Palermo | Dalla ferita alla speranza: una testimonianza che parla ai giovani

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27 Aprile 2026

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Dalla sofferenza personale alla missione educativa: l’adesione al progetto Tumìamì di Riccardo Rossi diventa occasione di dialogo con gli studenti più fragili

C’è un momento nella vita in cui la propria storia smette di essere soltanto memoria personale e diventa dono per gli altri. È ciò che è accaduto a Riccardo Rossi, giornalista, ex portavoce di Fratel Biagio Conte e Piccolo Figlio della Divina Volontà che ha scelto di aderire al progetto Tumìamì, un’iniziativa dedicata al sostegno dei giovanissimi in situazione di disagio.

Una decisione maturata nella fede e nella vita familiare: «Grazie a mia moglie e a Gesù Cristo ho accettato di far parte di questo progetto», racconta. Un sì nato dall’esperienza concreta di una guarigione interiore che oggi desidera trasformarsi in speranza condivisa.

L’incontro decisivo è stato quello con la dirigente scolastica Sabrina Marino dell’Istituto comprensivo “Perez – Madre Teresa di Calcutta” di Palermo, che ha riconosciuto nella sua storia personale una testimonianza capace di parlare ai ragazzi.

Riccardo non porta nelle classi una lezione teorica, ma una vita segnata da ferite reali: una giovinezza vissuta tra umiliazioni e difficoltà, un diploma arrivato solo a 22 anni, il senso di smarrimento che molti adolescenti conoscono bene. Proprio per questo la sua presenza diventa credibile.

“Raccontare la propria fragilità”, spiega, “significa dire ai giovani che il fallimento non è la fine, ma può diventare un nuovo inizio”.

Alla base della sua scelta c’è un cammino spirituale profondo. Rossi attribuisce la propria rinascita all’incontro con Cristo e con fratel Biagio Conte e alla spiritualità legata alla Serva di Dio Luisa Piccarreta, i cui scritti del Libro di Cielo hanno segnato il suo percorso di fede.

«Ho capito che ogni sofferenza è un dono», afferma, sottolineando come il dolore, unito a Gesù, possa trasformarsi in amore concreto verso gli altri. La testimonianza che porta nelle scuole non è dunque solo autobiografica, ma spirituale: reagire al male con l’amore di Cristo e di Maria diventa un messaggio educativo rivolto a studenti spesso feriti da solitudine, disagio sociale o mancanza di riferimenti.

Fondamentale, nel percorso di Tumìamì, è anche la collaborazione con il professor Alberto Favata, che lo accompagna negli incontri scolastici favorendo il dialogo con gli studenti.

riccardo-rossi-tumiami-scuoleNei suoi interventi emerge anche la memoria familiare: il racconto dell’esodo forzato vissuto dalla famiglia paterna, costretta a fuggire dall’Istria durante le tragedie delle foibe.

Una storia di dolore e sradicamento che oggi trova compimento in una scelta opposta: non fuggire, ma restare accanto alle persone per costruire relazioni di bene.

Accanto alla moglie Barbara, Riccardo  è anche impegnato come volontario nella Missione “Speranza e Carità” fondata da fratel Biagio nel 1991, che accoglie a Palermo coloro che vivono ai margini.

E, coinvolgendosi in questa nuova iniziativa, dimostra ancora una volta che la propria vita, attraversata dalla sofferenza, può diventare per altri un segno concreto di rinascita e misericordia.

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  • Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
  • Foto di Riccardo Rossi

Dalla sofferenza personale alla missione educativa: l’adesione al progetto Tumìamì di Riccardo Rossi diventa occasione di dialogo con gli studenti più fragili

C’è un momento nella vita in cui la propria storia smette di essere soltanto memoria personale e diventa dono per gli altri. È ciò che è accaduto a Riccardo Rossi, giornalista, ex portavoce di Fratel Biagio Conte e Piccolo Figlio della Divina Volontà che ha scelto di aderire al progetto Tumìamì, un’iniziativa dedicata al sostegno dei giovanissimi in situazione di disagio.

Una decisione maturata nella fede e nella vita familiare: «Grazie a mia moglie e a Gesù Cristo ho accettato di far parte di questo progetto», racconta. Un sì nato dall’esperienza concreta di una guarigione interiore che oggi desidera trasformarsi in speranza condivisa.

L’incontro decisivo è stato quello con la dirigente scolastica Sabrina Marino dell’Istituto comprensivo “Perez – Madre Teresa di Calcutta” di Palermo, che ha riconosciuto nella sua storia personale una testimonianza capace di parlare ai ragazzi.

Riccardo non porta nelle classi una lezione teorica, ma una vita segnata da ferite reali: una giovinezza vissuta tra umiliazioni e difficoltà, un diploma arrivato solo a 22 anni, il senso di smarrimento che molti adolescenti conoscono bene. Proprio per questo la sua presenza diventa credibile.

“Raccontare la propria fragilità”, spiega, “significa dire ai giovani che il fallimento non è la fine, ma può diventare un nuovo inizio”.

Alla base della sua scelta c’è un cammino spirituale profondo. Rossi attribuisce la propria rinascita all’incontro con Cristo e con fratel Biagio Conte e alla spiritualità legata alla Serva di Dio Luisa Piccarreta, i cui scritti del Libro di Cielo hanno segnato il suo percorso di fede.

«Ho capito che ogni sofferenza è un dono», afferma, sottolineando come il dolore, unito a Gesù, possa trasformarsi in amore concreto verso gli altri. La testimonianza che porta nelle scuole non è dunque solo autobiografica, ma spirituale: reagire al male con l’amore di Cristo e di Maria diventa un messaggio educativo rivolto a studenti spesso feriti da solitudine, disagio sociale o mancanza di riferimenti.

Fondamentale, nel percorso di Tumìamì, è anche la collaborazione con il professor Alberto Favata, che lo accompagna negli incontri scolastici favorendo il dialogo con gli studenti.

riccardo-rossi-tumiami-scuoleNei suoi interventi emerge anche la memoria familiare: il racconto dell’esodo forzato vissuto dalla famiglia paterna, costretta a fuggire dall’Istria durante le tragedie delle foibe.

Una storia di dolore e sradicamento che oggi trova compimento in una scelta opposta: non fuggire, ma restare accanto alle persone per costruire relazioni di bene.

Accanto alla moglie Barbara, Riccardo  è anche impegnato come volontario nella Missione “Speranza e Carità” fondata da fratel Biagio nel 1991, che accoglie a Palermo coloro che vivono ai margini.

E, coinvolgendosi in questa nuova iniziativa, dimostra ancora una volta che la propria vita, attraversata dalla sofferenza, può diventare per altri un segno concreto di rinascita e misericordia.

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