Ucraina | Vestire gli ignudi con la carità concreta

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17 Febbraio 2026

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Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

La cronaca di padre Luca Bovio, missionario della Consolata e direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Ucraina, ad Agenzia Fides

In un inverno segnato da temperature polari e da una guerra che non dà tregua, in Ucraina si intrecciano sofferenza e gesti di misericordia che testimoniano la forza della speranza.

Le città colpite dai bombardamenti e dal gelo, dove mancano riscaldamento, corrente e spesso acqua, vedono la Chiesa e le comunità cristiane farsi prossime ai più fragili, incarnando l’opera di misericordia di vestire gli ignudi, non solo come gesto materiale, ma come simbolo di dignità umana restituita in mezzo alla distruzione quotidiana.

Padre Luca Bovio della Consolata, a capo della Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Ucraina, racconta di punti di ristoro dove chi vive ai margini trova pasti caldi e spazi di gioco per i bambini, piccoli germogli di normalità in un Paese ferito dalla guerra. Qui la solidarietà diventa anche cura del corpo, della persona e della comunità, per restituire calore umano a chi è privato di tutto.

Questo impegno di carità si inserisce in un contesto drammatico: la popolazione ucraina affronta bombardamenti continui, con infrastrutture energetiche danneggiate e migliaia di persone lasciate al freddo senza riscaldamento né luce.

Intere regioni come Kharkiv e altre città dell’est sperimentano allarmi e attacchi costanti, e le temperature sotto zero peggiorano le condizioni di vita di famiglie già provate dalla guerra.

In questo scenario, vestire gli ignudi significa offrire non solo cibo e vestiti, ma un abbraccio di solidarietà che dice a ciascuno: «tu non sei solo». Le opere di misericordia si compiono attraverso mense e centri di accoglienza, distribuzione di beni di prima necessità, ma anche attraverso piccoli atti di prossimità che aiutano a ricostruire la speranza, soprattutto nei bambini e negli anziani.

La testimonianza cristiana si intreccia con quella di altri operatori umanitari che, pur nei limiti delle risorse e della sicurezza, cercano di garantire condizioni di vita più umane: fornendo cibo, abiti, medicinali e ascolto. In una situazione così drammatica, ogni gesto di carità diventa segno tangibile dell’amore di Dio per ogni persona, in particolare per chi è più vulnerabile e firmerà il futuro della nazione.

Nel cuore di questa prova, la Chiesa invita a non dimenticare le opere di misericordia corporale. Vestire chi è nudo, accogliere chi ha perso tutto, stare vicino a chi soffre non sono solo gesti concreti: sono l’annuncio che, anche tra il gelo e i bombardamenti, fioriscono germogli di speranza nei cuori di milioni di ucraini.

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La cronaca di padre Luca Bovio, missionario della Consolata e direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Ucraina, ad Agenzia Fides

In un inverno segnato da temperature polari e da una guerra che non dà tregua, in Ucraina si intrecciano sofferenza e gesti di misericordia che testimoniano la forza della speranza.

Le città colpite dai bombardamenti e dal gelo, dove mancano riscaldamento, corrente e spesso acqua, vedono la Chiesa e le comunità cristiane farsi prossime ai più fragili, incarnando l’opera di misericordia di vestire gli ignudi, non solo come gesto materiale, ma come simbolo di dignità umana restituita in mezzo alla distruzione quotidiana.

Padre Luca Bovio della Consolata, a capo della Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Ucraina, racconta di punti di ristoro dove chi vive ai margini trova pasti caldi e spazi di gioco per i bambini, piccoli germogli di normalità in un Paese ferito dalla guerra. Qui la solidarietà diventa anche cura del corpo, della persona e della comunità, per restituire calore umano a chi è privato di tutto.

Questo impegno di carità si inserisce in un contesto drammatico: la popolazione ucraina affronta bombardamenti continui, con infrastrutture energetiche danneggiate e migliaia di persone lasciate al freddo senza riscaldamento né luce.

Intere regioni come Kharkiv e altre città dell’est sperimentano allarmi e attacchi costanti, e le temperature sotto zero peggiorano le condizioni di vita di famiglie già provate dalla guerra.

In questo scenario, vestire gli ignudi significa offrire non solo cibo e vestiti, ma un abbraccio di solidarietà che dice a ciascuno: «tu non sei solo». Le opere di misericordia si compiono attraverso mense e centri di accoglienza, distribuzione di beni di prima necessità, ma anche attraverso piccoli atti di prossimità che aiutano a ricostruire la speranza, soprattutto nei bambini e negli anziani.

La testimonianza cristiana si intreccia con quella di altri operatori umanitari che, pur nei limiti delle risorse e della sicurezza, cercano di garantire condizioni di vita più umane: fornendo cibo, abiti, medicinali e ascolto. In una situazione così drammatica, ogni gesto di carità diventa segno tangibile dell’amore di Dio per ogni persona, in particolare per chi è più vulnerabile e firmerà il futuro della nazione.

Nel cuore di questa prova, la Chiesa invita a non dimenticare le opere di misericordia corporale. Vestire chi è nudo, accogliere chi ha perso tutto, stare vicino a chi soffre non sono solo gesti concreti: sono l’annuncio che, anche tra il gelo e i bombardamenti, fioriscono germogli di speranza nei cuori di milioni di ucraini.

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