“Resuscitare ogni giorno nelle decisioni d’amore” e nelle opere di misericordia

Padre Angelo Esposito
Dal nostro corrispondente e amico padre Angelo Esposito, fidei donum di Napoli in Guatemala attualmente in Italia
Cari amici,
il sepolcro è vuoto. Quel corpo ferito dalle ingiustizie e dalla violenza non è rimasto prigioniero della morte. Gesù ha vinto il male, ha attraversato la sofferenza e lo ha trasformato in nuova vita per tutta l’umanità.
Il Cristo crocifisso, tradito, umiliato e colpito nel corpo e nello spirito, non ha risposto con odio, ma con un amore più forte della morte.
Ha compiuto la sua missione offrendo perdono ai suoi carnefici e dando a tutti, senza esclusione, la possibilità della salvezza. La resurrezione è vita, è perdono, è misericordia: è la forza di rialzarsi, di non essere schiacciati dal peccato, dalla paura o dalla colpa.
Gesù risorto ci rende uomini e donne liberi: liberi dal peso della morte, liberi dal peccato, liberi da tutto ciò che opprime la dignità dell’essere umano. La croce, segno di sofferenza, è anche segno di solidarietà: ognuno di noi porta la propria croce, ma nessuno è chiamato a portarla da solo. Proprio come il Cireneo ha aiutato Gesù, anche noi siamo chiamati a sostenerci l’un l’altro, specialmente i più poveri, i più deboli, gli oppressi e gli esclusi.
Nel mio ministero ho cercato, con l’aiuto di Dio, di condividere le croci delle persone che mi sono state affidate, attraverso la preghiera, la carità e la vicinanza concreta. Al centro della mia vita c’è Gesù, e con il Vangelo sulle labbra e nel cuore ho annunciato il suo amore per un’umanità che spesso ha difficoltà ad amare, accogliere e costruire giustizia.
La resurrezione di Cristo è anche un forte richiamo alla responsabilità: ci invita a costruire un mondo più giusto, dove regnino pace, uguaglianza e solidarietà. Ogni volta che questi valori vengono negati, la vita stessa viene ferita. Pasqua ci invita a stare dalla parte dei poveri, a difendere la dignità di ogni persona, ad essere segni concreti di liberazione.
Da più di un anno porto la mia croce: malattia, sofferenza e dolore fanno parte della mia vita quotidiana. Ci sono momenti in cui il peso sembra troppo grande, ma proprio quando le forze mancano, la fede mi sostiene e mi solleva. Guardo il sepolcro vuoto e la vittoria di Cristo sulla morte, e lì trovo la speranza.
Questo percorso di prova mi insegna che non sono solo: Dio cammina con me. Proprio come Gesù si affida al Padre, anch’io mi abbandono in Lui. Ogni gesto, ogni incontro, ogni carezza ricevuta o consegnata diventa segno di quell’amore che rende tutto vero, bello e possibile.
Il tempo che viviamo è un dono prezioso: non va sprecato, ma vissuto con senso, costruendo relazioni di riconciliazione. Non possiamo permettere che l’odio, il risentimento o la tristezza spegnano i nostri sogni. Siamo chiamati a vivere come figli della luce, non delle tenebre.
La resurrezione è un messaggio di speranza concreta: Dio ha portato le nostre sofferenze per liberarci e rimetterci in cammino. Questa Pasqua, per me, è un atto di coraggio: scegliere di andare avanti, fidarsi e credere che la vita vinca.
La vita eterna inizia ora: è un continuo resuscitare ogni giorno, nelle decisioni d’amore. Con l’aiuto di Dio desidero continuare a dare speranza, specialmente a coloro che come me attraversano la malattia e attendono la guarigione. Perché chi ascolta la voce del cuore scopre che l’amore non delude.
Ho ricevuto tanto dalle comunità che ho incontrato: il mio cuore batte ancora accanto a quello dei fratelli e sorelle del Guatemala, delle famiglie, dei giovani, dei bambini, dei genitori che ho accompagnato. Batte con la mia famiglia, gli amici, le parrocchie. Amo e mi sento amato.
In ogni volto riconosco Cristo. In ogni storia vedo la sua presenza.
Ringrazio Dio per questo amore e ringrazio il Signore Gesù Cristo che, anche sulla croce, mi dà la forza di andare avanti.
