Riflessioni pasquali di don Vito Vacca, fidei donum della diocesi di Roma in Palestina, Giordania e Qatar rientrato da qualche anno
Carissimi, Buona Pasqua 2026!
Avrei dovuto scrivere da Betlemme, ma la guerra improvvisa mi ha inchiodato a Roma.
Mentre imperversano le guerre e dappertutto si parla di distruzioni, la Pasqua viene ad annunciare la resurrezione e la vita. Mentre si uccidono i bambini e si approva l’eutanasia, noi parliamo di vita eterna.
Cosa celebriamo a Pasqua?
La resurrezione di Gesù, certo, ma anche la nostra! È una nuova vita, la vita di Gesù risorto, senza più morte né lutto né lacrime: è vita piena, immersione in Dio che non vuole la morte del peccatore ma che si converta e si salvi. Però per arrivare a quella Pasqua finale, dobbiamo passare attraverso la morte come ha fatto Gesù.
Due domeniche fa, abbiamo ascoltato il racconto della resurrezione di Lazzaro. In realtà io non parlerei di resurrezione: Gesù non ha resuscitato Lazzaro nel senso di farlo passare alla vita eterna, ma lo ha solo ri-animato alla vita di prima. Che fregatura, dico io, il povero Lazzaro ha dovuto morire due volte!
No, la nostra resurrezione non sarà una semplice rianimazione come quella di Lazzaro, ma un “passaggio” (questo significa pasqua!). Non sarà un ritorno alla vita di prima, e neppure, grazie a Dio, sarà una reincarnazione o un perdersi nella coscienza universale, concetto che va di moda oggi ma che non ci tranquillizza per niente.
Gli Ebrei credevano in una vita dopo la morte, ma essi immaginavano un cupo “sheol”, così come i Greci parlavano di un “ade” e i latini degli “inferi”, cioè di un regno oscuro e sotterraneo dove andavano a finire i morti. Molti Ebrei che non credevano nella resurrezione, credevano tuttavia che Dio può aiutarci in questa vita concedendo una vita lunga e prosperosa.
Quindi, quello di Lazzaro più che un miracolo è un segno, uno di quei segni descritti nel vangelo di Giovanni, come quello del cieco nato o del vino di Cana o della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Con la resurrezione di Lazzaro Gesù ci indica il suo potere di dare la vita, e promette che saremo con Lui in un banchetto di nozze, le nozze del Figlio del Re (i cibi, il vino, i canti e le danze esprimono relazione di amore e gioia tra tutti i commensali) dove vivremo per sempre nella beatitudine di un amore eterno. Lui stesso ci prepara un posto: “quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io” (Gv. 14, 3).
Fantasie? Solo questa prospettiva risponde alle nostre aspettative e alle attese del cuore umano! Ci ripugna infatti il pensiero che siamo nati per finire in un sepolcro: sarebbe stato meglio non essere nati! Che senso avrebbe vivere solo per godere di uno sprazzo di luce e subito finire in un sepolcro? Anche Ezechiele, molto tempo prima di Gesù, parlava di ossa inaridite, sparse nella valle. Egli vede le ossa che prendono nervi, muscoli e vita.
Che dire dunque della morte?
Possiamo dire quello che ha detto Gesù del suo amico Lazzaro: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio” (la gloria di Dio consiste nella salvezza della sua creatura). Tutto nella nostra vita sarà per la vita! Credendo in Gesù possiamo credere e affermare che la nostra morte non sarà la fine; sarà la via per la nostra salvezza: alla fine vivremo non solo la pasqua ebraica che è riscatto terreno, ma quella nuova di Gesù, cioè la liberazione dal peccato e dalla morte e l’entrata nel cielo. La nostra morte segnerà l’inizio della nostra nuova “nascita al cielo” con un corpo simile a quello di Gesù nelle sue apparizioni. In questo senso noi nasciamo due volte ma moriamo una sola volta.
