Essere testimoni di misericordia – ILLUMINARE

N. Savarino, Testimoni di Misericordia
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “illuminare” e l’opera “consigliare i dubbiosi”
Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog
Dal Salmo 42-43 (41-42)
Manda la tua verità e la tua luce; siano esse a guidarmi, mi portino
al tuo monte santo e alle tue dimore.
Diceva Papa Francesco: “Con la luce della fede colui che era cieco scopre la sua nuova identità. Egli ormai è una “nuova creatura”, in grado di vedere in una nuova luce la sua vita e il mondo che lo circonda, perché è entrato in comunione con Cristo, è entrato in un’altra dimensione.
Non è più un mendicante emarginato dalla comunità; non è più schiavo della cecità e del pregiudizio. Il suo cammino di illuminazione è metafora del percorso di liberazione dal peccato a cui siamo chiamati. Il peccato è come un velo scuro che copre il nostro viso e ci impedisce di vedere chiaramente noi stessi e il mondo; il perdono del Signore toglie questa coltre di ombra e di tenebra e ci ridona nuova luce.
Il cieco risanato, che vede ormai sia con gli occhi del corpo sia con quelli dell’anima, è immagine di ogni battezzato, che immerso nella Grazia è stato strappato dalle tenebre e posto nella luce della fede. Ma non basta ricevere la luce, occorre diventare luce.
Ognuno di noi è chiamato ad accogliere la luce divina per manifestarla con tutta la propria vita”.
Chiedi a un cieco cos’è vivere sempre nell’oscurità. Chiedi a un cieco qual è il suo più grande desiderio: vedere la luce.
Se entri in una stanza buia, subito accendi la luce o apri le finestre. Non possiamo vivere senza luce.
La nostra luce è Gesù. “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita” (Gv. 8, 12). Grazie alla Sua luce, anche noi siamo chiamati ad essere luce per i fratelli: “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una
lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Matteo 5,14-16).
Per essere luce abbiamo però bisogno dell’energia giusta. Questa energia è Gesù stesso. Questa energia sono i sacramenti. Questa energia è la Parola di Dio.
Il nostro viaggio sarà bellissimo, anche di notte. La luce sarà sempre
nostra compagna e i fratelli saranno contenti di avanzare insieme a noi.
Cosa possiamo fare in concreto?
AMMONIRE I PECCATORI
Ammonire non è sinonimo di giudicare, condannare o scartare.
Ammonire è quella dolce azione di richiamo di chi cerca il bene del suo interlocutore.
Ammonire i peccatori diventa quel gesto di amore disinteressato e caritativo
che guarda al cuore della persona.
Questa opera richiede prima di tutto coraggio.
L’opera di misericordia dell’ammonire inizia con il correggere sé stessi.
Se consideriamo che ogni opera di misericordia spirituale va prima applicata a sé
stessi, è importante analizzare la propria condotta, le proprie intenzioni del
cuore, i propri pensieri più profondi e valutarli alla luce della Parola di Dio.
Ammonire è un’azione che richiede discernimento.
Rinunziare alla correzione
significa lasciare la persona nella sua condizione di sofferenza.
L’esasperazione di colui che corregge continuamente il fratello o la sorella è
un atteggiamento da evitare, perché produce l’effetto di scoraggiare il
peccatore, aggravando il suo senso di malessere e di angoscia.
Ammonire il peccatore significa essere disponibili ad accettare una correzione fraterna.
Ammonire il peccatore presuppone una grande prudenza nel parlare.
Ammonire significa limitarsi a riferire il comportamento che necessita di
essere corretto, senza aggiungere commenti superflui o irriverenti,
senza denigrare troppo l’operato dell’individuo,
senza offendere la dignità della persona.
Ammonire il peccatore non è solo una questione di parole
ma nasce dall’esempio personale.
