Il Giubileo dei due Papi

il: 

9 Febbraio 2026

di: 

duepapi-giubileo2025-porta-santa
duepapi-giubileo2025-porta-santa

Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

L’anno giubilare è appena trascorso… Da papa Francesco a papa Leone. Dalla Porta Santa alla “porta “del cuore

Il termine porta è uno dei sostantivi che utilizziamo più frequentemente nel linguaggio e nelle relazioni quotidiane, per indicare il passaggio da un ambiente all’altro, da uno spazio chiuso ad uno aperto o viceversa. Esso registra nelle dinamiche giornaliere un cambiamento fisico, più o meno accentuato, che denota il mutare di una situazione, di una condizione, e che scaturisce da un’esigenza e/ o una necessità.

Tale termine non circoscrive soltanto un dato reale, ma in più occasioni diventa simbolo, metafora. Così è per il credente, il cristiano che trae dalla tradizione biblica tanti significati da assimilare al termine porta, alla luce della storia della salvezza racchiusa, tra una porta che si chiude (Genesi) e dodici porte che, alla fine dei tempi, si aprono (Apocalisse).

Dio, infatti, a causa del peccato dei progenitori (Gn 3,23-24), chiude la porta dell’Eden e l’autore sacro nel libro dell’Apocalisse interpretando la profezia di Ezechiele 48, 30-35, descrive la nuova Gerusalemme, simbolo della comunione dell’umanità con Dio, circondata da dodici porte, aperte ai quattro punti cardinali (Ap 21,12-13).

Le pagine del Vangelo si arricchiscono ancor più di significati, riguardo al termine ed al concetto di porta e ci sembra importante richiamare, in questo contesto, due passi che suggellano come la dimensione cristocentrica di Gesù si fondi sulle Sue stesse parole, tanto che Gesù, di fronte a «Un tale (che) gli chiese: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Rispose: “Lottate (agonízesthe) per entrare nella sala del banchetto attraverso la porta stretta, perché molti – ve lo dico – cercheranno di entrare, ma non ce ne avranno la forza”. (Lc 13,23-24).

L’altro passo evangelico rappresenta il culmine del simbolismo biblico della porta: l’autoproclamazione di Gesù: «Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo”» (Gv 10,7-9).

Con queste espressioni così semplici, ma al contempo così illuminanti, Gesù si identifica nella Porta, che, diversamente dalla porta del Tempio, non consente semplicemente di entrare/uscire in un luogo sacro, ma di entrare in comunione con Lui, Nuovo Tempio di Dio, Unica Porta di salvezza.

Anche l’Anno Giubilare 2025, iniziato da Papa Francesco il 24 dicembre 2024 e concluso da Papa Leone il 6 gennaio 2026 “ruota” intorno ad una porta, quella delle Basiliche Papali Maggiori e quella di San Pietro a Roma: la Porta Santa per eccellenza.

L’apertura della Porta Santa, segno d’inizio del Giubileo, è l’evento conosciuto anche attraverso l’espressione Perdonanza Celestiniana, in memoria della prima proclamazione di una Porta Santa da parte di Papa Celestino V, che nel 1294 elevò la porta della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, all’Aquila, a questo status venerato.

L’apertura di questa porta non si limita ad un solenne atto liturgico, ma si concretizza in un potente richiamo al concetto di perdono e di rinnovamento spirituale, tanto che il cristiano-pellegrino, varcando la Porta Santa “converte” il proprio peregrinare in un cammino di purificazione e di rinnovamento, tale da consentirgli l’accesso dal profano al sacro, dalla mortalità all’immortalità, dall’isolamento alla comunione.

Lo stato di grazia che il cristiano sperimenta, nell’Anno Giubilare, partecipando alle sacre liturgie, a manifestazioni ed eventi religiosi ad esse relati, inonda il suo cuore di ricchezza interiore, di spiritualità, da custodire con sapienza ed umiltà.

Ed ecco che il piccolo tesoro che il cristiano ha cumulato nel suo cuore non può e non deve essere nascosto sottoterra, per timore dei ladri e dei briganti, tutt’altro… il cristiano deve aprire il proprio cuore, per condividere con il fratello/sorella nella fede, il rinnovato cammino di conversione, per modificare il suo stile di vita, per passare dal fare all’essere.

In che modo? Ci vengono in aiuto le parole dell’evangelista Matteo che al capitolo 25, 31-46 riporta puntualmente il “mandato” evangelico per eccellenza, una sorta di decalogo, di abecedario, con cui il cristiano dovrà confrontarsi e su cui conformarsi con le proprie azioni, la propria disposizione d’animo, ispirate alla carità ed alla misericordia.

Le sette opere di misericordia corporali e le sette spirituali, cui l’evangelista fa riferimento, dalla tradizione più antica fino ai nostri giorni ed attraverso anche le voci autorevoli di Papa Francesco e Papa Leone ci invitano, ci esortano a porle al centro della nostra vita cristiana-comunitaria, in modo trasversale ed universale, poiché nessuno deve rimanere escluso.

La forza generatrice e rigeneratrice che da esse si sprigiona ha il potere di contagiare, con azioni concrete, le realtà che ci circondano, ascoltando, accogliendo, offrendo perdono, costruendo ponti dove crescono muri, vivendo nella quotidianità da riconciliati e da testimoni, perché la misericordia celebrata diventi misericordia vissuta.

