America, USA | Restituire alla comunità attraverso il volontariato

22 Settembre 2026

Redazione
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Usa e volontariato
Nel racconto della missionaria saveriana suor Luisa Canali, la forza del volontariato negli Usa

(di suor Laura Canali, Missionaria di Maria)

La prima volta che sono tornata dagli USA mi è stato chiesto quale fosse stata la mia impressione. Subito ho risposto: «Il volontariato».

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In questa società sempre di corsa, sempre in cammino e sempre in ricerca, il volontariato è una rete nascosta, ma viva e concreta che ne costituisce l’anima.

Ancora oggi posso dire la stessa cosa, perché non c’è aspetto della vita americana che non sia toccato dal volontariato. Quello che sempre mi colpisce è la novità e la creatività con cui si intraprendono e si inventano iniziative per dare una mano alle sempre nuove emergenze.

L’anima del volontariato: restituire alla comunità

Il dna del volontariato è la frase idiomatica: «to give back to the Community» ossia «ritornare alla comunità ciò che mi ha dato, cercando di migliorarla aiutando chi ha bisogno».

Mi soffermo questa volta sul volontariato di alcuni studenti universitari. A Worcester ci sono 12 università, quasi tutte di alto livello. In tutte ci sono studenti che operano nei diversi settori del volontariato.

Miryam, studentessa del «Worcester Polytechnic Institute», essendo un’atleta, è sempre stata cosciente dell’importanza di avere una sana nutrizione e proprio per questo è particolarmente sensibile al problema della mancanza di cibo.

Fin da molto giovane ha iniziato a collaborare con agenzie che si occupano dell’insicurezza alimentare. Iniziata l’Università, ha fatto parte del «Food Recovery Network» i cui membri hanno lo scopo di combattere la fame e di recuperare gli avanzi del cibo dalle mense.

L’anno scorso hanno raccolto 2.500 pounds (oltre una tonnellata) di cibo che è stato dato a «Friendly House», un’associazione che in Worcester si cura delle povertà del territorio.

Giovani e solidarietà: le esperienze di Morgan ed Emily

Morgan, studente dell’«Holy Cross College», da piccola faceva braccialetti con nastro adesivo («duct tape»), e dava metà del ricavato ad organizzazioni caritative. Per la sua famiglia era importante fare qualcosa per migliorare la vita degli altri.

Una volta all’Università, studiando neuroscienze, ha concentrato il suo volontariato su ragazzi e ragazze disabili dai 18 ai 25 anni, per aiutarli a diventare il più possibile indipendenti. Finita l’università, Morgan vorrebbe continuare ad interessarsi di disabili, pur rimanendo disponibile per qualsiasi lavoro sociale.

Emily da sempre ha operato in vari settori del volontariato. Una volta all’Assumption University ha scelto di collaborare con «Habitat for Humanity», un’associazione che costruisce e ripara case per famiglie povere.

A Worcester Emily con gli altri membri del gruppo lavora per «Re-store», un grande magazzino «thrift shop» che raccoglie tutti gli articoli possibili nuovi o in buona condizione per poi rivenderli e così finanziare le Opere di «Habitat for Humanity».

Camminare insieme verso un futuro più dignitoso

Potrei continuare a documentare tante attività e tanti volontari, tutti con un solo e grande desiderio, quello di aiutare le persone ad avere una vita più dignitosa e la società a non lasciare indietro nessuno, perché tutti camminiamo insieme verso i «Cieli nuovi e le terre nuove» promessi dal Signore Gesù.

Foto di Rashpal Singh su Unsplash

Fonte: “Sto alla porta e busso”, Sussidio del Cmd di Como 2025, pp. 34-35

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