Asia, Pakistan | Il Cardinale Coutts: “Lavoriamo per l’armonia in patria e nel mondo”

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21 Maggio 2026

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Foto di Emin Huric su Unsplash

In occasione della Giornata della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo, l’esempio del Pakistan come possibile costruttore di pace e convivenza tra i popoli

  1. Un Paese chiamato alla pace
  2. Armonia religiosa e responsabilità comune
  3. Il ruolo della Chiesa pakistana
  4. Una testimonianza per il mondo

1. Un Paese chiamato alla pace

Il Pakistan può diventare un autentico mediatore di pace nello scenario internazionale. È questa la convinzione espressa dal cardinale Joseph Coutts, arcivescovo emerito di Karachi, che invita a guardare al Paese non solo attraverso le sue fragilità politiche e sociali, ma anche come luogo di incontro tra culture, religioni e popoli. Secondo il porporato, la posizione geografica e la composizione multireligiosa della nazione rappresentano una grande opportunità per favorire il dialogo e costruire ponti di riconciliazione in un mondo segnato da tensioni e conflitti.

2. Armonia religiosa e responsabilità comune

Nel suo intervento, il cardinale sottolinea come la pace nasca innanzitutto dall’armonia interna. Cristiani, musulmani e appartenenti ad altre comunità religiose sono chiamati a collaborare per il bene comune, superando diffidenze e divisioni. Il dialogo interreligioso, spiega, non è soltanto un esercizio diplomatico, ma uno stile di vita quotidiano fatto di rispetto reciproco, ascolto e collaborazione concreta. Educazione, giustizia sociale e difesa della dignità umana diventano così strumenti fondamentali per prevenire radicalismi e costruire una società inclusiva.

3. Il ruolo della Chiesa pakistana

La Chiesa cattolica in Pakistan svolge un ruolo discreto ma significativo nel promuovere riconciliazione e solidarietà. Attraverso scuole, opere sociali e iniziative per i diritti umani, i cristiani contribuiscono alla crescita civile del Paese, pur rappresentando una minoranza. Il cardinale Coutts richiama l’impegno costante della comunità ecclesiale nel sostenere i più vulnerabili e nel favorire percorsi di dialogo tra istituzioni civili e religiose, affinché la fede diventi forza di unità e non motivo di divisione.

4. Una testimonianza per il mondo

Guardando oltre i confini nazionali, il porporato propone il Pakistan come laboratorio di pace capace di offrire un messaggio universale: la convivenza è possibile quando prevalgono rispetto e responsabilità condivisa. In un tempo segnato da guerre e polarizzazioni, l’esperienza pakistana dimostra che anche realtà attraversate da difficoltà possono diventare segni di speranza.

L’impegno per l’armonia, conclude il cardinale, deve partire dalle comunità locali per irradiarsi nel mondo intero, trasformando la pace in una missione comune dell’umanità.

Fonte

Immagine

In occasione della Giornata della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo, l’esempio del Pakistan come possibile costruttore di pace e convivenza tra i popoli

  1. Un Paese chiamato alla pace
  2. Armonia religiosa e responsabilità comune
  3. Il ruolo della Chiesa pakistana
  4. Una testimonianza per il mondo

1. Un Paese chiamato alla pace

Il Pakistan può diventare un autentico mediatore di pace nello scenario internazionale. È questa la convinzione espressa dal cardinale Joseph Coutts, arcivescovo emerito di Karachi, che invita a guardare al Paese non solo attraverso le sue fragilità politiche e sociali, ma anche come luogo di incontro tra culture, religioni e popoli. Secondo il porporato, la posizione geografica e la composizione multireligiosa della nazione rappresentano una grande opportunità per favorire il dialogo e costruire ponti di riconciliazione in un mondo segnato da tensioni e conflitti.

2. Armonia religiosa e responsabilità comune

Nel suo intervento, il cardinale sottolinea come la pace nasca innanzitutto dall’armonia interna. Cristiani, musulmani e appartenenti ad altre comunità religiose sono chiamati a collaborare per il bene comune, superando diffidenze e divisioni. Il dialogo interreligioso, spiega, non è soltanto un esercizio diplomatico, ma uno stile di vita quotidiano fatto di rispetto reciproco, ascolto e collaborazione concreta. Educazione, giustizia sociale e difesa della dignità umana diventano così strumenti fondamentali per prevenire radicalismi e costruire una società inclusiva.

3. Il ruolo della Chiesa pakistana

La Chiesa cattolica in Pakistan svolge un ruolo discreto ma significativo nel promuovere riconciliazione e solidarietà. Attraverso scuole, opere sociali e iniziative per i diritti umani, i cristiani contribuiscono alla crescita civile del Paese, pur rappresentando una minoranza. Il cardinale Coutts richiama l’impegno costante della comunità ecclesiale nel sostenere i più vulnerabili e nel favorire percorsi di dialogo tra istituzioni civili e religiose, affinché la fede diventi forza di unità e non motivo di divisione.

4. Una testimonianza per il mondo

Guardando oltre i confini nazionali, il porporato propone il Pakistan come laboratorio di pace capace di offrire un messaggio universale: la convivenza è possibile quando prevalgono rispetto e responsabilità condivisa. In un tempo segnato da guerre e polarizzazioni, l’esperienza pakistana dimostra che anche realtà attraversate da difficoltà possono diventare segni di speranza.

L’impegno per l’armonia, conclude il cardinale, deve partire dalle comunità locali per irradiarsi nel mondo intero, trasformando la pace in una missione comune dell’umanità.

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Foto di Emin Huric su Unsplash

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