Tanzania | La Chiesa prega e spera per la riconciliazione e la pace

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10 Novembre 2025

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preghiera-Africa_Tanzania_elezioni_misericordia
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Foto di Claudia Love su Unsplash

Da Vatican News un articolo sulle iniziative di preghiera nella diocesi di Mbeya dopo gli scontri post elezioni in Tanzania

«La Conferenza episcopale ha chiesto che, in linea con il Giubileo che stiamo vivendo, in tutte le parrocchie e le comunità si continui a pregare per la nazione e per i leader, affinché essi seguano davvero la volontà di Dio»

(di Federico Piana)

Dopo le proteste di piazza per contestare le elezioni giudicate irregolari, nel Paese africano si contano i morti ed i feriti mentre nelle città torna una calma relativa. L’arcidiocesi di Mbeya risulta essere una delle zone più colpite: oltre un centinaio le vittime.

Don Valerio Mwandanji, parroco della chiesa dedicata a San Mateo apostolo : “Domenica prossima sarà celebrata una messa per ricordare chi ha perso la vita durante le manifestazioni. La popolazione chiede cambiamenti”

Non è stata solo Dar es Salaam ad essersi guadagnata il triste primato di città più colpita dalle sanguinose proteste di piazza contro lo svolgimento delle elezioni generali che, nei giorni scorsi, hanno messo a ferro e fuoco l’intera Tanzania.

Ci sono altre cittadine, più piccole e nascoste, che hanno subito la stessa sorte della metropoli considerata la capitale economica del Paese africano. Si trovano a sud, tutte sulla traiettoria dell’arcidiocesi di Mbeya, e fanno parte di una regione divisa in nove distretti vocati principalmente all’agricoltura. Quindi lontani anni luce dalle dinamiche politiche e dagli interessi dei partiti che dominano da sempre la capitale, Dodoma, e le altre città satellite.

Dissenso diffuso

Eppure, anche qui, durante i giorni degli scontri e delle violenze, la gente non è rimasta chiusa in casa. È scesa nelle strade per gridare il proprio dissenso contro l’irregolarità di elezioni che anche diversi osservatori internazionali, come alcuni membri di una missione dell’Unione africana, hanno giudicato prive di standard democratici.

I morti ed i feriti, come a Dodoma e a Dar es Salaam, sono stati molti. Troppi. Ma ancora nessuno ufficialmente ne parla.

Ora che la situazione, in tutta la nazione, è tornata ad una apparente normalità, con le attività commerciali riaperte ed i trasporti pubblici funzionanti, a Mbeya qualcuno sta provando a contarli. «Quanti sono stati i morti? Sicuramente oltre un centinaio, un numero stimato certamente per difetto» ha il coraggio di denunciare al nostro giornale don Valerio Mwandanji, parroco della chiesa dedicata a San Mateo apostolo nell’arcidiocesi di Mbeya.

Fonte

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Da Vatican News un articolo sulle iniziative di preghiera nella diocesi di Mbeya dopo gli scontri post elezioni in Tanzania

«La Conferenza episcopale ha chiesto che, in linea con il Giubileo che stiamo vivendo, in tutte le parrocchie e le comunità si continui a pregare per la nazione e per i leader, affinché essi seguano davvero la volontà di Dio»

(di Federico Piana)

Dopo le proteste di piazza per contestare le elezioni giudicate irregolari, nel Paese africano si contano i morti ed i feriti mentre nelle città torna una calma relativa. L’arcidiocesi di Mbeya risulta essere una delle zone più colpite: oltre un centinaio le vittime.

Don Valerio Mwandanji, parroco della chiesa dedicata a San Mateo apostolo : “Domenica prossima sarà celebrata una messa per ricordare chi ha perso la vita durante le manifestazioni. La popolazione chiede cambiamenti”

Non è stata solo Dar es Salaam ad essersi guadagnata il triste primato di città più colpita dalle sanguinose proteste di piazza contro lo svolgimento delle elezioni generali che, nei giorni scorsi, hanno messo a ferro e fuoco l’intera Tanzania.

Ci sono altre cittadine, più piccole e nascoste, che hanno subito la stessa sorte della metropoli considerata la capitale economica del Paese africano. Si trovano a sud, tutte sulla traiettoria dell’arcidiocesi di Mbeya, e fanno parte di una regione divisa in nove distretti vocati principalmente all’agricoltura. Quindi lontani anni luce dalle dinamiche politiche e dagli interessi dei partiti che dominano da sempre la capitale, Dodoma, e le altre città satellite.

Dissenso diffuso

Eppure, anche qui, durante i giorni degli scontri e delle violenze, la gente non è rimasta chiusa in casa. È scesa nelle strade per gridare il proprio dissenso contro l’irregolarità di elezioni che anche diversi osservatori internazionali, come alcuni membri di una missione dell’Unione africana, hanno giudicato prive di standard democratici.

I morti ed i feriti, come a Dodoma e a Dar es Salaam, sono stati molti. Troppi. Ma ancora nessuno ufficialmente ne parla.

Ora che la situazione, in tutta la nazione, è tornata ad una apparente normalità, con le attività commerciali riaperte ed i trasporti pubblici funzionanti, a Mbeya qualcuno sta provando a contarli. «Quanti sono stati i morti? Sicuramente oltre un centinaio, un numero stimato certamente per difetto» ha il coraggio di denunciare al nostro giornale don Valerio Mwandanji, parroco della chiesa dedicata a San Mateo apostolo nell’arcidiocesi di Mbeya.

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Foto di Claudia Love su Unsplash

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