunque… a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto,  con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore,  cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace” (Ef 4,1-3); “Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione” (Col 3,12-14); “(la carità infatti) tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 1,7). “Il Signore diriga i vostri cuori nell’amore di Dio e nella pazienza di Cristo” (2 Ts 3,5).

Innanzitutto dobbiamo chiederci se spesso anche noi non siamo “persone moleste”: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?” (Lc 6,41). Diceva Papa Francesco: “Facciamo mai l’esame di coscienza per vedere se anche noi, a volte, possiamo risultare molesti agli altri? È facile puntare il dito contro i difetti e le mancanze altrui, ma dobbiamo imparare a metterci nei panni degli altri”.

Occorre allora sopportare gli altri, perdonando le offese come Dio continuamente ci perdona, amando disinteressatamente, senza aspettarci alcun beneficio o gratificazione personale. Ci esorta ancora Paolo: “Noi che siamo i forti abbiamo il dovere di sopportare l’infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi” (Rm 15,1); “Ma tu, uomo di Dio…, tendi alla… carità, alla pazienza, alla mitezza” (1 Tm 6,11).

San Benedetto nella sua Regola esorta i monaci affinché “si prevengano l’un l’altro nel rendersi onore; sopportino con grandissima pazienza le rispettive miserie fisiche e morali; gareggino nell’obbedirsi scambievolmente; nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma piuttosto ciò che giudica utile per gli altri, si sopportino a vicenda un amore fraterno e libero da ogni egoismo” (RB, cap 72).

Questa è forse l’opera di misericordia più attuale, più quotidiana, più universale, che ci interpella tutti e tutti i giorni, dovunque andiamo, perché ogni giorno siamo a contatto con persone che non sono non ci sono simpatiche o che addirittura ci danno fastidio: ma che dobbiamo in ogni caso coprire del divino Amore gratuito di cui ogni giorno Dio ci riempie, sempre ricordando che talvolta anche noi possiamo essere, magari senza volerlo, “persone moleste” per gli altri.

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Il commento del biblista Carlo Miglietta della sesta opera di misericordia spirituale:  Sopportare pazientemente le persone moleste

La situazione

“Con l’aggettivo molesto si intende normalmente colui che provoca fastidio e danni, che è sgradito e sgradevole, difficile da sopportare. Deriva dal latino e ha la stessa radice di moles, il cui significato è «mole», «massa», «peso», ma anche «pericolo». Le persone moleste sono perciò coloro che «ci pesano addosso» e che percepiamo come irritanti o addirittura minacciose” (C. Albini).

Sempre nella storia ci sono state persone particolarmente “moleste”: attaccabrighe, petulanti, insistenti, importune, invadenti… Ma pare che la società odierna, con il suo individualismo smaccato, abbia moltiplicato queste presenze. Se tardi un attimo a ripartire quando il semaforo diventa verde, subito un coro di strombazzamenti è pronto per te. Il fenomeno del bullismo è in costante aumento, fin dalla scuola primaria, con le sue nefaste conseguenze. Si arriva allo stalking, reato che consiste in comportamenti molesti e ripetuti, come pedinamenti, telefonate, messaggi, minacce o appostamenti, che generano nella vittima uno stato di paura, ansia, o la costringono a modificare le proprie abitudini di vita. O addirittura ai femminicidi, incapaci di comprendere e accettare la libertà dell’altra… I social poi hanno portato a un tale livello di violenza verbale, spesso nascosti nell’assoluto anonimato, che Internet è diventato il luogo di gravi molestie da cui non sembra poterci difendere.

“L’aggressività è nell’aria; la avvertiamo in ambito familiare e sul lavoro, per strada e sugli schermi. La respiriamo nelle forme di intrattenimento e ne proviamo un piacere sublimato. E dobbiamo fare i conti persino con la sua variante passiva, che non lascia ferite corporali, ma affonda nella nostra psiche, provoca emozioni negative, fa soffrire.

Una porta sbattuta con rabbia, il rifiuto del dialogo, un gesto di stizza, una risposta sferzante lasciano il segno, chiudono di colpo il flusso della comunicazione… Violenza fisica, violenza verbale, violenza passiva. Siamo circondati dalla violenza, poiché fa parte dell’evoluzione umana, è inscritta nel DNA del vivente, che ha dovuto farne uso per difendersi, sopraffare l’altro e assicurarsi la sopravvivenza…

Quando però i legami sociali si allentano e prevale l’anomia, come ammoniva Emile Durkheim, c’è il rischio di una regressione e del disgregamento della comunità. Senza regole prevalgono i caratteri peggiori dell’essere, la sua parte istintiva, non repressa o, se vogliamo, non educata. Riaffiora l’aggressività, dove i membri della comunità, che prima condividevano pacificamente l’esistenza, diventano potenziali nemici o pericolosi competitor” (C. Bordoni).

Dio è paziente

Dice Dio: “Non sono io che uso pazienza e chiudo un occhio?” (Is 57,11); “È forse stanca la pazienza del Signore?” (Mi 2,7); “Ti prendi gioco della ricchezza della sua bontà, della sua tolleranza e della sua pazienza, senza riconoscere che la bontà di Dio ti spinge alla conversione?” (Rm 2,4); “Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2 Pt 3,9); “Dio… ha sopportato con grande pazienza vasi di collera, già pronti per la perdizione” (Rm 9,22); “Al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza” (Rm 3,25-26); Dio “trattiene l’ira, la punizione, perché è benigno, paziente, e vuole portarci al ravvedimento” (Rm 2,4).

