Talitha Kum: le suore che liberano le vittime del traffico umano

Foto di Rajesh Rajput su Unsplash
Quando la carità diventa liberazione: con Talitha Kum, le opere di misericordia si intrecciano alla giustizia, restituendo speranza
“Talitha kum, alzati, fanciulla” (Mc 5, 41).
Da queste parole di Gesù nasce il nome di una delle reti più straordinarie del mondo cattolico contemporaneo: Talitha Kum, fondata nel 2009 dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG) come risposta concreta al dramma della tratta di persone.
Oggi la rete riunisce oltre 5.000 religiose, religiosi e laici di più di 90 Paesi, impegnati a combattere il traffico di esseri umani, una piaga che colpisce milioni di donne, uomini e bambini ogni anno.
Le suore operano nelle aree più fragili — Asia, Africa, America Latina, Europa dell’Est — dove la povertà, i conflitti e la mancanza di opportunità rendono le persone più vulnerabili allo sfruttamento.
Il loro lavoro è capillare e silenzioso: accoglienza delle vittime, assistenza sanitaria e psicologica, difesa legale, formazione professionale e programmi di reinserimento sociale. Ma è anche prevenzione: nelle scuole e nelle parrocchie, le suore spiegano come riconoscere le false promesse di lavoro o studio che spesso nascondono reti criminali.
Talitha Kum lavora in stretto contatto con organizzazioni civili, governi e forze dell’ordine, ma sempre mettendo la persona al centro, con un approccio umano e spirituale che restituisce dignità a chi è stato ferito.
Secondo l’ultimo Rapporto, nel solo 2023 la rete ha sostenuto direttamente oltre 26.000 vittime e raggiunto più di 400.000 persone attraverso campagne di sensibilizzazione. Un impegno immenso, portato avanti con discrezione, coraggio e fede.
Un’opera di misericordia viva
Talitha Kum incarna in modo straordinario diverse opere di misericordia:
-
“Visitare i carcerati”, perché molte vittime vivono in una prigione invisibile fatta di paura e sfruttamento;
-
“Liberare i prigionieri” e “consolare gli afflitti”, offrendo ascolto e accompagnamento;
-
“Istruire gli ignoranti”, attraverso percorsi di prevenzione, educazione e formazione.
Come ricordava papa Francesco, «la tratta di persone è una ferita nel corpo dell’umanità». Le suore di Talitha Kum, con la loro testimonianza, curano quella ferita giorno dopo giorno, portando la luce del Vangelo nei luoghi più oscuri.
Il loro servizio è segno concreto di una Chiesa che non resta nei palazzi, ma “esce” verso le periferie esistenziali, per dire a ogni persona sfruttata: alzati, tu sei figlia, tu sei figlio, la tua vita ha valore.
Fonte
Immagine
- Foto di Rajesh Rajput su Unsplash
Quando la carità diventa liberazione: con Talitha Kum, le opere di misericordia si intrecciano alla giustizia, restituendo speranza
“Talitha kum, alzati, fanciulla” (Mc 5, 41).
Da queste parole di Gesù nasce il nome di una delle reti più straordinarie del mondo cattolico contemporaneo: Talitha Kum, fondata nel 2009 dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG) come risposta concreta al dramma della tratta di persone.
Oggi la rete riunisce oltre 5.000 religiose, religiosi e laici di più di 90 Paesi, impegnati a combattere il traffico di esseri umani, una piaga che colpisce milioni di donne, uomini e bambini ogni anno.
Le suore operano nelle aree più fragili — Asia, Africa, America Latina, Europa dell’Est — dove la povertà, i conflitti e la mancanza di opportunità rendono le persone più vulnerabili allo sfruttamento.
Il loro lavoro è capillare e silenzioso: accoglienza delle vittime, assistenza sanitaria e psicologica, difesa legale, formazione professionale e programmi di reinserimento sociale. Ma è anche prevenzione: nelle scuole e nelle parrocchie, le suore spiegano come riconoscere le false promesse di lavoro o studio che spesso nascondono reti criminali.
Talitha Kum lavora in stretto contatto con organizzazioni civili, governi e forze dell’ordine, ma sempre mettendo la persona al centro, con un approccio umano e spirituale che restituisce dignità a chi è stato ferito.
Secondo l’ultimo Rapporto, nel solo 2023 la rete ha sostenuto direttamente oltre 26.000 vittime e raggiunto più di 400.000 persone attraverso campagne di sensibilizzazione. Un impegno immenso, portato avanti con discrezione, coraggio e fede.
Un’opera di misericordia viva
Talitha Kum incarna in modo straordinario diverse opere di misericordia:
-
“Visitare i carcerati”, perché molte vittime vivono in una prigione invisibile fatta di paura e sfruttamento;
-
“Liberare i prigionieri” e “consolare gli afflitti”, offrendo ascolto e accompagnamento;
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“Istruire gli ignoranti”, attraverso percorsi di prevenzione, educazione e formazione.
Come ricordava papa Francesco, «la tratta di persone è una ferita nel corpo dell’umanità». Le suore di Talitha Kum, con la loro testimonianza, curano quella ferita giorno dopo giorno, portando la luce del Vangelo nei luoghi più oscuri.
Il loro servizio è segno concreto di una Chiesa che non resta nei palazzi, ma “esce” verso le periferie esistenziali, per dire a ogni persona sfruttata: alzati, tu sei figlia, tu sei figlio, la tua vita ha valore.
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- Foto di Rajesh Rajput su Unsplash

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