Mai abituarsi alla guerra

Foto di Антон Дмитриев su Unsplash
L’editoriale di Marco Bello sulla rivista Missioni Consolata: “mai abituarsi alle guerre, mai dimenticare. Informarsi, anche se è difficile”
(di Marc Bello)
Mai abituarsi alla guerra. Da alcune settimane l’Ucraina è entrata nel quinto anno d’invasione da parte della Russia di Vladimir Putin. La popolazione ha appena passato un inverno particolarmente duro perché le azioni belliche, intensificate con l’obiettivo di distruggere le infrastrutture energetiche, hanno puntato direttamente alla popolazione. Una guerra indirizzata ai civili, dunque, in modo diretto (con le bombe) e indiretto (con il freddo e le privazioni).
Mentre scriviamo, si è pure scatenato l’attacco totalmente illegale da parte di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. In flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite (articolo 2), senza l’autorizzazione del Consiglio di sicurezza e senza alcuna legittima rivendicazione di autodifesa (articolo 51). Un attacco diretto alle Nazioni Unite già debilitate (si veda l’articolo nella rubrica Cooperando). La mossa di Trump, inoltre, aggira l’autorità costituzionale del Congresso degli Stati Uniti, il cui voto è necessario per una dichiarazione di guerra, a meno di attacco contro gli Usa o minaccia di un attacco imminente. Intanto, è partito il macabro conteggio delle vittime civili nella nuova guerra.
Israele, da due anni e mezzo, punta in modo sistematico alla popolazione della striscia di Gaza, uccidendola, oltre che con i proiettili dei cecchini e le bombe degli aerei, per fame, per malattia, per freddo (mentre Hamas usa la gente come scudi). Continua l’occupazione della Cisgiordania e attacca ancora il Libano distruggendo e uccidendo.
Sono guerre fuori da ogni regola, nelle quali gli eserciti si concedono tutto. Nonostante oggi la guerra ibrida e l’uso dei droni diano l’illusione di guerre meno cruente. Restano le trincee e le linee rosse (o gialle) invalicabili. Mentre il diritto internazionale e la Convenzione di Ginevra paiono retaggi del passato.
Poi ci sono le guerre che si dimenticano semplicemente perché i media non ne parlano.
Il conflitto in Sudan, questo mese, compie tre anni. È descritto dalle agenzie dell’Onu come la più grave catastrofe umanitaria odierna, con oltre 12 milioni di sfollati. Guerra civile, ma in realtà guerra internazionale, con l’implicazione di Emirati arabi uniti, Egitto, Russia, Iran, Turchia. Anche qui, l’assedio e poi la caduta della città di Al Fashir (capoluogo del Nord Darfur) a fine ottobre 2025, ha mostrato rappresaglie e violenze inenarrabili contro i civili. Ma poco è stato e viene raccontato sui media cosiddetti mainstream.
Così come avviene per le guerre nel Sahel. In Burkina Faso, a metà febbraio, si è svolta la più grande offensiva, condotta su vari fronti e in diverse provincie, dei gruppi jihadisti di Jenim, legati ad al-Qaeda. Ha coinvolto centinaia di combattenti e ha portato alla morte di oltre 180 persone in pochi giorni, molte delle quali civili.
Le guerre sono anche circondate da false informazioni, oggi favorite da due elementi: la facilità di diffusione tramite social media (che non sono mezzi di stampa e quindi non sono verificati) e la possibilità di fabbricare notizie, foto e video, attraverso un largo uso dell’intelligenza artificiale. Immagini create ad hoc e diffuse in rete attraverso le piattaforme social, sembrano reali e inducono a credere ad avvenimenti mai accaduti e a orientare l’opinione pubblica.
Mai abituarsi alle guerre, mai dimenticare. Informarsi, anche se è difficile. Viviamo in una società sovraffollata di notizie, ma solo di quelle che ci vogliono dare.
