Giovedì Santo

Giovedì Santo
Giovedì Santo: L’Istituzione dell’Eucaristia e il Servizio dell’Amore
Nome
Giovedì Santo
Titolo
L’ultima cena
Martirologio
edizione 2004
Preghiera
Gesù mio, Voi con quelle parole: « Fate questo in memoria di me » che pronunciaste dopo il cambiamento del pane nel vostro Corpo e del vino nel vostro Sangue, esprimete il desiderio vostro, di vivere sempre nei nostri cuori, e di essere il nostro pensiero abituale, mi ricorderò di Voi, mio Dio, più che di me stesso; e se non sono degno di ricevervi tutti i giorni sacramentalmente, riserverò sempre vostro il posto migliore del mio cuore. Io mi faccio ardito a chiedervi l’amor vostro, fosse anche solo per oggi. Se non merito d’amarvi sempre non mi negate d’amarvi almeno nel momento in cui vi possiedo. Io vorrei far salire a Voi incessantemente l’espressione del mio desiderio di perfettamente amarvi. Dopo la Comunione io conosco meglio il valore di quelle parole: Mio Dio, io vi amo, sì dolci a ripetersi quando vi possiedo – Ah! In quel momento Voi siete veramente mio! – Permettete ch’io vi ripeta con ardore, che l’età non può indebolire, perché è un moto della mia anima immortale: Vi amo quanto sono capace d’amare… Vorrei amarvi come Vi ama la Santissima Vergine, vorrei avere mille vite per consacrarle tutte a Voi.
Il Santo e la missione
La missione di Gesù nel Giovedì Santo giunge al suo culmine sacramentale: trasformare il destino di morte in un banchetto di vita eterna. Durante l’Ultima Cena, la Sua missione si manifesta come offerta preveniente. Egli non attende di essere catturato per donarsi; si consegna liberamente spezzando il pane e offrendo il vino: “Questo è il mio corpo dato per voi”. La missione di questo giorno è fondare la Chiesa sulla roccia del sacrificio incruento, lasciando ai discepoli il memoriale della Sua presenza reale. Inoltre, la missione di Gesù si esprime nel gesto dirompente della Lavanda dei Piedi. Egli, il Maestro e Signore, assume la condizione di schiavo per indicare la missione dei suoi seguaci: “Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi”. La missione cristiana, da questo momento in poi, non è più una questione di potere o di dottrina astratta, ma di servizio concreto e umiliante, capace di chinarsi sulle piaghe dell’umanità per lavarle con l’acqua della carità e del perdono.
Il Santo e le opere di misericordia
La misericordia del Giovedì Santo è la misericordia dell’Eucaristia, il dono supremo in cui Dio si fa cibo per la creatura affamata. È una misericordia “folle”, che sceglie di rimanere con l’uomo sotto le specie del pane e del vino fino alla fine dei tempi. In questo giorno, Gesù esercita una misericordia che previene il peccato: pur sapendo che i suoi apostoli fuggiranno e lo tradiranno, Egli comunica con loro, offrendo il Suo Sangue per la remissione dei peccati prima ancora che questi vengano commessi. Questa misericordia si fa poi tenerezza nel Getsemani. Nonostante l’angoscia mortale, Gesù accetta la volontà del Padre per amore nostro. La misericordia del Giovedì Santo è l’amore che “sopporta tutto” e “spera tutto”. È l’invito a sostare in adorazione davanti all’Altare della Reposizione, dove il silenzio di Dio parla al cuore dell’uomo, offrendo conforto e forza per affrontare le proprie “notti degli ulivi”. In questo giorno, impariamo che la misericordia non è un’idea, ma una Persona che si lascia mangiare per non lasciarci mai soli.
