Marocco | Il grido della terra e dei poveri

Alluvioni in Marocco: l’Africa sempre più vittima degli sconvolgimenti climatici. Chiamati ad una conversione ecologica
Nuove ondate di maltempo sono attese in Marocco, pochi giorni dopo la morte di almeno quattro persone e l’evacuazione preventiva di oltre 150.000 abitanti. Le autorità cercano di evitare un bilancio umano più grave di fronte a piogge torrenziali inusuali.
Dopo il Mozambico, duramente colpito da forti inondazioni alla fine del mese di gennaio, è ora il turno del Marocco di affrontare una grave catastrofe naturale. Un apparente paradosso per un Paese spesso associato più alla siccità che alle alluvioni.
Da diversi anni il Marocco subisce lunghi periodi di deficit pluviometrico. Le dighe sono a livelli storicamente bassi, l’agricoltura soffre e l’acqua è diventata una risorsa rara e preziosa.
Eppure, quando la pioggia arriva, cade con estrema violenza: i terreni disseccati, induriti dal caldo e dalla mancanza d’acqua, non riescono più ad assorbire queste precipitazioni improvvise. Di conseguenza, l’acqua scorre in superficie, invade le strade, travolge le abitazioni più fragili e provoca piene mortali.
Come in Mozambico, anche queste forti inondazioni in Marocco si inseriscono in un contesto più ampio di sconvolgimento climatico. Gli scienziati parlano di “eventi estremi” sempre più frequenti: siccità prolungate seguite da piogge intense, imprevedibili e distruttive.
L’Africa, pur essendo responsabile di una minima parte delle emissioni globali di gas a effetto serra, è uno dei continenti più esposti a questi sconvolgimenti climatici. Mozambico, Malawi, Niger, Nigeria e oggi il Marocco ne stanno pagando un prezzo altissimo.
Migliaia di famiglie hanno dovuto lasciare le proprie case, talvolta in tutta fretta, abbandonando beni, terre e mezzi di sussistenza. Le infrastrutture stradali e sanitarie sono danneggiate, complicando l’arrivo degli aiuti. I più vulnerabili – bambini, anziani, popolazioni rurali – sono le prime vittime. Oltre ai morti e ai feriti, è l’intera vita comunitaria a essere messa in crisi.
Di fronte a questa situazione, i bisogni umanitari sono immensi. Le autorità locali e le organizzazioni di soccorso chiedono innanzitutto aiuti d’emergenza: alloggi temporanei, cibo, acqua potabile, cure mediche e sostegno psicologico per le vittime. Un’occasione per attivare le opere di misericordia in un contesto di crisi umanitaria.
È anche un appello evangelico a farsi prossimi a chi soffre, a chi ha bisogno di accoglienza, a chi sogna di ricostruire la propria vita dopo le catastrofi. La solidarietà, la preghiera, la condivisione e il sostegno concreto alle opere di misericordia sono risposte evangeliche a questa sofferenza.
Al di là di ogni intervento immediato, questi drammi ci invitano a una conversione ecologica, a ripensare il nostro rapporto con il creato e a promuovere una giustizia climatica che protegga i più poveri.
Il grido delle vittime delle inondazioni in Marocco si unisce a quello della terra: un grido che chiama alla compassione, alla responsabilità e alla speranza. Siamo capaci oggi di ascoltare il grido della terra?
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- Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Alluvioni in Marocco: l’Africa sempre più vittima degli sconvolgimenti climatici. Chiamati ad una conversione ecologica
Nuove ondate di maltempo sono attese in Marocco, pochi giorni dopo la morte di almeno quattro persone e l’evacuazione preventiva di oltre 150.000 abitanti. Le autorità cercano di evitare un bilancio umano più grave di fronte a piogge torrenziali inusuali.
Dopo il Mozambico, duramente colpito da forti inondazioni alla fine del mese di gennaio, è ora il turno del Marocco di affrontare una grave catastrofe naturale. Un apparente paradosso per un Paese spesso associato più alla siccità che alle alluvioni.
Da diversi anni il Marocco subisce lunghi periodi di deficit pluviometrico. Le dighe sono a livelli storicamente bassi, l’agricoltura soffre e l’acqua è diventata una risorsa rara e preziosa.
Eppure, quando la pioggia arriva, cade con estrema violenza: i terreni disseccati, induriti dal caldo e dalla mancanza d’acqua, non riescono più ad assorbire queste precipitazioni improvvise. Di conseguenza, l’acqua scorre in superficie, invade le strade, travolge le abitazioni più fragili e provoca piene mortali.
Come in Mozambico, anche queste forti inondazioni in Marocco si inseriscono in un contesto più ampio di sconvolgimento climatico. Gli scienziati parlano di “eventi estremi” sempre più frequenti: siccità prolungate seguite da piogge intense, imprevedibili e distruttive.
L’Africa, pur essendo responsabile di una minima parte delle emissioni globali di gas a effetto serra, è uno dei continenti più esposti a questi sconvolgimenti climatici. Mozambico, Malawi, Niger, Nigeria e oggi il Marocco ne stanno pagando un prezzo altissimo.
Migliaia di famiglie hanno dovuto lasciare le proprie case, talvolta in tutta fretta, abbandonando beni, terre e mezzi di sussistenza. Le infrastrutture stradali e sanitarie sono danneggiate, complicando l’arrivo degli aiuti. I più vulnerabili – bambini, anziani, popolazioni rurali – sono le prime vittime. Oltre ai morti e ai feriti, è l’intera vita comunitaria a essere messa in crisi.
Di fronte a questa situazione, i bisogni umanitari sono immensi. Le autorità locali e le organizzazioni di soccorso chiedono innanzitutto aiuti d’emergenza: alloggi temporanei, cibo, acqua potabile, cure mediche e sostegno psicologico per le vittime. Un’occasione per attivare le opere di misericordia in un contesto di crisi umanitaria.
È anche un appello evangelico a farsi prossimi a chi soffre, a chi ha bisogno di accoglienza, a chi sogna di ricostruire la propria vita dopo le catastrofi. La solidarietà, la preghiera, la condivisione e il sostegno concreto alle opere di misericordia sono risposte evangeliche a questa sofferenza.
Al di là di ogni intervento immediato, questi drammi ci invitano a una conversione ecologica, a ripensare il nostro rapporto con il creato e a promuovere una giustizia climatica che protegga i più poveri.
Il grido delle vittime delle inondazioni in Marocco si unisce a quello della terra: un grido che chiama alla compassione, alla responsabilità e alla speranza. Siamo capaci oggi di ascoltare il grido della terra?
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