Dirai: “che sciocchezze! Come potrai vedere un Dio che non vedi e quindi non esiste?”. Nella prima nascita uscendo dal grembo materno, inaspettatamente, abbiamo visto per la rima volta il viso della nostra mamma che prima non potevamo vedere. Dopo la seconda nascita, abbandonando il corpo vecchio, vedremo, forse ancora inaspettatamente, il volto di Dio. Sembrava impossibile ai due gemelli mentre erano nella pancia della mamma che ci fosse una vita diversa da quella. Così a noi rimane difficile immaginare che ci sia un’altra vita oltre quella presente. Ma Cristo è risorto!
Crediamo alla parola di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno». Gesù aggiunge: “credi questo?”. Credere in Gesù significa ricevere la sua vita oggi stesso, e questa vita che riceviamo oggi durerà in eterno e neppure la morte la potrà uccidere: così iniziamo già ora a vivere questa vita che non verrà mai meno.
Immagine
Cosa celebriamo a Pasqua?
il:
– di:
Foto di Vaishakh pillai su Unsplash
Riflessioni pasquali di don Vito Vacca, fidei donum della diocesi di Roma in Palestina, Giordania e Qatar rientrato da qualche anno
Carissimi, Buona Pasqua 2026!
Avrei dovuto scrivere da Betlemme, ma la guerra improvvisa mi ha inchiodato a Roma.
Mentre imperversano le guerre e dappertutto si parla di distruzioni, la Pasqua viene ad annunciare la resurrezione e la vita. Mentre si uccidono i bambini e si approva l’eutanasia, noi parliamo di vita eterna.
Cosa celebriamo a Pasqua?
La resurrezione di Gesù, certo, ma anche la nostra! È una nuova vita, la vita di Gesù risorto, senza più morte né lutto né lacrime: è vita piena, immersione in Dio che non vuole la morte del peccatore ma che si converta e si salvi. Però per arrivare a quella Pasqua finale, dobbiamo passare attraverso la morte come ha fatto Gesù.
Due domeniche fa, abbiamo ascoltato il racconto della resurrezione di Lazzaro. In realtà io non parlerei di resurrezione: Gesù non ha resuscitato Lazzaro nel senso di farlo passare alla vita eterna, ma lo ha solo ri-animato alla vita di prima. Che fregatura, dico io, il povero Lazzaro ha dovuto morire due volte!
No, la nostra resurrezione non sarà una semplice rianimazione come quella di Lazzaro, ma un “passaggio” (questo significa pasqua!). Non sarà un ritorno alla vita di prima, e neppure, grazie a Dio, sarà una reincarnazione o un perdersi nella coscienza universale, concetto che va di moda oggi ma che non ci tranquillizza per niente.
Gli Ebrei credevano in una vita dopo la morte, ma essi immaginavano un cupo “sheol”, così come i Greci parlavano di un “ade” e i latini degli “inferi”, cioè di un regno oscuro e sotterraneo dove andavano a finire i morti. Molti Ebrei che non credevano nella resurrezione, credevano tuttavia che Dio può aiutarci in questa vita concedendo una vita lunga e prosperosa.
Quindi, quello di Lazzaro più che un miracolo è un segno, uno di quei segni descritti nel vangelo di Giovanni, come quello del cieco nato o del vino di Cana o della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Con la resurrezione di Lazzaro Gesù ci indica il suo potere di dare la vita, e promette che saremo con Lui in un banchetto di nozze, le nozze del Figlio del Re (i cibi, il vino, i canti e le danze esprimono relazione di amore e gioia tra tutti i commensali) dove vivremo per sempre nella beatitudine di un amore eterno. Lui stesso ci prepara un posto: “quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io” (Gv. 14, 3).