Agiografia
Il Giovedì Santo si celebra il rito della benedizione degli olii santi durante la Messa del Crisma al mattino e nel pomeriggio si ricorda l’ultima Cena del Signore nella messa serale dando così inizio al Triduo Santo…
Fonte dell’articolo e immagini
Giovedì Santo: L’Istituzione dell’Eucaristia e il Servizio dell’Amore
Nome
Giovedì Santo
Titolo
L’ultima cena
Martirologio
edizione 2004
Preghiera
Gesù mio, Voi con quelle parole: « Fate questo in memoria di me » che pronunciaste dopo il cambiamento del pane nel vostro Corpo e del vino nel vostro Sangue, esprimete il desiderio vostro, di vivere sempre nei nostri cuori, e di essere il nostro pensiero abituale, mi ricorderò di Voi, mio Dio, più che di me stesso; e se non sono degno di ricevervi tutti i giorni sacramentalmente, riserverò sempre vostro il posto migliore del mio cuore. Io mi faccio ardito a chiedervi l’amor vostro, fosse anche solo per oggi. Se non merito d’amarvi sempre non mi negate d’amarvi almeno nel momento in cui vi possiedo. Io vorrei far salire a Voi incessantemente l’espressione del mio desiderio di perfettamente amarvi. Dopo la Comunione io conosco meglio il valore di quelle parole: Mio Dio, io vi amo, sì dolci a ripetersi quando vi possiedo – Ah! In quel momento Voi siete veramente mio! – Permettete ch’io vi ripeta con ardore, che l’età non può indebolire, perché è un moto della mia anima immortale: Vi amo quanto sono capace d’amare… Vorrei amarvi come Vi ama la Santissima Vergine, vorrei avere mille vite per consacrarle tutte a Voi.
Il Santo e la missione
La missione di Gesù nel Giovedì Santo giunge al suo culmine sacramentale: trasformare il destino di morte in un banchetto di vita eterna. Durante l’Ultima Cena, la Sua missione si manifesta come offerta preveniente. Egli non attende di essere catturato per donarsi; si consegna liberamente spezzando il pane e offrendo il vino: “Questo è il mio corpo dato per voi”. La missione di questo giorno è fondare la Chiesa sulla roccia del sacrificio incruento, lasciando ai discepoli il memoriale della Sua presenza reale. Inoltre, la missione di Gesù si esprime nel gesto dirompente della Lavanda dei Piedi. Egli, il Maestro e Signore, assume la condizione di schiavo per indicare la missione dei suoi seguaci: “Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi”. La missione cristiana, da questo momento in poi, non è più una questione di potere o di dottrina astratta, ma di servizio concreto e umiliante, capace di chinarsi sulle piaghe dell’umanità per lavarle con l’acqua della carità e del perdono.
Il Santo e le opere di misericordia
La misericordia del Giovedì Santo è la misericordia dell’Eucaristia, il dono supremo in cui Dio si fa cibo per la creatura affamata. È una misericordia “folle”, che sceglie di rimanere con l’uomo sotto le specie del pane e del vino fino alla fine dei tempi. In questo giorno, Gesù esercita una misericordia che previene il peccato: pur sapendo che i suoi apostoli fuggiranno e lo tradiranno, Egli comunica con loro, offrendo il Suo Sangue per la remissione dei peccati prima ancora che questi vengano commessi. Questa misericordia si fa poi tenerezza nel Getsemani. Nonostante l’angoscia mortale, Gesù accetta la volontà del Padre per amore nostro. La misericordia del Giovedì Santo è l’amore che “sopporta tutto” e “spera tutto”. È l’invito a sostare in adorazione davanti all’Altare della Reposizione, dove il silenzio di Dio parla al cuore dell’uomo, offrendo conforto e forza per affrontare le proprie “notti degli ulivi”. In questo giorno, impariamo che la misericordia non è un’idea, ma una Persona che si lascia mangiare per non lasciarci mai soli.
Agiografia
Il Giovedì Santo si celebra il rito della benedizione degli olii santi durante la Messa del Crisma al mattino e nel pomeriggio si ricorda l’ultima Cena del Signore nella messa serale dando così inizio al Triduo Santo…
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