“L’alfabeto della Misericordia” | A come Accoglienza

Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Con la lettera A, inizia la rubrica di spazio + spadoni
Padre Giovanni Piumatti, nostro autore, è un fidei donum della diocesi di Pinerolo rientrato dopo 50 anni in missione nel Nord Kivu, in Congo. Per la rubrica “L’alfabeto della Misericordia” ha scelto la parola Accoglienza…
Pensando ad una parola che inizi per -A, salta subito chiara, evidente la parola “amore” che, tuttavia, ha un orizzonte a 360 gradi.
Un aspetto dell’amore, per me, è l’accoglienza che mi fa pensare a diverse situazioni vissute.
Proprio nei giorni scorsi, un mio amico, Marco, mi ha invitato a casa sua. Lui, con la moglie Franca e i figli, mi ha accolto in casa perché stessi con loro, insistendo perché non andassi altrove. Proprio come fece Abramo con i tre forestieri che passarono davanti alla sua tenda. Loro volevano continuare il viaggio e lui diceva di non fargli il torto di andare via, di non togliergli l’occasione di accoglierli.
Per chi accoglie gli altri sul serio, quel sì diventa un regalo.
Ricordo che, anni fa, a Muhanga (nel Nord Kivu), era un periodo di guerriglie; la gente scappava dalle proprie case e si rifugiava nei villaggi vicini.
Un giorno, durante un momento di preghiera, un nostro bravo giovane papà ringraziò il Signore perché attraverso la guerra aveva scoperto un dono di Dio: l’accoglienza che i suoi amici gli avevano riservato quando anche lui era dovuto fuggire. “Mi hanno dato un tetto e delle coperte. E il cibo che mi hanno offerto non lo hanno comprato per me; mi hanno dato il loro”, ha detto Xavier.
Ed io ho capito finalmente che cos’è l’accoglienza:
quello che è mio diventa anche tuo.
Oggi, si investono tanti fondi per mettere su tante opere. Ma la vera accoglienza non è una struttura con un bel nome sull’insegna, che magari resta vuota o ci vorranno mille permessi e condizioni per entrare. L’accoglienza, per me, è il cuore di Abramo, il cuore di Marco, quello di Xavier.
Cerchiamo quel tipo di accoglienza, facciamo quella.
Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)
Immagine
- Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Con la lettera A, inizia la rubrica di spazio + spadoni
Padre Giovanni Piumatti, nostro autore, è un fidei donum della diocesi di Pinerolo rientrato dopo 50 anni in missione nel Nord Kivu, in Congo. Per la rubrica “L’alfabeto della Misericordia” ha scelto la parola Accoglienza…
Pensando ad una parola che inizi per -A, salta subito chiara, evidente la parola “amore” che, tuttavia, ha un orizzonte a 360 gradi.
Un aspetto dell’amore, per me, è l’accoglienza che mi fa pensare a diverse situazioni vissute.
Proprio nei giorni scorsi, un mio amico, Marco, mi ha invitato a casa sua. Lui, con la moglie Franca e i figli, mi ha accolto in casa perché stessi con loro, insistendo perché non andassi altrove. Proprio come fece Abramo con i tre forestieri che passarono davanti alla sua tenda. Loro volevano continuare il viaggio e lui diceva di non fargli il torto di andare via, di non togliergli l’occasione di accoglierli.
Per chi accoglie gli altri sul serio, quel sì diventa un regalo.
Ricordo che, anni fa, a Muhanga (nel Nord Kivu), era un periodo di guerriglie; la gente scappava dalle proprie case e si rifugiava nei villaggi vicini.
Un giorno, durante un momento di preghiera, un nostro bravo giovane papà ringraziò il Signore perché attraverso la guerra aveva scoperto un dono di Dio: l’accoglienza che i suoi amici gli avevano riservato quando anche lui era dovuto fuggire. “Mi hanno dato un tetto e delle coperte. E il cibo che mi hanno offerto non lo hanno comprato per me; mi hanno dato il loro”, ha detto Xavier.
Ed io ho capito finalmente che cos’è l’accoglienza:
quello che è mio diventa anche tuo.
Oggi, si investono tanti fondi per mettere su tante opere. Ma la vera accoglienza non è una struttura con un bel nome sull’insegna, che magari resta vuota o ci vorranno mille permessi e condizioni per entrare. L’accoglienza, per me, è il cuore di Abramo, il cuore di Marco, quello di Xavier.
Cerchiamo quel tipo di accoglienza, facciamo quella.
Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)
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