Fantasie? Solo questa prospettiva risponde alle nostre aspettative e alle attese del cuore umano! Ci ripugna infatti il pensiero che siamo nati per finire in un sepolcro: sarebbe stato meglio non essere nati! Che senso avrebbe vivere solo per godere di uno sprazzo di luce e subito finire in un sepolcro? Anche Ezechiele, molto tempo prima di Gesù, parlava di ossa inaridite, sparse nella valle. Egli vede le ossa che prendono nervi, muscoli e vita.
Che dire dunque della morte?
Possiamo dire quello che ha detto Gesù del suo amico Lazzaro: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio” (la gloria di Dio consiste nella salvezza della sua creatura). Tutto nella nostra vita sarà per la vita! Credendo in Gesù possiamo credere e affermare che la nostra morte non sarà la fine; sarà la via per la nostra salvezza: alla fine vivremo non solo la pasqua ebraica che è riscatto terreno, ma quella nuova di Gesù, cioè la liberazione dal peccato e dalla morte e l’entrata nel cielo. La nostra morte segnerà l’inizio della nostra nuova “nascita al cielo” con un corpo simile a quello di Gesù nelle sue apparizioni. In questo senso noi nasciamo due volte ma moriamo una sola volta.
Dirai: “che sciocchezze! Come potrai vedere un Dio che non vedi e quindi non esiste?”. Nella prima nascita uscendo dal grembo materno, inaspettatamente, abbiamo visto per la rima volta il viso della nostra mamma che prima non potevamo vedere. Dopo la seconda nascita, abbandonando il corpo vecchio, vedremo, forse ancora inaspettatamente, il volto di Dio. Sembrava impossibile ai due gemelli mentre erano nella pancia della mamma che ci fosse una vita diversa da quella. Così a noi rimane difficile immaginare che ci sia un’altra vita oltre quella presente. Ma Cristo è risorto!
Crediamo alla parola di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno». Gesù aggiunge: “credi questo?”. Credere in Gesù significa ricevere la sua vita oggi stesso, e questa vita che riceviamo oggi durerà in eterno e neppure la morte la potrà uccidere: così iniziamo già ora a vivere questa vita che non verrà mai meno.
Immagine
Riflessioni pasquali di don Vito Vacca, fidei donum della diocesi di Roma in Palestina, Giordania e Qatar rientrato da qualche anno
Carissimi, Buona Pasqua 2026!
Avrei dovuto scrivere da Betlemme, ma la guerra improvvisa mi ha inchiodato a Roma.
Mentre imperversano le guerre e dappertutto si parla di distruzioni, la Pasqua viene ad annunciare la resurrezione e la vita. Mentre si uccidono i bambini e si approva l’eutanasia, noi parliamo di vita eterna.
Cosa celebriamo a Pasqua?
La resurrezione di Gesù, certo, ma anche la nostra! È una nuova vita, la vita di Gesù risorto, senza più morte né lutto né lacrime: è vita piena, immersione in Dio che non vuole la morte del peccatore ma che si converta e si salvi. Però per arrivare a quella Pasqua finale, dobbiamo passare attraverso la morte come ha fatto Gesù.
Due domeniche fa, abbiamo ascoltato il racconto della resurrezione di Lazzaro. In realtà io non parlerei di resurrezione: Gesù non ha resuscitato Lazzaro nel senso di farlo passare alla vita eterna, ma lo ha solo ri-animato alla vita di prima. Che fregatura, dico io, il povero Lazzaro ha dovuto morire due volte!
No, la nostra resurrezione non sarà una semplice rianimazione come quella di Lazzaro, ma un “passaggio” (questo significa pasqua!). Non sarà un ritorno alla vita di prima, e neppure, grazie a Dio, sarà una reincarnazione o un perdersi nella coscienza universale, concetto che va di moda oggi ma che non ci tranquillizza per niente.
Gli Ebrei credevano in una vita dopo la morte, ma essi immaginavano un cupo “sheol”, così come i Greci parlavano di un “ade” e i latini degli “inferi”, cioè di un regno oscuro e sotterraneo dove andavano a finire i morti. Molti Ebrei che non credevano nella resurrezione, credevano tuttavia che Dio può aiutarci in questa vita concedendo una vita lunga e prosperosa.