Fonte
Immagine
- Foto di Антон Дмитриев su Unsplash
L’editoriale di Marco Bello sulla rivista Missioni Consolata: “mai abituarsi alle guerre, mai dimenticare. Informarsi, anche se è difficile”
(di Marc Bello)
Mai abituarsi alla guerra. Da alcune settimane l’Ucraina è entrata nel quinto anno d’invasione da parte della Russia di Vladimir Putin. La popolazione ha appena passato un inverno particolarmente duro perché le azioni belliche, intensificate con l’obiettivo di distruggere le infrastrutture energetiche, hanno puntato direttamente alla popolazione. Una guerra indirizzata ai civili, dunque, in modo diretto (con le bombe) e indiretto (con il freddo e le privazioni).
Mentre scriviamo, si è pure scatenato l’attacco totalmente illegale da parte di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. In flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite (articolo 2), senza l’autorizzazione del Consiglio di sicurezza e senza alcuna legittima rivendicazione di autodifesa (articolo 51). Un attacco diretto alle Nazioni Unite già debilitate (si veda l’articolo nella rubrica Cooperando). La mossa di Trump, inoltre, aggira l’autorità costituzionale del Congresso degli Stati Uniti, il cui voto è necessario per una dichiarazione di guerra, a meno di attacco contro gli Usa o minaccia di un attacco imminente. Intanto, è partito il macabro conteggio delle vittime civili nella nuova guerra.
Israele, da due anni e mezzo, punta in modo sistematico alla popolazione della striscia di Gaza, uccidendola, oltre che con i proiettili dei cecchini e le bombe degli aerei, per fame, per malattia, per freddo (mentre Hamas usa la gente come scudi). Continua l’occupazione della Cisgiordania e attacca ancora il Libano distruggendo e uccidendo.
Sono guerre fuori da ogni regola, nelle quali gli eserciti si concedono tutto. Nonostante oggi la guerra ibrida e l’uso dei droni diano l’illusione di guerre meno cruente. Restano le trincee e le linee rosse (o gialle) invalicabili. Mentre il diritto internazionale e la Convenzione di Ginevra paiono retaggi del passato.
Poi ci sono le guerre che si dimenticano semplicemente perché i media non ne parlano.
Il conflitto in Sudan, questo mese, compie tre anni. È descritto dalle agenzie dell’Onu come la più grave catastrofe umanitaria odierna, con oltre 12 milioni di sfollati. Guerra civile, ma in realtà guerra internazionale, con l’implicazione di Emirati arabi uniti, Egitto, Russia, Iran, Turchia. Anche qui, l’assedio e poi la caduta della città di Al Fashir (capoluogo del Nord Darfur) a fine ottobre 2025, ha mostrato rappresaglie e violenze inenarrabili contro i civili. Ma poco è stato e viene raccontato sui media cosiddetti mainstream.
Così come avviene per le guerre nel Sahel. In Burkina Faso, a metà febbraio, si è svolta la più grande offensiva, condotta su vari fronti e in diverse provincie, dei gruppi jihadisti di Jenim, legati ad al-Qaeda. Ha coinvolto centinaia di combattenti e ha portato alla morte di oltre 180 persone in pochi giorni, molte delle quali civili.
Le guerre sono anche circondate da false informazioni, oggi favorite da due elementi: la facilità di diffusione tramite social media (che non sono mezzi di stampa e quindi non sono verificati) e la possibilità di fabbricare notizie, foto e video, attraverso un largo uso dell’intelligenza artificiale. Immagini create ad hoc e diffuse in rete attraverso le piattaforme social, sembrano reali e inducono a credere ad avvenimenti mai accaduti e a orientare l’opinione pubblica.
Mai abituarsi alle guerre, mai dimenticare. Informarsi, anche se è difficile. Viviamo in una società sovraffollata di notizie, ma solo di quelle che ci vogliono dare.
Fonte
Immagine
- Foto di Антон Дмитриев su Unsplash

Foto di Антон Дмитриев su Unsplash


