Si può consolare anche senza troppe parole

il: 

16 Aprile 2026

di: 

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Foto di Liana S su Unsplash

“Noi per primi siamo custoditi”: la testimonianza di una volontaria che racconta l’incontro con un bambino orfano, disabile e vittima della guerra

(di Annamaria Bordoli – Gruppo volontari “Un giusto abbraccio per Magal” – Como)

Noi per primi siamo custoditi e le tue gambe non riescono a reggere il tuo corpo.

Sei costretto su una sedia a rotelle.

Il tuo linguaggio è limitato, addirittura assente.

La relazione con l’altro e col mondo che ti circonda è difficile e faticosa.

Sei uno dei bambini ucraini che vive le sue giornate nell’orfanotrofio di Magal, un villaggio ucraino al confine con la Romania, lontano dal calore di una casa e dagli abbracci di una famiglia.

Lontano da tutti, da tutto.

Quando i nostri occhi sono incontrati le parole mi sono mancate, il mio cuore si è gonfiato, a stento trattenuto le lacrime. I nostri sguardi poi si sono parlati.

Le mie mani ti hanno accarezzato, le mie braccia ti hanno stretto a me. E tu hai sorriso.

E, mentre mi sorridevi, il tuo volto mi è apparso in tutta la sua bellezza, nonostante la vita non ti abbia risparmiato le fatiche della disabilità, dell’abbandono, della guerra.

Anche questa volta il destino mi ha fissato un appuntamento che mai avrei immaginato; un appuntamento che, come altre volte, ha a che fare con occhi, con volti e con storie che mai avrei pensato di incontrare.

E ho compreso che si può consolare anche senza troppe parole; che l’Amore, quello vero, non ha confini e che riusciamo a prenderci cura dell’altro solo se riconosciamo che “noi per primi siamo custoditi”

Fonte

  • “Sto alla porta e busso” (Sussidio Cmd di Como 2025), p. 82.

Immagine

“Noi per primi siamo custoditi”: la testimonianza di una volontaria che racconta l’incontro con un bambino orfano, disabile e vittima della guerra

(di Annamaria Bordoli – Gruppo volontari “Un giusto abbraccio per Magal” – Como)

Noi per primi siamo custoditi e le tue gambe non riescono a reggere il tuo corpo.

Sei costretto su una sedia a rotelle.

Il tuo linguaggio è limitato, addirittura assente.

La relazione con l’altro e col mondo che ti circonda è difficile e faticosa.

Sei uno dei bambini ucraini che vive le sue giornate nell’orfanotrofio di Magal, un villaggio ucraino al confine con la Romania, lontano dal calore di una casa e dagli abbracci di una famiglia.

Lontano da tutti, da tutto.

Quando i nostri occhi sono incontrati le parole mi sono mancate, il mio cuore si è gonfiato, a stento trattenuto le lacrime. I nostri sguardi poi si sono parlati.

Le mie mani ti hanno accarezzato, le mie braccia ti hanno stretto a me. E tu hai sorriso.

E, mentre mi sorridevi, il tuo volto mi è apparso in tutta la sua bellezza, nonostante la vita non ti abbia risparmiato le fatiche della disabilità, dell’abbandono, della guerra.

Anche questa volta il destino mi ha fissato un appuntamento che mai avrei immaginato; un appuntamento che, come altre volte, ha a che fare con occhi, con volti e con storie che mai avrei pensato di incontrare.

E ho compreso che si può consolare anche senza troppe parole; che l’Amore, quello vero, non ha confini e che riusciamo a prenderci cura dell’altro solo se riconosciamo che “noi per primi siamo custoditi”

Fonte

  • “Sto alla porta e busso” (Sussidio Cmd di Como 2025), p. 82.

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Foto di Liana S su Unsplash

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