“Voci in rete per un futuro senza Mgf”

Fonte: Vatican News
230 milioni di donne nel mondo, vittime delle mutilazioni genitali femminili. Il Rapporto globale 2025 di Amref Health Africa
Sabato 8 novembre, a Roma, si è tenuto l’evento intitolato “Voci in rete per un futuro senza mutilazioni genitali femminili”, promosso dalla Rete romana per la prevenzione e il contrasto delle mutilazioni genitali femminili insieme a numerose istituzioni, comunità, enti sanitari, università e organizzazioni del terzo settore.
In un momento storico in cui ancora milioni di donne e bambine nel mondo subiscono una violazione profonda dei loro diritti, la rete romana ha voluto ribadire che non bastano le leggi, ma è necessaria un’azione culturale, intrecciata tra ascolto, fiducia, dialogo intergenerazionale e comunità.
Un fenomeno globale, una sfida locale
Secondo il Rapporto globale sulle mutilazioni genitali femminili 2025, curato da End FGM European Network, U.S. End FGM/C Network e Equality Now, sono almeno 230 milioni le donne e le bambine nel mondo che hanno subito mutilazioni genitali femminili: un incremento del 15 % rispetto al 2000.
La pratica è presente in 94 Paesi tra Africa, Asia, Medio Oriente, America Latina, Europa e Nord America.
In Italia si stimano circa 88.500 donne vittime di MGF, con un aumento dell’1 % rispetto al 2019; di queste, circa 16.000 sono bambine sotto i 15 anni a rischio. Nel Lazio, su oltre 22.000 donne e bambine nate all’estero e residenti nella regione, si stimano circa 13.000 persone che avrebbero subito MGF.
Questi numeri indicano che ciò che viene spesso percepito come “altrove” è in realtà una realtà che richiede attenzione anche a livello locale.
Verso un futuro libero
È un cammino lungo quello verso un mondo libero dalle mutilazioni genitali femminili. A maggior ragione, bisogna lavorare in rete.
Ecco allora che, nel solco del blog di Spazio Spadoni, possiamo pensare un approccio che parte dalla consapevolezza: conoscere il fenomeno, riflettere sulle implicazioni culturali, educative, sanitarie, e poi partecipare — anche come cittadini, come operatori, come testimoni — a reti che cercano di trasformare l’emergenza in opportunità di inclusione, empowerment e liberazione.
Fonte e immagine
230 milioni di donne nel mondo, vittime delle mutilazioni genitali femminili. Il Rapporto globale 2025 di Amref Health Africa
Sabato 8 novembre, a Roma, si è tenuto l’evento intitolato “Voci in rete per un futuro senza mutilazioni genitali femminili”, promosso dalla Rete romana per la prevenzione e il contrasto delle mutilazioni genitali femminili insieme a numerose istituzioni, comunità, enti sanitari, università e organizzazioni del terzo settore.
In un momento storico in cui ancora milioni di donne e bambine nel mondo subiscono una violazione profonda dei loro diritti, la rete romana ha voluto ribadire che non bastano le leggi, ma è necessaria un’azione culturale, intrecciata tra ascolto, fiducia, dialogo intergenerazionale e comunità.
Un fenomeno globale, una sfida locale
Secondo il Rapporto globale sulle mutilazioni genitali femminili 2025, curato da End FGM European Network, U.S. End FGM/C Network e Equality Now, sono almeno 230 milioni le donne e le bambine nel mondo che hanno subito mutilazioni genitali femminili: un incremento del 15 % rispetto al 2000.
La pratica è presente in 94 Paesi tra Africa, Asia, Medio Oriente, America Latina, Europa e Nord America.
In Italia si stimano circa 88.500 donne vittime di MGF, con un aumento dell’1 % rispetto al 2019; di queste, circa 16.000 sono bambine sotto i 15 anni a rischio. Nel Lazio, su oltre 22.000 donne e bambine nate all’estero e residenti nella regione, si stimano circa 13.000 persone che avrebbero subito MGF.
Questi numeri indicano che ciò che viene spesso percepito come “altrove” è in realtà una realtà che richiede attenzione anche a livello locale.
Verso un futuro libero
È un cammino lungo quello verso un mondo libero dalle mutilazioni genitali femminili. A maggior ragione, bisogna lavorare in rete.
Ecco allora che, nel solco del blog di Spazio Spadoni, possiamo pensare un approccio che parte dalla consapevolezza: conoscere il fenomeno, riflettere sulle implicazioni culturali, educative, sanitarie, e poi partecipare — anche come cittadini, come operatori, come testimoni — a reti che cercano di trasformare l’emergenza in opportunità di inclusione, empowerment e liberazione.
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Fonte: Vatican News


