Padre Oliviero Ferro: “E così, siamo arrivati a 50 anni di Messa!”

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21 Maggio 2026

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Padre Oliviero Ferro in Africa

La gratitudine (a Dio e a tante persone) del nostro corrispondente padre Oliviero Ferro per i 50 anni del suo sacerdozio

Era il 3 ottobre 1976, quando a Parma, nella casa Madre dei saveriani, insieme ad altri compagni, mons. Gazza, superiore generale, ci ha ordinato sacerdoti.

Da quel giorno fino ad oggi, tante cose sono successe. La prima cosa che devo dire è un GRAZIE grosso grosso a tante persone, cominciando dai miei genitori, sorella e nipoti. Sono stati vicini nella mia vita, mi hanno aiutato a crescere. E quindi non posso dimenticare niente.

Poi tante altre persone che in tanti modi mi sono state vicine.

La prima cosa che faccio, quando ritorno in vacanza nel mio paese (Plello di Borgosesia, in Piemonte), vado a farmi un giro al cimitero del paese. Non solo per trovare papà e mamma, ma mi fermo davanti a ogni tomba e oltre a fare una preghiera, ci aggiungo un grazie a tutte quelle persone che lì riposano e mi hanno accompagnato dalla nascita fino ad oggi.

Poi il Seminario diocesano di Novara (dalla 5 elementare fino alla Terza liceo) e da lì ho spiccato il volo verso i Saveriani.

Anni di studio, di apostolato nelle parrocchie di Parma e anche l’attività di arbitro di calcio che ha creato tante amicizie (alcuni arbitri erano presenti all’ordinazione sacerdotale).

Poi ho cominciato a girare l’Italia e il mondo. 3 volte in Sardegna (con i ragazzi e poi il giro in tanti paesi per fare pubblicità delle missioni e incontrare tante persone, impegnate come i missionari, a testimoniare Gesù nella vita di ogni giorno.

Naturalmente, ne ho approfittato per conoscere meglio la storia, la cultura e tanto altro della Sardegna. Così pure il lavoro in Veneto (Zelarino, Venezia meravigliosa e il servizio come cappellano del porto commerciale di Marghera), a Salerno (incontro con gli Scout, come a Cagliari a Taranto), il servizio come parroco a Villa san Giuseppe in Calabria (persone speciali, come le arance della vallata del Gallico).

E poi l’Africa (Congo: i viaggi sul lago Tanganika, l’incontro con le comunità cristiane, i loro problemi, la loro cultura, le gioie e i dolori, i giovani) e il Camerun (oltre a quello già detto per il Congo, un rapporto speciale con i capi tradizionali e naturalmente anche gli Scout, il camminare e conoscere tante persone di altre religioni…e la lista sarebbe lunga).

Ora che sono a Cagliari, cerco di fare del mio meglio. Gli anni passano per tutti. Tante persone care non sono più su questa terra, altre cominciano ad avere una certa età, ma nonostante tutto, andiamo avanti (su e giù per la Sardegna per incontrarle, quanti chilometri e quante scoperte della storia e cultura sarda).

Insomma mi sento ancora a casa mia. Un pochino stanco, a volte, ma mi dico che anche gli altri lo sono. E quindi bisogna andare avanti fino a quando il Signore Gesù ci chiamerà. Allora potrò dire “a si biri, adiosu (a rivederci, addio), kwa heri (arrivederci)”.

Spero che avrò anch’io un posticino da dove potrò dire alla mamma di Gesù di guardare a tutti quelli che mi hanno fatto del bene e che li ricompensi. Vi chiedo un ricordo nella preghiera, come io faccio per voi tutti i giorni. (padre Oliviero)

Immagine

  • Foto di padre Oliviero Ferro

La gratitudine (a Dio e a tante persone) del nostro corrispondente padre Oliviero Ferro per i 50 anni del suo sacerdozio

Era il 3 ottobre 1976, quando a Parma, nella casa Madre dei saveriani, insieme ad altri compagni, mons. Gazza, superiore generale, ci ha ordinato sacerdoti.

Da quel giorno fino ad oggi, tante cose sono successe. La prima cosa che devo dire è un GRAZIE grosso grosso a tante persone, cominciando dai miei genitori, sorella e nipoti. Sono stati vicini nella mia vita, mi hanno aiutato a crescere. E quindi non posso dimenticare niente.

Poi tante altre persone che in tanti modi mi sono state vicine.

La prima cosa che faccio, quando ritorno in vacanza nel mio paese (Plello di Borgosesia, in Piemonte), vado a farmi un giro al cimitero del paese. Non solo per trovare papà e mamma, ma mi fermo davanti a ogni tomba e oltre a fare una preghiera, ci aggiungo un grazie a tutte quelle persone che lì riposano e mi hanno accompagnato dalla nascita fino ad oggi.

Poi il Seminario diocesano di Novara (dalla 5 elementare fino alla Terza liceo) e da lì ho spiccato il volo verso i Saveriani.

Anni di studio, di apostolato nelle parrocchie di Parma e anche l’attività di arbitro di calcio che ha creato tante amicizie (alcuni arbitri erano presenti all’ordinazione sacerdotale).

Poi ho cominciato a girare l’Italia e il mondo. 3 volte in Sardegna (con i ragazzi e poi il giro in tanti paesi per fare pubblicità delle missioni e incontrare tante persone, impegnate come i missionari, a testimoniare Gesù nella vita di ogni giorno.

Naturalmente, ne ho approfittato per conoscere meglio la storia, la cultura e tanto altro della Sardegna. Così pure il lavoro in Veneto (Zelarino, Venezia meravigliosa e il servizio come cappellano del porto commerciale di Marghera), a Salerno (incontro con gli Scout, come a Cagliari a Taranto), il servizio come parroco a Villa san Giuseppe in Calabria (persone speciali, come le arance della vallata del Gallico).

E poi l’Africa (Congo: i viaggi sul lago Tanganika, l’incontro con le comunità cristiane, i loro problemi, la loro cultura, le gioie e i dolori, i giovani) e il Camerun (oltre a quello già detto per il Congo, un rapporto speciale con i capi tradizionali e naturalmente anche gli Scout, il camminare e conoscere tante persone di altre religioni…e la lista sarebbe lunga).

Ora che sono a Cagliari, cerco di fare del mio meglio. Gli anni passano per tutti. Tante persone care non sono più su questa terra, altre cominciano ad avere una certa età, ma nonostante tutto, andiamo avanti (su e giù per la Sardegna per incontrarle, quanti chilometri e quante scoperte della storia e cultura sarda).

Insomma mi sento ancora a casa mia. Un pochino stanco, a volte, ma mi dico che anche gli altri lo sono. E quindi bisogna andare avanti fino a quando il Signore Gesù ci chiamerà. Allora potrò dire “a si biri, adiosu (a rivederci, addio), kwa heri (arrivederci)”.

Spero che avrò anch’io un posticino da dove potrò dire alla mamma di Gesù di guardare a tutti quelli che mi hanno fatto del bene e che li ricompensi. Vi chiedo un ricordo nella preghiera, come io faccio per voi tutti i giorni. (padre Oliviero)

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  • Foto di padre Oliviero Ferro
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Padre Oliviero Ferro in Africa

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