Ha detto Papa Francesco: “Nella Bibbia vediamo che Dio stesso deve usare misericordia per sopportare le lamentele del suo popolo. Ad esempio nel libro dell’Esodo il popolo risulta davvero insopportabile: prima piange perché è schiavo in Egitto, e Dio lo libera; poi, nel deserto, si lamenta perché non c’è da mangiare (cfr 16,3), e Dio manda le quaglie e la manna (cfr 16,13-16), ma nonostante questo le lamentele non cessano. Mosè faceva da mediatore tra Dio e il popolo, e anche lui qualche volta sarà risultato molesto per il Signore. Ma Dio ha avuto pazienza e così ha insegnato a Mosè e al popolo anche questa dimensione essenziale della fede…

Guardiamo soprattutto a Gesù: quanta pazienza ha dovuto avere nei tre anni della sua vita pubblica! Una volta, mentre era in cammino con i discepoli, fu fermato dalla madre di Giacomo e Giovanni, la quale gli disse: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno» (Mt 20,21). La mamma faceva la lobby per i suoi figli, ma era la mamma … Anche da quella situazione Gesù prende spunto per dare un insegnamento fondamentale: il suo non è un regno di potere, non è un regno di gloria come quelli terreni, ma di servizio e donazione agli altri. Gesù insegna ad andare sempre all’essenziale e a guardare più lontano per assumere con responsabilità la propria missione”.

Spesso Gesù parla della pazienza nelle parabole, come in quella del figliol prodigo, che illustra la pazienza e la misericordia divine nei confronti di coloro che possono sembrare molesti. La vedova importuna che riceve giustizia dal giudice iniquo (Lc 18,1-8) e l’amico insistente che riceve i tre pani per i pellegrini (Lc 11,5-9) dimostrano che anche le persone moleste possono ricevere il beneficio della preghiera e della misericordia.

Sopportare pazientemente

La parola pazienza deriva da patior e dunque da passiocum-passio, soffrire. Nella Bibbia è la sopportazione (anoché), cui vengono quasi sempre associate la costanza (hypomoné) e la longanimità (makrothymía) (Ef 4,6; Col 3,13; 2 Ts 1,4).

Nella Scrittura, sopportare persone moleste o importune è un tema ricorrente legato alla compassione e alla misericordia. Guai a reagire con rabbia o disprezzo, invece di affrontare le difficoltà con affetto e comprensione. L’amore è il principio fondamentale che deve sempre guidare la nostra interazione con gli altri, incluso il sopportare le persone moleste.

Troviamo tantissimi inviti alla pazienza tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento: “Abbi un po’ di pazienza e io ti istruirò, perché c’è altro da dire in difesa di Dio” (Gb 36,2). “È meglio la pazienza che la forza di un eroe, chi domina se stesso vale più di chi conquista una città” (Pro 16,32); “L’iracondo commette sciocchezze, il riflessivo sopporta” (Pr 14,17); “Guai a voi che avete perduto la pazienza; che farete quando il Signore verrà a visitarvi?” (Sir 2,14).

Nel Nuovo Testamento ci ammonisce Giacomo: “Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla” (Gc 1,2-4); “Lo sapete, fratelli miei carissimi: sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira. Perché l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio” (Gc 1,19-20). “Prendete, o fratelli, a modello di sopportazione e di pazienza i profeti che parlano nel nome del Signore. Noi chiamiamo beati quelli che hanno sopportato con pazienza. Avete udito parlare della pazienza di Giobbe e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è ricco di misericordia e di compassione” (Gc 5,10-11).

E Paolo: “Vi esorto dunque… a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto,  con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore,  cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace” (Ef 4,1-3); “Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione” (Col 3,12-14); “(la carità infatti) tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 1,7). “Il Signore diriga i vostri cuori nell’amore di Dio e nella pazienza di Cristo” (2 Ts 3,5).

Innanzitutto dobbiamo chiederci se spesso anche noi non siamo “persone moleste”: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?” (Lc 6,41). Diceva Papa Francesco: “Facciamo mai l’esame di coscienza per vedere se anche noi, a volte, possiamo risultare molesti agli altri? È facile puntare il dito contro i difetti e le mancanze altrui, ma dobbiamo imparare a metterci nei panni degli altri”.

Occorre allora sopportare gli altri, perdonando le offese come Dio continuamente ci perdona, amando disinteressatamente, senza aspettarci alcun beneficio o gratificazione personale. Ci esorta ancora Paolo: “Noi che siamo i forti abbiamo il dovere di sopportare l’infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi” (Rm 15,1); “Ma tu, uomo di Dio…, tendi alla… carità, alla pazienza, alla mitezza” (1 Tm 6,11).

San Benedetto nella sua Regola esorta i monaci affinché “si prevengano l’un l’altro nel rendersi onore; sopportino con grandissima pazienza le rispettive miserie fisiche e morali; gareggino nell’obbedirsi scambievolmente; nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma piuttosto ciò che giudica utile per gli altri, si sopportino a vicenda un amore fraterno e libero da ogni egoismo” (RB, cap 72).

Questa è forse l’opera di misericordia più attuale, più quotidiana, più universale, che ci interpella tutti e tutti i giorni, dovunque andiamo, perché ogni giorno siamo a contatto con persone che non sono non ci sono simpatiche o che addirittura ci danno fastidio: ma che dobbiamo in ogni caso coprire del divino Amore gratuito di cui ogni giorno Dio ci riempie, sempre ricordando che talvolta anche noi possiamo essere, magari senza volerlo, “persone moleste” per gli altri.

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