Osvaldo Rinaldi, Ammonire i peccatori… a partire da se stessi,
25 ottobre 2016
SPUNTI DI RIFLESSIONE
Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello (Matteo 18, 15)
Fonte e immagine
- Nino Savarino, Testimoni di misericordia, pp. 66-70
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “illuminare” e l’opera “consigliare i dubbiosi”
Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog
Dal Salmo 42-43 (41-42)
Manda la tua verità e la tua luce; siano esse a guidarmi, mi portino
al tuo monte santo e alle tue dimore.
Diceva Papa Francesco: “Con la luce della fede colui che era cieco scopre la sua nuova identità. Egli ormai è una “nuova creatura”, in grado di vedere in una nuova luce la sua vita e il mondo che lo circonda, perché è entrato in comunione con Cristo, è entrato in un’altra dimensione.
Non è più un mendicante emarginato dalla comunità; non è più schiavo della cecità e del pregiudizio. Il suo cammino di illuminazione è metafora del percorso di liberazione dal peccato a cui siamo chiamati. Il peccato è come un velo scuro che copre il nostro viso e ci impedisce di vedere chiaramente noi stessi e il mondo; il perdono del Signore toglie questa coltre di ombra e di tenebra e ci ridona nuova luce.
Il cieco risanato, che vede ormai sia con gli occhi del corpo sia con quelli dell’anima, è immagine di ogni battezzato, che immerso nella Grazia è stato strappato dalle tenebre e posto nella luce della fede. Ma non basta ricevere la luce, occorre diventare luce.
Ognuno di noi è chiamato ad accogliere la luce divina per manifestarla con tutta la propria vita”.
Chiedi a un cieco cos’è vivere sempre nell’oscurità. Chiedi a un cieco qual è il suo più grande desiderio: vedere la luce.
Se entri in una stanza buia, subito accendi la luce o apri le finestre. Non possiamo vivere senza luce.
La nostra luce è Gesù. “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita” (Gv. 8, 12). Grazie alla Sua luce, anche noi siamo chiamati ad essere luce per i fratelli: “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una
lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Matteo 5,14-16).
Per essere luce abbiamo però bisogno dell’energia giusta. Questa energia è Gesù stesso. Questa energia sono i sacramenti. Questa energia è la Parola di Dio.
Il nostro viaggio sarà bellissimo, anche di notte. La luce sarà sempre
nostra compagna e i fratelli saranno contenti di avanzare insieme a noi.
Cosa possiamo fare in concreto?
AMMONIRE I PECCATORI
Ammonire non è sinonimo di giudicare, condannare o scartare.
Ammonire è quella dolce azione di richiamo di chi cerca il bene del suo interlocutore.
Ammonire i peccatori diventa quel gesto di amore disinteressato e caritativo
che guarda al cuore della persona.
Questa opera richiede prima di tutto coraggio.
L’opera di misericordia dell’ammonire inizia con il correggere sé stessi.
Se consideriamo che ogni opera di misericordia spirituale va prima applicata a sé
stessi, è importante analizzare la propria condotta, le proprie intenzioni del
cuore, i propri pensieri più profondi e valutarli alla luce della Parola di Dio.
Ammonire è un’azione che richiede discernimento.
Rinunziare alla correzione
significa lasciare la persona nella sua condizione di sofferenza.
L’esasperazione di colui che corregge continuamente il fratello o la sorella è
un atteggiamento da evitare, perché produce l’effetto di scoraggiare il
peccatore, aggravando il suo senso di malessere e di angoscia.
Ammonire il peccatore significa essere disponibili ad accettare una correzione fraterna.
Ammonire il peccatore presuppone una grande prudenza nel parlare.
Ammonire significa limitarsi a riferire il comportamento che necessita di
essere corretto, senza aggiungere commenti superflui o irriverenti,
senza denigrare troppo l’operato dell’individuo,
senza offendere la dignità della persona.
Ammonire il peccatore non è solo una questione di parole
ma nasce dall’esempio personale.
Osvaldo Rinaldi, Ammonire i peccatori… a partire da se stessi,
25 ottobre 2016
SPUNTI DI RIFLESSIONE
Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello (Matteo 18, 15)
Fonte e immagine
- Nino Savarino, Testimoni di misericordia, pp. 66-70

N. Savarino, Testimoni di Misericordia


