La chiamata a farsi santi nel quotidiano

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14 Febbraio 2026

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Foto di Anna Catalano

La parrocchia di Sant’Agostino, a Reggio Calabria, ha accolto le reliquie di san Carlo Acutis, in un clima di gioia e spiritualità

(di Anna Catalano)

Il sorriso dei ragazzi della catechesi, assiepati sul sagrato della chiesa, era incantevole. Era appena sceso dalla macchina un loro coetaneo o poco più: Carlo Acutis. In verità, erano solo le reliquie di questo adolescente santo. Sì, una vita breve, quindici anni solamente Ma “una vita è veramente bella solo se si arriva ad amare Dio sopra ogni cosa” ripeteva sempre lui. Ed era stato, per davvero, il suo caso.

La parrocchia di Sant’Agostino, così, alla tenera luce di un sabato sera di fine gennaio, accoglieva in piazza le reliquie di Carlo Acutis. Di un giovane santo, che, sorridendo a Dio, era salito in cielo con le sue stesse snakers, le scarpe da ginnastica.

Intensa l’emozione, quella sera. Grande partecipazione di popolo al momento di accogliere da parte del parroco il prezioso reliquiario, mentre tutti i Piccoli Fratelli e Sorelle dell’Immacolata facevano corona. “C’era tanta gente ‘nuova’ – confessa una catechista, – ma eravamo una cosa sola”.

Nell’Eucaristia solenne che seguiva, ognuno respirava un clima di sorprendente freschezza spirituale. A pieni polmoni. “La visita di Carlo, – mi sussurra Stefania – ha riempito veramente la parrocchia di gioia e spiritualità”. La piccola sorella Francesca, poi, tratteggiava la figura del giovane, rendendola viva e attuale.

Tutti siamo chiamati alla santità, – sorrideva tra le parole – “non per essere perfetti, ma semplici e veri”.

Carlo indicava, così, la via per raggiungerlo lassù: la fede, la carità, i poveri e gli ultimi come passaporto. “Se ci lasciamo trasformare dalla Parola – commentava padre Francesco, presiedendo la liturgia – “se viviamo l’ordinarietà con passione, entriamo nel piano d’amore di Dio: la santità”.

La presenza spirituale del giovane accarezzava l’anima di tutti i presenti insieme alle loro difficoltà quotidiane, operando quel miracolo che prende il nome di fiducia. E “legava i cuori gli uni gli altri in una comunione che quasi si toccava….”, confessa Caterina.

Il cammino di santità e di luce nella parrocchia di Sant’Agostino continuava nei giorni seguenti con la Candelora. All’inizio della Messa, di primo mattino, quasi una scia luminosa si muoveva dal portone centrale, lungo la navata, tra canto e preghiera. Ognuno portava convinto la sua candela e la sua supplica.

La Candelora, come sempre, sapeva intrecciare fede, tradizione ed emozione. E già alla vigilia, domenica, a tutte le messe ognuno riceveva una candela di cera d’api dal profumo di miele e una preghiera: ambedue da accendere in casa.

“Insegnaci, Signore, – iniziava la preghiera – a riconoscere la tua luce in ogni istante della nostra vita, nei volti che incontriamo, nella sofferenza o nella gioia che viviamo”… Così, ognuno poteva ripetere con Simeone, anche nell’umiltà delle pareti domestiche: “I nostri occhi hanno visto, finalmente, la Tua salvezza!”

Immagine

  • Foto di Anna Catalano

La parrocchia di Sant’Agostino, a Reggio Calabria, ha accolto le reliquie di san Carlo Acutis, in un clima di gioia e spiritualità

(di Anna Catalano)

Il sorriso dei ragazzi della catechesi, assiepati sul sagrato della chiesa, era incantevole. Era appena sceso dalla macchina un loro coetaneo o poco più: Carlo Acutis. In verità, erano solo le reliquie di questo adolescente santo. Sì, una vita breve, quindici anni solamente Ma “una vita è veramente bella solo se si arriva ad amare Dio sopra ogni cosa” ripeteva sempre lui. Ed era stato, per davvero, il suo caso.

La parrocchia di Sant’Agostino, così, alla tenera luce di un sabato sera di fine gennaio, accoglieva in piazza le reliquie di Carlo Acutis. Di un giovane santo, che, sorridendo a Dio, era salito in cielo con le sue stesse snakers, le scarpe da ginnastica.

Intensa l’emozione, quella sera. Grande partecipazione di popolo al momento di accogliere da parte del parroco il prezioso reliquiario, mentre tutti i Piccoli Fratelli e Sorelle dell’Immacolata facevano corona. “C’era tanta gente ‘nuova’ – confessa una catechista, – ma eravamo una cosa sola”.

Nell’Eucaristia solenne che seguiva, ognuno respirava un clima di sorprendente freschezza spirituale. A pieni polmoni. “La visita di Carlo, – mi sussurra Stefania – ha riempito veramente la parrocchia di gioia e spiritualità”. La piccola sorella Francesca, poi, tratteggiava la figura del giovane, rendendola viva e attuale.

Tutti siamo chiamati alla santità, – sorrideva tra le parole – “non per essere perfetti, ma semplici e veri”.

Carlo indicava, così, la via per raggiungerlo lassù: la fede, la carità, i poveri e gli ultimi come passaporto. “Se ci lasciamo trasformare dalla Parola – commentava padre Francesco, presiedendo la liturgia – “se viviamo l’ordinarietà con passione, entriamo nel piano d’amore di Dio: la santità”.

La presenza spirituale del giovane accarezzava l’anima di tutti i presenti insieme alle loro difficoltà quotidiane, operando quel miracolo che prende il nome di fiducia. E “legava i cuori gli uni gli altri in una comunione che quasi si toccava….”, confessa Caterina.

Il cammino di santità e di luce nella parrocchia di Sant’Agostino continuava nei giorni seguenti con la Candelora. All’inizio della Messa, di primo mattino, quasi una scia luminosa si muoveva dal portone centrale, lungo la navata, tra canto e preghiera. Ognuno portava convinto la sua candela e la sua supplica.

La Candelora, come sempre, sapeva intrecciare fede, tradizione ed emozione. E già alla vigilia, domenica, a tutte le messe ognuno riceveva una candela di cera d’api dal profumo di miele e una preghiera: ambedue da accendere in casa.

“Insegnaci, Signore, – iniziava la preghiera – a riconoscere la tua luce in ogni istante della nostra vita, nei volti che incontriamo, nella sofferenza o nella gioia che viviamo”… Così, ognuno poteva ripetere con Simeone, anche nell’umiltà delle pareti domestiche: “I nostri occhi hanno visto, finalmente, la Tua salvezza!”

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  • Foto di Anna Catalano
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