La Lettera di Papa Leone XIV ai Sacerdoti di Madrid: un richiamo alla santità

Foto di Mateus Campos Felipe su Unsplash
Papa Leone XIV esorta i presbiteri madrileni (e anche quelli della Chiesa mondiale) all’unità e al rinnovamento spirituale
Papa Leone XIV ha inviato una lettera ai presbiteri dell’Arcidiocesi di Madrid in occasione dell’Assemblea Presbiterale “Convivium“, tenutasi il 9-10 febbraio 2026 all’Auditorium Pablo VI. La missiva, datata 28 gennaio 2026, memoria di san Tommaso d’Aquino, ringrazia i circa 1.200 sacerdoti per il loro impegno quotidiano, spesso vissuto nel silenzio e nella stanchezza, e li invita a un discernimento profondo sui tempi attuali.
Il Pontefice parte da una lettura realistica del contesto ecclesiale: secolarizzazione avanzata, polarizzazione sociale e perdita di riferimenti condivisi rendono ardua la trasmissione della fede. “La fede rischia di essere banalizzata o relegata all’irrilevante“, avverte, notando come il linguaggio morale un tempo comune sia svanito. Eppure, intravede speranza: nei giovani emerge un “disagio nuovo”, un vuoto lasciato dal benessere assoluto e da una libertà senza verità, che apre alla ricerca di Cristo.
Al centro della lettera, Leone XIV delinea il profilo del sacerdote necessario oggi: non un manager di compiti, ma un “alter Christus“, configurato da una relazione viva con Dio, nutrita dall’Eucaristia. Infatti, chiarisce Leone XIV, “..Non si tratta di inventare modelli nuovi né di ridefinire l’identità che abbiamo ricevuto, ma di tornare a proporre, con rinnovata intensità, il sacerdozio nel suo nucleo più autentico — essere alter Christus — lasciando che sia Lui a configurare la nostra vita, a unificare il nostro cuore e a dare forma a un ministero vissuto a partire dall’intimità con Dio, la dedizione fedele alla Chiesa e il servizio concreto alle persone che ci sono state affidate”.
Per meglio suggerire i tratti che deve avere il presbitero oggi, Leone XIV evoca l’immagine della Cattedrale di Santa Maria della Almudena, creando un parallelismo tra l’edificio e la vita dei sacerdoti: “Perché le cattedrali — come qualsiasi luogo sacro — esistono, come il sacerdozio, per condurre all’incontro con Dio e alla riconciliazione con i nostri fratelli, e i loro elementi racchiudono una lezione per la nostra vita e il nostro ministero.” Ecco dunque i tratti fondamentali:
- la facciata: “…È la prima cosa che si vede, eppure non dice tutto: indica, suggerisce, invita. Così anche il sacerdote non vive per esibirsi, ma neppure per nascondersi. La sua vita è chiamata a essere visibile, coerente e riconoscibile…” e ancora: “.. non esiste per sé stessa: conduce all’interno. Allo stesso modo, il sacerdote non è mai fine a sé stesso. Tutta la sua vita è chiamata a rimandare a Dio;
- la soglia d’ingresso:“…Una volta giunti alla soglia, comprendiamo che non conviene che tutto entri all’interno, perché è spazio sacro. La soglia segna un passaggio, una separazione necessaria. Prima di entrare, qualcosa rimane fuori. Anche il sacerdozio si vive così: stando nel mondo, ma senza essere del mondo. In questo crocevia si situano il celibato, la povertà e l’obbedienza; non come negazione della vita, ma come la forma concreta che permette al sacerdote di appartenere interamente a Dio senza smettere di camminare tra gli uomini”;
- la cattedrale stessa: “…è anche una casa comune, dove c’è posto per tutti. Così è chiamata a essere la Chiesa, specialmente verso i suoi sacerdoti: una casa che accoglie, che protegge e che non abbandona. E così si deve vivere la fraternità presbiterale….”.