Immagine
- Profilo Fb di padre Angelo Esposito
Dal nostro corrispondente e amico padre Angelo Esposito, fidei donum di Napoli in Guatemala attualmente in Italia
Cari amici,
il sepolcro è vuoto. Quel corpo ferito dalle ingiustizie e dalla violenza non è rimasto prigioniero della morte. Gesù ha vinto il male, ha attraversato la sofferenza e lo ha trasformato in nuova vita per tutta l’umanità.
Il Cristo crocifisso, tradito, umiliato e colpito nel corpo e nello spirito, non ha risposto con odio, ma con un amore più forte della morte.
Ha compiuto la sua missione offrendo perdono ai suoi carnefici e dando a tutti, senza esclusione, la possibilità della salvezza. La resurrezione è vita, è perdono, è misericordia: è la forza di rialzarsi, di non essere schiacciati dal peccato, dalla paura o dalla colpa.
Gesù risorto ci rende uomini e donne liberi: liberi dal peso della morte, liberi dal peccato, liberi da tutto ciò che opprime la dignità dell’essere umano. La croce, segno di sofferenza, è anche segno di solidarietà: ognuno di noi porta la propria croce, ma nessuno è chiamato a portarla da solo. Proprio come il Cireneo ha aiutato Gesù, anche noi siamo chiamati a sostenerci l’un l’altro, specialmente i più poveri, i più deboli, gli oppressi e gli esclusi.
Nel mio ministero ho cercato, con l’aiuto di Dio, di condividere le croci delle persone che mi sono state affidate, attraverso la preghiera, la carità e la vicinanza concreta. Al centro della mia vita c’è Gesù, e con il Vangelo sulle labbra e nel cuore ho annunciato il suo amore per un’umanità che spesso ha difficoltà ad amare, accogliere e costruire giustizia.
La resurrezione di Cristo è anche un forte richiamo alla responsabilità: ci invita a costruire un mondo più giusto, dove regnino pace, uguaglianza e solidarietà. Ogni volta che questi valori vengono negati, la vita stessa viene ferita. Pasqua ci invita a stare dalla parte dei poveri, a difendere la dignità di ogni persona, ad essere segni concreti di liberazione.
Da più di un anno porto la mia croce: malattia, sofferenza e dolore fanno parte della mia vita quotidiana. Ci sono momenti in cui il peso sembra troppo grande, ma proprio quando le forze mancano, la fede mi sostiene e mi solleva. Guardo il sepolcro vuoto e la vittoria di Cristo sulla morte, e lì trovo la speranza.
Questo percorso di prova mi insegna che non sono solo: Dio cammina con me. Proprio come Gesù si affida al Padre, anch’io mi abbandono in Lui. Ogni gesto, ogni incontro, ogni carezza ricevuta o consegnata diventa segno di quell’amore che rende tutto vero, bello e possibile.
Il tempo che viviamo è un dono prezioso: non va sprecato, ma vissuto con senso, costruendo relazioni di riconciliazione. Non possiamo permettere che l’odio, il risentimento o la tristezza spegnano i nostri sogni. Siamo chiamati a vivere come figli della luce, non delle tenebre.
La resurrezione è un messaggio di speranza concreta: Dio ha portato le nostre sofferenze per liberarci e rimetterci in cammino. Questa Pasqua, per me, è un atto di coraggio: scegliere di andare avanti, fidarsi e credere che la vita vinca.
La vita eterna inizia ora: è un continuo resuscitare ogni giorno, nelle decisioni d’amore. Con l’aiuto di Dio desidero continuare a dare speranza, specialmente a coloro che come me attraversano la malattia e attendono la guarigione. Perché chi ascolta la voce del cuore scopre che l’amore non delude.
Ho ricevuto tanto dalle comunità che ho incontrato: il mio cuore batte ancora accanto a quello dei fratelli e sorelle del Guatemala, delle famiglie, dei giovani, dei bambini, dei genitori che ho accompagnato. Batte con la mia famiglia, gli amici, le parrocchie. Amo e mi sento amato.
In ogni volto riconosco Cristo. In ogni storia vedo la sua presenza.
Ringrazio Dio per questo amore e ringrazio il Signore Gesù Cristo che, anche sulla croce, mi dà la forza di andare avanti.
Immagine
- Profilo Fb di padre Angelo Esposito

Padre Angelo Esposito