Immagine

L’anno giubilare è appena trascorso… Da papa Francesco a papa Leone. Dalla Porta Santa alla “porta “del cuore

Il termine porta è uno dei sostantivi che utilizziamo più frequentemente nel linguaggio e nelle relazioni quotidiane, per indicare il passaggio da un ambiente all’altro, da uno spazio chiuso ad uno aperto o viceversa. Esso registra nelle dinamiche giornaliere un cambiamento fisico, più o meno accentuato, che denota il mutare di una situazione, di una condizione, e che scaturisce da un’esigenza e/ o una necessità.

Tale termine non circoscrive soltanto un dato reale, ma in più occasioni diventa simbolo, metafora. Così è per il credente, il cristiano che trae dalla tradizione biblica tanti significati da assimilare al termine porta, alla luce della storia della salvezza racchiusa, tra una porta che si chiude (Genesi) e dodici porte che, alla fine dei tempi, si aprono (Apocalisse).

Dio, infatti, a causa del peccato dei progenitori (Gn 3,23-24), chiude la porta dell’Eden e l’autore sacro nel libro dell’Apocalisse interpretando la profezia di Ezechiele 48, 30-35, descrive la nuova Gerusalemme, simbolo della comunione dell’umanità con Dio, circondata da dodici porte, aperte ai quattro punti cardinali (Ap 21,12-13).

Le pagine del Vangelo si arricchiscono ancor più di significati, riguardo al termine ed al concetto di porta e ci sembra importante richiamare, in questo contesto, due passi che suggellano come la dimensione cristocentrica di Gesù si fondi sulle Sue stesse parole, tanto che Gesù, di fronte a «Un tale (che) gli chiese: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Rispose: “Lottate (agonízesthe) per entrare nella sala del banchetto attraverso la porta stretta, perché molti – ve lo dico – cercheranno di entrare, ma non ce ne avranno la forza”. (Lc 13,23-24).

L’altro passo evangelico rappresenta il culmine del simbolismo biblico della porta: l’autoproclamazione di Gesù: «Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo”» (Gv 10,7-9).

Con queste espressioni così semplici, ma al contempo così illuminanti, Gesù si identifica nella Porta, che, diversamente dalla porta del Tempio, non consente semplicemente di entrare/uscire in un luogo sacro, ma di entrare in comunione con Lui, Nuovo Tempio di Dio, Unica Porta di salvezza.

Anche l’Anno Giubilare 2025, iniziato da Papa Francesco il 24 dicembre 2024 e concluso da Papa Leone il 6 gennaio 2026 “ruota” intorno ad una porta, quella delle Basiliche Papali Maggiori e quella di San Pietro a Roma: la Porta Santa per eccellenza.

L’apertura della Porta Santa, segno d’inizio del Giubileo, è l’evento conosciuto anche attraverso l’espressione Perdonanza Celestiniana, in memoria della prima proclamazione di una Porta Santa da parte di Papa Celestino V, che nel 1294 elevò la porta della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, all’Aquila, a questo status venerato.

L’apertura di questa porta non si limita ad un solenne atto liturgico, ma si concretizza in un potente richiamo al concetto di perdono e di rinnovamento spirituale, tanto che il cristiano-pellegrino, varcando la Porta Santa “converte” il proprio peregrinare in un cammino di purificazione e di rinnovamento, tale da consentirgli l’accesso dal profano al sacro, dalla mortalità all’immortalità, dall’isolamento alla comunione.

Lo stato di grazia che il cristiano sperimenta, nell’Anno Giubilare, partecipando alle sacre liturgie, a manifestazioni ed eventi religiosi ad esse relati, inonda il suo cuore di ricchezza interiore, di spiritualità, da custodire con sapienza ed umiltà.

Ed ecco che il piccolo tesoro che il cristiano ha cumulato nel suo cuore non può e non deve essere nascosto sottoterra, per timore dei ladri e dei briganti, tutt’altro… il cristiano deve aprire il proprio cuore, per condividere con il fratello/sorella nella fede, il rinnovato cammino di conversione, per modificare il suo stile di vita, per passare dal fare all’essere.

In che modo? Ci vengono in aiuto le parole dell’evangelista Matteo che al capitolo 25, 31-46 riporta puntualmente il “mandato” evangelico per eccellenza, una sorta di decalogo, di abecedario, con cui il cristiano dovrà confrontarsi e su cui conformarsi con le proprie azioni, la propria disposizione d’animo, ispirate alla carità ed alla misericordia.

Le sette opere di misericordia corporali e le sette spirituali, cui l’evangelista fa riferimento, dalla tradizione più antica fino ai nostri giorni ed attraverso anche le voci autorevoli di Papa Francesco e Papa Leone ci invitano, ci esortano a porle al centro della nostra vita cristiana-comunitaria, in modo trasversale ed universale, poiché nessuno deve rimanere escluso.

La forza generatrice e rigeneratrice che da esse si sprigiona ha il potere di contagiare, con azioni concrete, le realtà che ci circondano, ascoltando, accogliendo, offrendo perdono, costruendo ponti dove crescono muri, vivendo nella quotidianità da riconciliati e da testimoni, perché la misericordia celebrata diventi misericordia vissuta.

Immagine

duepapi-giubileo2025-porta-santa
duepapi-giubileo2025-porta-santa

Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

CONDIVIDI