- le colonne che la sostengono:”…La Chiesa ha visto in esse l’immagine degli Apostoli (cfr. Ef 2, 20). Neanche la vita sacerdotale poggia su sé stessa, ma sulla testimonianza apostolica ricevuta e trasmessa nella Tradizione viva della Chiesa, e custodita dal Magistero..”;
- luoghi discreti ma fondamentali, come il fonte battesimale (dove nasce il Popolo di Dio) e il confessionale (dove il Popolo di Dio è continuamente rigenerato):”…Nei sacramenti la grazia si rivela come la forza più reale ed efficace del ministero sacerdotale. Perciò, cari figli, celebrate i sacramenti con dignità e fede, consapevoli che ciò che in essi avviene è la vera forza che edifica la Chiesa e che sono il fine ultimo a cui tutto il nostro ministero è ordinato. Ma non dimenticate che voi non siete la fonte, bensì il canale e che anche voi avete bisogno di bere quell’acqua. Non smettete quindi di confessarvi, di tornare sempre alla misericordia che annunciate.”
- le diverse cappelle che si aprono accanto allo spazio centrale: …Ognuna ha la sua storia, la sua dedicazione.Pur essendo diverse per arte e composizione, condividono tutte uno stesso orientamento; nessuna è volta verso sé stessa, nessuna rompe l’armonia dell’insieme. Così avviene anche nella Chiesa con i diversi carismi e spiritualità mediante i quali il Signore arricchisce e sostiene la vostra vocazione… “
- l’altare:”….Sull’altare, attraverso le vostre mani, si rende presente il sacrificio di Cristo nella più alta azione affidata a mani umane; nel tabernacolo resta Colui che avete offerto, affidato nuovamente alle vostre cure. Siate adoratori, uomini di profonda preghiera e insegnate al vostro popolo a fare lo stesso.”
Nella conclusione l’invito a mettere in pratica l’esortazione di san Giovanni d’Avila “Vi lascio lo stesso consiglio del vostro santo concittadino: «Siate tutti suoi» (Sermone 57). Siate santi!”
Risorse
- Leo XIV offers guidance to priests of the Archdiocese of Madrid – Nicolás de Cárdenas – EWTN News – February 10, 2026
- Convivium – Asamblea Presbiteral sito dell’ Arcidiocesi spagnola
- Testo della lettera (nell’originale spagnolo): Carta del Santo Padre León XIV al presbiterio de la Arquidiócesis de Madrid con motivo de la Asamblea Presbiteral “Convivium“
Immagini
- Foto di Mateus Campos Felipe su Unsplash
Papa Leone XIV esorta i presbiteri madrileni (e anche quelli della Chiesa mondiale) all’unità e al rinnovamento spirituale
Papa Leone XIV ha inviato una lettera ai presbiteri dell’Arcidiocesi di Madrid in occasione dell’Assemblea Presbiterale “Convivium“, tenutasi il 9-10 febbraio 2026 all’Auditorium Pablo VI. La missiva, datata 28 gennaio 2026, memoria di san Tommaso d’Aquino, ringrazia i circa 1.200 sacerdoti per il loro impegno quotidiano, spesso vissuto nel silenzio e nella stanchezza, e li invita a un discernimento profondo sui tempi attuali.
Il Pontefice parte da una lettura realistica del contesto ecclesiale: secolarizzazione avanzata, polarizzazione sociale e perdita di riferimenti condivisi rendono ardua la trasmissione della fede. “La fede rischia di essere banalizzata o relegata all’irrilevante“, avverte, notando come il linguaggio morale un tempo comune sia svanito. Eppure, intravede speranza: nei giovani emerge un “disagio nuovo”, un vuoto lasciato dal benessere assoluto e da una libertà senza verità, che apre alla ricerca di Cristo.
Al centro della lettera, Leone XIV delinea il profilo del sacerdote necessario oggi: non un manager di compiti, ma un “alter Christus“, configurato da una relazione viva con Dio, nutrita dall’Eucaristia. Infatti, chiarisce Leone XIV, “..Non si tratta di inventare modelli nuovi né di ridefinire l’identità che abbiamo ricevuto, ma di tornare a proporre, con rinnovata intensità, il sacerdozio nel suo nucleo più autentico — essere alter Christus — lasciando che sia Lui a configurare la nostra vita, a unificare il nostro cuore e a dare forma a un ministero vissuto a partire dall’intimità con Dio, la dedizione fedele alla Chiesa e il servizio concreto alle persone che ci sono state affidate”.
