Mondo | Gli sfollati interni per le guerre superano quelli dei disastri naturali

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16 Maggio 2026

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Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Il Rapporto IDMC rivela: nel 2025 le guerre hanno causato più sfollati interni dei disastri naturali. Focus su Sudan, Congo e Iran e l’urbanizzazione dei conflitti

  1. Il sorpasso storico e la nuova natura dei conflitti
  2. Sudan, Siria, Congo: gli Epicentri delle crisi umanitarie
  3. L’urbanizzazione dei conflitti e l’esempio devastante dell’Iran
  4. Internazionalizzazione e nuove tecnologie: perché le guerre durano di più

1. Il sorpasso storico e la nuova natura dei conflitti

Un nuovo e drammatico dato emerge dal rapporto annuale dell’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC): alla fine del 2025, gli sfollati interni nel mondo ammontavano a 82,2 milioni.

Per la prima volta, da quando esistono le rilevazioni globali, le persone in fuga all’interno dei propri Paesi a causa di guerre e violenze (68,6 milioni) hanno superato in numero le vittime di disastri naturali ed eventi climatici estremi. Nel solo 2025, i conflitti hanno provocato 32,3 milioni di nuovi spostamenti forzati, evidenziando un mutamento profondo nella natura delle guerre contemporanee, che sono aumentate di numero (attualmente sono 56) e colpiscono sempre più le grandi aree urbane e le infrastrutture civili.

2. Sudan, Siria, Congo: gli Epicentri delle crisi umanitarie

Nonostante l’era dell’iperconnessione, le crisi più gravi si consumano spesso ai margini del dibattito pubblico. Il Sudan, epicentro dell’attuale peggior crisi umanitaria globale, detiene il triste primato del maggior numero di sfollati interni, con 11,6 milioni di persone.

Seguono Siria, Colombia, Repubblica Democratica del Congo e Yemen. Pur nella loro diversità, questi conflitti condividono tratti comuni: durata prolungata, coinvolgimento di attori internazionali, frammentazione del potere e un impatto sempre più devastante sulle popolazioni civili, che pagano il prezzo più alto di queste guerre spesso dimenticate.

3. L’urbanizzazione dei conflitti e l’esempio devastante dell’Iran

Il contesto iraniano offre un ulteriore spunto di riflessione: guardando ai soli nuovi movimenti registrati nel 2025, Iran e Repubblica Democratica del Congo concentrano quasi i due terzi degli spostamenti causati dai conflitti. Il rapporto IDMC stima che, nei soli primi dodici giorni dell’escalation militare tra Teheran e Tel Aviv nel giugno 2025, si siano verificati circa dieci milioni di movimenti forzati.

Questo dato, che include anche spostamenti temporanei, sottolinea come la guerra urbana colpisca infrastrutture vitali e costringa milioni di persone alla fuga simultanea. Come tristemente dimostrato dal letale attacco in una scuola di Minab, i centri nevralgici del potere e delle infrastrutture diventano bersagli primari, portando a un’internazionalizzazione sempre più spinta del conflitto.

4. Internazionalizzazione e nuove tecnologie: perché le guerre durano di più

L’internazionalizzazione delle guerre è infatti un altro aspetto cruciale: nel 2025, quasi la metà degli sfollamenti è legata a conflitti che coinvolgono potenze regionali o l’utilizzo di nuove tecnologie militari, come i droni armati nel caso del Sudan.

Il risultato è che le guerre diventano più lunghe e distruttive, generando un numero di sfollati interni che è ormai quasi il doppio rispetto ai rifugiati internazionali.

Questi sfollati, spesso invisibili e costretti a dipendere da governi nazionali resi fragili o complici della guerra stessa, rappresentano l’implosione silenziosa di crisi che non varcano i confini, ma che dilaniano interi Paesi dall’interno.

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  • Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Il Rapporto IDMC rivela: nel 2025 le guerre hanno causato più sfollati interni dei disastri naturali. Focus su Sudan, Congo e Iran e l’urbanizzazione dei conflitti

  1. Il sorpasso storico e la nuova natura dei conflitti
  2. Sudan, Siria, Congo: gli Epicentri delle crisi umanitarie
  3. L’urbanizzazione dei conflitti e l’esempio devastante dell’Iran
  4. Internazionalizzazione e nuove tecnologie: perché le guerre durano di più

1. Il sorpasso storico e la nuova natura dei conflitti

Un nuovo e drammatico dato emerge dal rapporto annuale dell’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC): alla fine del 2025, gli sfollati interni nel mondo ammontavano a 82,2 milioni.

Per la prima volta, da quando esistono le rilevazioni globali, le persone in fuga all’interno dei propri Paesi a causa di guerre e violenze (68,6 milioni) hanno superato in numero le vittime di disastri naturali ed eventi climatici estremi. Nel solo 2025, i conflitti hanno provocato 32,3 milioni di nuovi spostamenti forzati, evidenziando un mutamento profondo nella natura delle guerre contemporanee, che sono aumentate di numero (attualmente sono 56) e colpiscono sempre più le grandi aree urbane e le infrastrutture civili.

2. Sudan, Siria, Congo: gli Epicentri delle crisi umanitarie

Nonostante l’era dell’iperconnessione, le crisi più gravi si consumano spesso ai margini del dibattito pubblico. Il Sudan, epicentro dell’attuale peggior crisi umanitaria globale, detiene il triste primato del maggior numero di sfollati interni, con 11,6 milioni di persone.

Seguono Siria, Colombia, Repubblica Democratica del Congo e Yemen. Pur nella loro diversità, questi conflitti condividono tratti comuni: durata prolungata, coinvolgimento di attori internazionali, frammentazione del potere e un impatto sempre più devastante sulle popolazioni civili, che pagano il prezzo più alto di queste guerre spesso dimenticate.

3. L’urbanizzazione dei conflitti e l’esempio devastante dell’Iran

Il contesto iraniano offre un ulteriore spunto di riflessione: guardando ai soli nuovi movimenti registrati nel 2025, Iran e Repubblica Democratica del Congo concentrano quasi i due terzi degli spostamenti causati dai conflitti. Il rapporto IDMC stima che, nei soli primi dodici giorni dell’escalation militare tra Teheran e Tel Aviv nel giugno 2025, si siano verificati circa dieci milioni di movimenti forzati.

Questo dato, che include anche spostamenti temporanei, sottolinea come la guerra urbana colpisca infrastrutture vitali e costringa milioni di persone alla fuga simultanea. Come tristemente dimostrato dal letale attacco in una scuola di Minab, i centri nevralgici del potere e delle infrastrutture diventano bersagli primari, portando a un’internazionalizzazione sempre più spinta del conflitto.

4. Internazionalizzazione e nuove tecnologie: perché le guerre durano di più

L’internazionalizzazione delle guerre è infatti un altro aspetto cruciale: nel 2025, quasi la metà degli sfollamenti è legata a conflitti che coinvolgono potenze regionali o l’utilizzo di nuove tecnologie militari, come i droni armati nel caso del Sudan.

Il risultato è che le guerre diventano più lunghe e distruttive, generando un numero di sfollati interni che è ormai quasi il doppio rispetto ai rifugiati internazionali.

Questi sfollati, spesso invisibili e costretti a dipendere da governi nazionali resi fragili o complici della guerra stessa, rappresentano l’implosione silenziosa di crisi che non varcano i confini, ma che dilaniano interi Paesi dall’interno.

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