Etiopia | Ai confini dell’Oromia, una missione che disseta

Foto di Shoham Avisrur su Unsplash
Nell’Est dell’Etiopia colpito da siccità e sfollamenti, la presenza missionaria si fa prossimità: dar da bere agli assetati è un gesto di misericordia che restituisce dignità alle comunità più fragili
- Una terra ferita dalla sete e dall’abbandono
- La presenza missionaria come risposta di misericordia
- Dar da bere agli assetati: un gesto che salva vite
- Una Chiesa che resta, ascolta e accompagna
1. Una terra ferita dalla sete e dall’abbandono
Nelle zone orientali della regione dell’Oromia, in Etiopia, la vita quotidiana è segnata da una siccità prolungata che ha prosciugato pozzi, distrutto raccolti e decimato il bestiame. Intere famiglie sono costrette a spostarsi in aree ancora più aride, costruendo ripari di fortuna e vivendo in condizioni di estrema precarietà. Qui la sete non è solo mancanza d’acqua, ma simbolo di un’esistenza esposta alla marginalità e all’invisibilità, soprattutto per donne e bambini.
2. La presenza missionaria come risposta di misericordia
In questo contesto fragile opera la Chiesa locale, attraverso la Prefettura Apostolica di Robe, che da anni ha scelto di essere presente anche nei luoghi più remoti. I missionari non portano solo aiuti materiali, ma condividono la vita delle comunità, visitano i villaggi, ascoltano i bisogni e cercano di rispondere alle emergenze più urgenti. La loro è una presenza silenziosa ma costante, che diventa segno concreto di prossimità evangelica.
3. Dar da bere agli assetati: un gesto che salva vite
Tra le opere di misericordia corporale, dar da bere agli assetati assume in Oromia un significato profondamente concreto. Garantire l’accesso all’acqua potabile, sostenere chi percorre chilometri per riempire una tanica, condividere quel poco che c’è: sono gesti che salvano la vita e restituiscono dignità. I missionari raccontano incontri con famiglie accampate in zone aride, dove anche un piccolo aiuto diventa segno di speranza. In quei momenti, l’acqua donata non disseta solo il corpo, ma rinnova la fiducia di non essere dimenticati.
4. Una Chiesa che resta, ascolta e accompagna
La missione ai confini orientali dell’Oromia è definita dagli stessi missionari come una nuova chiamata alla prossimità. In luoghi dove non esistono strutture ecclesiali e la maggioranza della popolazione è musulmana, la Chiesa sceglie di restare, di accompagnare e di servire senza distinzione. Dar da bere agli assetati, in questo contesto, diventa immagine di una Chiesa che non passa oltre, ma si ferma accanto a chi ha sete di acqua, di giustizia e di futuro.
Fonte
Immagine
- Foto di Shoham Avisrur su Unsplash
Nell’Est dell’Etiopia colpito da siccità e sfollamenti, la presenza missionaria si fa prossimità: dar da bere agli assetati è un gesto di misericordia che restituisce dignità alle comunità più fragili
- Una terra ferita dalla sete e dall’abbandono
- La presenza missionaria come risposta di misericordia
- Dar da bere agli assetati: un gesto che salva vite
- Una Chiesa che resta, ascolta e accompagna
1. Una terra ferita dalla sete e dall’abbandono
Nelle zone orientali della regione dell’Oromia, in Etiopia, la vita quotidiana è segnata da una siccità prolungata che ha prosciugato pozzi, distrutto raccolti e decimato il bestiame. Intere famiglie sono costrette a spostarsi in aree ancora più aride, costruendo ripari di fortuna e vivendo in condizioni di estrema precarietà. Qui la sete non è solo mancanza d’acqua, ma simbolo di un’esistenza esposta alla marginalità e all’invisibilità, soprattutto per donne e bambini.
2. La presenza missionaria come risposta di misericordia
In questo contesto fragile opera la Chiesa locale, attraverso la Prefettura Apostolica di Robe, che da anni ha scelto di essere presente anche nei luoghi più remoti. I missionari non portano solo aiuti materiali, ma condividono la vita delle comunità, visitano i villaggi, ascoltano i bisogni e cercano di rispondere alle emergenze più urgenti. La loro è una presenza silenziosa ma costante, che diventa segno concreto di prossimità evangelica.
3. Dar da bere agli assetati: un gesto che salva vite
Tra le opere di misericordia corporale, dar da bere agli assetati assume in Oromia un significato profondamente concreto. Garantire l’accesso all’acqua potabile, sostenere chi percorre chilometri per riempire una tanica, condividere quel poco che c’è: sono gesti che salvano la vita e restituiscono dignità. I missionari raccontano incontri con famiglie accampate in zone aride, dove anche un piccolo aiuto diventa segno di speranza. In quei momenti, l’acqua donata non disseta solo il corpo, ma rinnova la fiducia di non essere dimenticati.
4. Una Chiesa che resta, ascolta e accompagna
La missione ai confini orientali dell’Oromia è definita dagli stessi missionari come una nuova chiamata alla prossimità. In luoghi dove non esistono strutture ecclesiali e la maggioranza della popolazione è musulmana, la Chiesa sceglie di restare, di accompagnare e di servire senza distinzione. Dar da bere agli assetati, in questo contesto, diventa immagine di una Chiesa che non passa oltre, ma si ferma accanto a chi ha sete di acqua, di giustizia e di futuro.
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- Foto di Shoham Avisrur su Unsplash

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