Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili

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Il 6 febbraio, il mondo ha ricordato che le mutilazioni genitali femminili sono una ferita nascosta che colpisce milioni di bambine e donne
Ogni anno, il 6 febbraio, la comunità internazionale celebra la Giornata mondiale della tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili (MGF), istituita dall’Assemblea generale dell’Onu per richiamare governi, comunità religiose e società civile a un impegno concreto per eliminare questa pratica. Le MGF sono riconosciute come una grave violazione dei diritti umani, della salute e dell’integrità delle bambine e delle donne.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno: secondo UNICEF, OMS e UNFPA, più di 230 milioni di ragazze e donne vivono oggi con le conseguenze delle mutilazioni genitali femminili, e milioni di bambine – molte sotto i cinque anni – rischiano di subirle nei prossimi anni se non si interviene con decisione.
Dietro queste cifre ci sono volti e storie: vite segnate da dolore fisico cronico, complicanze ostetriche, rischio di infezioni gravi e traumi psicologici profondi
Le motivazioni addotte per giustificare le MGF sono diverse: tradizioni ancestrali, controllo della sessualità femminile, pressione sociale, aspettative matrimoniali. In alcuni contesti si richiama persino la religione, ma le principali confessioni, compresa la Chiesa cattolica, hanno chiarito che non esiste alcuna prescrizione religiosa che legittimi queste pratiche. Siamo quindi di fronte non a un rito “culturale” neutro, ma a una forma estrema di violenza di genere travestita da normalità sociale.
La Giornata del 6 febbraio è allora un invito a un duplice impegno.
Da un lato, sostenere programmi sanitari, educativi e sociali che coinvolgano l’intera comunità – famiglie, leader religiosi, operatori sanitari – perché l’abbandono delle MGF non sia una scelta isolata, ma una decisione condivisa.
Dall’altro per i credenti, coltivare uno sguardo che sappia riconoscere in ogni bambina una figlia amata da Dio, portatrice di una dignità che nessuna tradizione può violare. Per chi vive in Europa o in Occidente, dove migliaia di donne migranti portano sul proprio corpo i segni di questa violenza, la Giornata mondiale è anche un’occasione per rafforzare reti di accoglienza, ascolto e cura, perché nessuna resti sola con la propria ferita. La tolleranza zero non è solo uno slogan, ma un criterio evangelico: non c’è spazio per il compromesso quando in gioco è l’integrità delle più piccole.
Risorse
- Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili – OnuItalia
- International Day of Zero Tolerance for Female Genital Mutilation 2026 sito UNICEF
- Joint statement by the UNFPA Executive Director, UNICEF Executive Director, OHCHR High Commissioner, UN Women Executive Director, WHO Director-General, and UNESCO Director-General on the International Day of Zero Tolerance for Female Genital Mutilation – sito ONU (anche in formato .pdf )
Immagini
Il 6 febbraio, il mondo ha ricordato che le mutilazioni genitali femminili sono una ferita nascosta che colpisce milioni di bambine e donne
Ogni anno, il 6 febbraio, la comunità internazionale celebra la Giornata mondiale della tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili (MGF), istituita dall’Assemblea generale dell’Onu per richiamare governi, comunità religiose e società civile a un impegno concreto per eliminare questa pratica. Le MGF sono riconosciute come una grave violazione dei diritti umani, della salute e dell’integrità delle bambine e delle donne.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno: secondo UNICEF, OMS e UNFPA, più di 230 milioni di ragazze e donne vivono oggi con le conseguenze delle mutilazioni genitali femminili, e milioni di bambine – molte sotto i cinque anni – rischiano di subirle nei prossimi anni se non si interviene con decisione.
Dietro queste cifre ci sono volti e storie: vite segnate da dolore fisico cronico, complicanze ostetriche, rischio di infezioni gravi e traumi psicologici profondi
Le motivazioni addotte per giustificare le MGF sono diverse: tradizioni ancestrali, controllo della sessualità femminile, pressione sociale, aspettative matrimoniali. In alcuni contesti si richiama persino la religione, ma le principali confessioni, compresa la Chiesa cattolica, hanno chiarito che non esiste alcuna prescrizione religiosa che legittimi queste pratiche. Siamo quindi di fronte non a un rito “culturale” neutro, ma a una forma estrema di violenza di genere travestita da normalità sociale.
La Giornata del 6 febbraio è allora un invito a un duplice impegno.
Da un lato, sostenere programmi sanitari, educativi e sociali che coinvolgano l’intera comunità – famiglie, leader religiosi, operatori sanitari – perché l’abbandono delle MGF non sia una scelta isolata, ma una decisione condivisa.
Dall’altro per i credenti, coltivare uno sguardo che sappia riconoscere in ogni bambina una figlia amata da Dio, portatrice di una dignità che nessuna tradizione può violare. Per chi vive in Europa o in Occidente, dove migliaia di donne migranti portano sul proprio corpo i segni di questa violenza, la Giornata mondiale è anche un’occasione per rafforzare reti di accoglienza, ascolto e cura, perché nessuna resti sola con la propria ferita. La tolleranza zero non è solo uno slogan, ma un criterio evangelico: non c’è spazio per il compromesso quando in gioco è l’integrità delle più piccole.
Risorse
- Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili – OnuItalia
- International Day of Zero Tolerance for Female Genital Mutilation 2026 sito UNICEF
- Joint statement by the UNFPA Executive Director, UNICEF Executive Director, OHCHR High Commissioner, UN Women Executive Director, WHO Director-General, and UNESCO Director-General on the International Day of Zero Tolerance for Female Genital Mutilation – sito ONU (anche in formato .pdf )
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