Quindi, quello di Lazzaro più che un miracolo è un segno, uno di quei segni descritti nel vangelo di Giovanni, come quello del cieco nato o del vino di Cana o della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Con la resurrezione di Lazzaro Gesù ci indica il suo potere di dare la vita, e promette che saremo con Lui in un banchetto di nozze, le nozze del Figlio del Re (i cibi, il vino, i canti e le danze esprimono relazione di amore e gioia tra tutti i commensali) dove vivremo per sempre nella beatitudine di un amore eterno. Lui stesso ci prepara un posto: “quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io” (Gv. 14, 3).
Fantasie? Solo questa prospettiva risponde alle nostre aspettative e alle attese del cuore umano! Ci ripugna infatti il pensiero che siamo nati per finire in un sepolcro: sarebbe stato meglio non essere nati! Che senso avrebbe vivere solo per godere di uno sprazzo di luce e subito finire in un sepolcro? Anche Ezechiele, molto tempo prima di Gesù, parlava di ossa inaridite, sparse nella valle. Egli vede le ossa che prendono nervi, muscoli e vita.
Che dire dunque della morte?
Possiamo dire quello che ha detto Gesù del suo amico Lazzaro: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio” (la gloria di Dio consiste nella salvezza della sua creatura). Tutto nella nostra vita sarà per la vita! Credendo in Gesù possiamo credere e affermare che la nostra morte non sarà la fine; sarà la via per la nostra salvezza: alla fine vivremo non solo la pasqua ebraica che è riscatto terreno, ma quella nuova di Gesù, cioè la liberazione dal peccato e dalla morte e l’entrata nel cielo. La nostra morte segnerà l’inizio della nostra nuova “nascita al cielo” con un corpo simile a quello di Gesù nelle sue apparizioni. In questo senso noi nasciamo due volte ma moriamo una sola volta.
Dirai: “che sciocchezze! Come potrai vedere un Dio che non vedi e quindi non esiste?”. Nella prima nascita uscendo dal grembo materno, inaspettatamente, abbiamo visto per la rima volta il viso della nostra mamma che prima non potevamo vedere. Dopo la seconda nascita, abbandonando il corpo vecchio, vedremo, forse ancora inaspettatamente, il volto di Dio. Sembrava impossibile ai due gemelli mentre erano nella pancia della mamma che ci fosse una vita diversa da quella. Così a noi rimane difficile immaginare che ci sia un’altra vita oltre quella presente. Ma Cristo è risorto!
Crediamo alla parola di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno». Gesù aggiunge: “credi questo?”. Credere in Gesù significa ricevere la sua vita oggi stesso, e questa vita che riceviamo oggi durerà in eterno e neppure la morte la potrà uccidere: così iniziamo già ora a vivere questa vita che non verrà mai meno.
Immagine
Foto di Vaishakh pillai su Unsplash
TAG
CONDIVIDI
La Parola ogni giorno: commento al Vangelo dal 29 Marzo al 4 Aprile 2026
La Parola ogni giorno: commento al Vangelo dal 22-28 Marzo 2026
La Parola ogni giorno: commento al Vangelo dal 15-21 Marzo 2026
La Parola ogni giorno: commento al Vangelo dal 8-14 Marzo 2026
La Parola ogni giorno: commento al Vangelo dal 1-7 Marzo 2026
La Parola ogni giorno: commento al Vangelo dal 22-28 Febbraio 2026
La Parola ogni giorno: commento al Vangelo dal 15-21 Febbraio 2026
La Parola ogni giorno: commento al Vangelo dal 8-14 Febbraio 2026
La Parola ogni giorno: commento al Vangelo dal 1-7 Febbraio 2026
La Parola ogni giorno: commento al Vangelo dal 25-31 Gennaio 2026