Per meglio suggerire i tratti che deve avere il presbitero oggi, Leone XIV evoca l’immagine della Cattedrale di Santa Maria della Almudena, creando un parallelismo tra l’edificio e la vita dei sacerdoti: “Perché le cattedrali — come qualsiasi luogo sacro — esistono, come il sacerdozio, per condurre all’incontro con Dio e alla riconciliazione con i nostri fratelli, e i loro elementi racchiudono una lezione per la nostra vita e il nostro ministero.” Ecco dunque i tratti fondamentali:
- la facciata: “…È la prima cosa che si vede, eppure non dice tutto: indica, suggerisce, invita. Così anche il sacerdote non vive per esibirsi, ma neppure per nascondersi. La sua vita è chiamata a essere visibile, coerente e riconoscibile…” e ancora: “.. non esiste per sé stessa: conduce all’interno. Allo stesso modo, il sacerdote non è mai fine a sé stesso. Tutta la sua vita è chiamata a rimandare a Dio;
- la soglia d’ingresso:“…Una volta giunti alla soglia, comprendiamo che non conviene che tutto entri all’interno, perché è spazio sacro. La soglia segna un passaggio, una separazione necessaria. Prima di entrare, qualcosa rimane fuori. Anche il sacerdozio si vive così: stando nel mondo, ma senza essere del mondo. In questo crocevia si situano il celibato, la povertà e l’obbedienza; non come negazione della vita, ma come la forma concreta che permette al sacerdote di appartenere interamente a Dio senza smettere di camminare tra gli uomini”;
- la cattedrale stessa: “…è anche una casa comune, dove c’è posto per tutti. Così è chiamata a essere la Chiesa, specialmente verso i suoi sacerdoti: una casa che accoglie, che protegge e che non abbandona. E così si deve vivere la fraternità presbiterale….”.
- le colonne che la sostengono:”…La Chiesa ha visto in esse l’immagine degli Apostoli (cfr. Ef 2, 20). Neanche la vita sacerdotale poggia su sé stessa, ma sulla testimonianza apostolica ricevuta e trasmessa nella Tradizione viva della Chiesa, e custodita dal Magistero..”;
- luoghi discreti ma fondamentali, come il fonte battesimale (dove nasce il Popolo di Dio) e il confessionale (dove il Popolo di Dio è continuamente rigenerato):”…Nei sacramenti la grazia si rivela come la forza più reale ed efficace del ministero sacerdotale. Perciò, cari figli, celebrate i sacramenti con dignità e fede, consapevoli che ciò che in essi avviene è la vera forza che edifica la Chiesa e che sono il fine ultimo a cui tutto il nostro ministero è ordinato. Ma non dimenticate che voi non siete la fonte, bensì il canale e che anche voi avete bisogno di bere quell’acqua. Non smettete quindi di confessarvi, di tornare sempre alla misericordia che annunciate.”
- le diverse cappelle che si aprono accanto allo spazio centrale: …Ognuna ha la sua storia, la sua dedicazione.Pur essendo diverse per arte e composizione, condividono tutte uno stesso orientamento; nessuna è volta verso sé stessa, nessuna rompe l’armonia dell’insieme. Così avviene anche nella Chiesa con i diversi carismi e spiritualità mediante i quali il Signore arricchisce e sostiene la vostra vocazione… “
- l’altare:”….Sull’altare, attraverso le vostre mani, si rende presente il sacrificio di Cristo nella più alta azione affidata a mani umane; nel tabernacolo resta Colui che avete offerto, affidato nuovamente alle vostre cure. Siate adoratori, uomini di profonda preghiera e insegnate al vostro popolo a fare lo stesso.”
Nella conclusione l’invito a mettere in pratica l’esortazione di san Giovanni d’Avila “Vi lascio lo stesso consiglio del vostro santo concittadino: «Siate tutti suoi» (Sermone 57). Siate santi!”
Risorse
- Leo XIV offers guidance to priests of the Archdiocese of Madrid – Nicolás de Cárdenas – EWTN News – February 10, 2026
- Convivium – Asamblea Presbiteral sito dell’ Arcidiocesi spagnola
- Testo della lettera (nell’originale spagnolo): Carta del Santo Padre León XIV al presbiterio de la Arquidiócesis de Madrid con motivo de la Asamblea Presbiteral “Convivium“
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- Foto di Mateus Campos Felipe su Unsplash

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