Sardegna | L’impegno delle delegate missionarie

Foto di Moritz Knöringer su Unsplash
Un ringraziamento dai missionari saveriani sardi per le delegate, “collante nei rapporti con i parroci e con il territorio”
Il 6 aprile 1960, venne inaugurata la Casa Saveriana di Macomer. Nel frattempo era cresciuto e si era diffuso a macchia d’olio lo spirito e la consapevolezza del carisma missionario presso la gente, un po’ in tutta l’isola e spesso nelle zone più sperdute.
Il gruppo “Amici dei Saveriani” era iniziato nel marzo 1954 ed era aperto a tutti i laici che avevano interesse per le missioni del mondo intero. Lo spirito missionario era sostenuto dalla preghiera, come il rosario missionario e dagli incontri di formazione e di amicizia con i Missionari Saveriani.
C’era poi la tradizione delle delegate missionarie nelle parrocchie, vero e proprio collante nei rapporti con i parroci e col territorio, che teneva vivi i legami con le famiglie, con i benefattori e gli abbonati del giornalino “Missionari Saveriani” (che all’inizio si chiamava “Sardegna Missionaria” ed era iniziato fin dai tempi dell’animazione missionaria di Tortolì nel 1947).
Il 9 aprile 1961, padre Morandi organizzò il primo convegno delle Delegate Saveriane e degli Amici dei Missionari Saveriani.
La giornata era iniziata con una visita all’Istituto appena completato. In quell’occasione, lui ricordò i tre impegni delle Delegate:
- la preghiera per le vocazioni missionarie;
- l’aumento dei lettori del giornalino “Missionari Saveriani”, per far conoscere le missioni della Congregazione nel mondo, che, dopo l’espulsione dalla Cina (1951), si stavano diffondendo nei tre Continenti dell’Africa, dell’America e dell’Asia;
- e infine l’iniziativa speciale di un dono di una sedia per ammobiliare le aule degli studenti nella casa di Macomer; insieme, a questo, l’adozione di un allievo missionario.
Ora siamo nel 2026. Quanto tempo è passato… Quante delegate e Amici sono andati a riposarsi in Paradiso e hanno ritrovato i tanti missionari che hanno aiutato in questi anni. Molte di loro cominciano ad avere una certa età e aspettano che qualcun altro e qualcun’altra continui quello che loro hanno iniziato.
Mi diceva una delegata (99 anni) che lei era stata chiamata a questo servizio da padre Lampis, il primo saveriano sardo.
Sono queste brave persone con un cuore grande che tengono i contatti nei paesi, che si impegnano nell’Ottavario dei defunti (Ottodies), che seguono gli abbonati del giornalino (controllo indirizzi, invito ad abbonarsi a nuove persone), che pregano per i missionari e che spesso ci fanno dei doni per tenerci in salute.
Certo ci vorrebbero altre persone un po’ più giovani per continuare questo servizio, gratuito, e vissuto con amore.
Qualcuno si sta avvicinando e ringraziamo, perché la missione è il centro della vita della Chiesa e tutti sono invitati a far conoscere Gesù, cominciando dal proprio paese, dal proprio territorio.
Voglio concludere, a nome dei missionari, dicendo loro un grazie che viene dal profondo del cuore e abbracciandole tutti e tutti, perché ci hanno aiutato e ci aiutano a crescere. Che il Signore Gesù sia la loro ricompensa.
Immagine
- Foto di Moritz Knöringer su Unsplash
Un ringraziamento dai missionari saveriani sardi per le delegate, “collante nei rapporti con i parroci e con il territorio”
Il 6 aprile 1960, venne inaugurata la Casa Saveriana di Macomer. Nel frattempo era cresciuto e si era diffuso a macchia d’olio lo spirito e la consapevolezza del carisma missionario presso la gente, un po’ in tutta l’isola e spesso nelle zone più sperdute.
Il gruppo “Amici dei Saveriani” era iniziato nel marzo 1954 ed era aperto a tutti i laici che avevano interesse per le missioni del mondo intero. Lo spirito missionario era sostenuto dalla preghiera, come il rosario missionario e dagli incontri di formazione e di amicizia con i Missionari Saveriani.
C’era poi la tradizione delle delegate missionarie nelle parrocchie, vero e proprio collante nei rapporti con i parroci e col territorio, che teneva vivi i legami con le famiglie, con i benefattori e gli abbonati del giornalino “Missionari Saveriani” (che all’inizio si chiamava “Sardegna Missionaria” ed era iniziato fin dai tempi dell’animazione missionaria di Tortolì nel 1947).
Il 9 aprile 1961, padre Morandi organizzò il primo convegno delle Delegate Saveriane e degli Amici dei Missionari Saveriani.
La giornata era iniziata con una visita all’Istituto appena completato. In quell’occasione, lui ricordò i tre impegni delle Delegate:
- la preghiera per le vocazioni missionarie;
- l’aumento dei lettori del giornalino “Missionari Saveriani”, per far conoscere le missioni della Congregazione nel mondo, che, dopo l’espulsione dalla Cina (1951), si stavano diffondendo nei tre Continenti dell’Africa, dell’America e dell’Asia;
- e infine l’iniziativa speciale di un dono di una sedia per ammobiliare le aule degli studenti nella casa di Macomer; insieme, a questo, l’adozione di un allievo missionario.
Ora siamo nel 2026. Quanto tempo è passato… Quante delegate e Amici sono andati a riposarsi in Paradiso e hanno ritrovato i tanti missionari che hanno aiutato in questi anni. Molte di loro cominciano ad avere una certa età e aspettano che qualcun altro e qualcun’altra continui quello che loro hanno iniziato.
Mi diceva una delegata (99 anni) che lei era stata chiamata a questo servizio da padre Lampis, il primo saveriano sardo.
Sono queste brave persone con un cuore grande che tengono i contatti nei paesi, che si impegnano nell’Ottavario dei defunti (Ottodies), che seguono gli abbonati del giornalino (controllo indirizzi, invito ad abbonarsi a nuove persone), che pregano per i missionari e che spesso ci fanno dei doni per tenerci in salute.
Certo ci vorrebbero altre persone un po’ più giovani per continuare questo servizio, gratuito, e vissuto con amore.
Qualcuno si sta avvicinando e ringraziamo, perché la missione è il centro della vita della Chiesa e tutti sono invitati a far conoscere Gesù, cominciando dal proprio paese, dal proprio territorio.
Voglio concludere, a nome dei missionari, dicendo loro un grazie che viene dal profondo del cuore e abbracciandole tutti e tutti, perché ci hanno aiutato e ci aiutano a crescere. Che il Signore Gesù sia la loro ricompensa.
Immagine
- Foto di Moritz Knöringer su Unsplash

Foto di Moritz Knöringer su Unsplash


