Un’opera di misericordia a settimana con… Carlo Miglietta | 3. VESTIRE GLI IGNUDI

Vestire gli ignudi (immagine di spazio + spadoni)
Il commento del biblista Carlo Miglietta della terza opera di misericordia corporale: Vestire gli ignudi
La “teologia del vestito”
L’uomo nasce nudo, come realisticamente rammenta Giobbe: “Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò” (Gb 1, 21), ma necessita non unicamente del cibo e dell’acqua ma anche degli abiti. Afferma il Libro della Genesi che “il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì” (Gn 3, 21), poiché Adamo ed Eva, a seguito del peccato originale, “si accorsero di essere nudi”. È Dio il primo sarto che si occupa di vestire gli ignudi.
In tutta la Bibbia esiste una vera “teologia del vestito”. La veste ha spesso valenze simboliche importanti: si pensi alle vesti bianche tipiche della sfera del divino (Mt 28,3; Mc 9,3; 16,15; Ap 6,11) o al significato della spogliazione di Gesù della sua tunica prima di essere crocifisso (Mc 15,17.20.24). Così la nudità del Risorto può richiamare la primitiva situazione paradisiaca di Adamo amico di Dio (Gn 3,10-11): Gesù è il nuovo Adamo (1 Cor 15,45; Rm 5,14). Gesù Risorto non ha più bisogno di vesti umane, perché “Cristo, risorto dai morti, non muore più” (Rm 6,9), a differenza di Lazzaro che emerge dal sepolcro avvolto nei panni funerari (Gv 11,14), perché doveva morire di nuovo.
L’abito simbolicamente è presentato anche come emblema di salvezza: “Vi siete infatti spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore” (Col 3,10); “Rivestite l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera” (Ef 4,24); “Poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3,27). E ai beati Dio darà “a ciascuno una veste candida” (Ap 6,11).
Vestire gli ignudi
Le Sacre Scritture ci invitano a condividere gli abiti coprendo chi, soprattutto nelle stagioni più fredde, non possiede indumenti adeguati per ripararsi dalle intemperie o vaga scalzo rischiando malattie. Nel mondo, prevalentemente in Africa e in alcuni Paesi dell’America Latina o dell’Asia, ma anche oggi nelle nostre città, specialmente nelle carceri, centinaia di milioni di persone sono prive di vestiti.
Nell’Antico Testamento Dio ci esorta: “Fa’ parte dei tuoi vestiti agli ignudi” (Tb 4,16); “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio…? Non consiste forse… nel vestire uno che vedi nudo?” (Is 58,6-7.10); “Se uno copre di vesti l’ignudo…, egli è giusto e vivrà: parola del Signore” (Ez 18,7.16).
Anche nel Nuovo Testamento, Giovanni Battista con semplicità affermò: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto” (Lc 3,11). E Gesù, ammonì gli apostoli a non portare con sé due tuniche (Mt 10,10) e soprattutto a non essere in ansia ed apprensione per il vestito. “E per il vestito, perché vi preoccupate?” (Mt 6,25) e concluse con la straordinaria affermazione: “Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria vestiva come uno di loro” (Mt 6,29- 30), Lo stesso Signore Gesù, prima di essere crocefisso, fu denudato come un malfattore; un oltraggio e un’ingiuria non solo al Figlio di Dio ma alla sua dignità di uomo.
Pure san Giacomo ammonisce: “Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che giova?” (Gc 2,15-16).
Afferma Giovanni Crisostomo: “Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri, quando soffre il freddo e la nudità”.
E San Basilio: “Chi è il ladro? Chi ruba le cose degli altri. E tu non sei forse un ladro, dal momento che consideri tuo ciò che ti è stato dato per amministrarlo? Chi spoglia uno che è vestito, è definito ladro. Chi, potendo vestire uno che è nudo e non lo fa, forse merita un’altra definizione? Il pane che tu tieni è per l’affamato, il mantello che custodisci nell’armadio è per il nudo, le calzature che marciscono a casa tua sono per chi è scalzo, l’argento che hai sotterrato è per il povero. A quante persone potresti dare un aiuto, a tante fai ingiustizia… Come ti parranno giuste… le parole nel giorno del giudizio… (Mt 25,41-43). Non è condannato il ladro, ma colui che non divide con gli altri i beni”.
“La tradizione ci offre l’esempio di san Martino di Tours, che divise il suo mantello per farne parte a un povero indifeso contro i rigori del gelido inverno e Cristo, nella notte, gli apparve in sogno per ringraziarlo del suo gesto. Il santo, pur non avendo eliminato la causa della sofferenza, cioè la povertà, coprendo quell’uomo lo ha protetto e ha contribuito a mitigare il suo disagio. Anche il nostro dare come dono un abito, non risolve la nudità presente nel mondo, ma lenisce efficacemente le sofferenze almeno di una persona” (G. Comolli).
Come Pier Giorgio Frassati che, ancora piccolo, scoppia in lacrime per il misero, scacciato da papà, che “forse è stato mandato da Gesù”, e si sfila scarpe e calze da dare furtivamente alla madre del bimbo seminudo che ha bussato alla porta, e che tante volte, ormai aitante giovanotto, tornava a casa scalzo e infreddolito per aver donato i suoi abiti ai poveri che incontrava.
Immagine
- Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Il commento del biblista Carlo Miglietta della terza opera di misericordia corporale: Vestire gli ignudi
La “teologia del vestito”
L’uomo nasce nudo, come realisticamente rammenta Giobbe: “Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò” (Gb 1, 21), ma necessita non unicamente del cibo e dell’acqua ma anche degli abiti. Afferma il Libro della Genesi che “il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì” (Gn 3, 21), poiché Adamo ed Eva, a seguito del peccato originale, “si accorsero di essere nudi”. È Dio il primo sarto che si occupa di vestire gli ignudi.
In tutta la Bibbia esiste una vera “teologia del vestito”. La veste ha spesso valenze simboliche importanti: si pensi alle vesti bianche tipiche della sfera del divino (Mt 28,3; Mc 9,3; 16,15; Ap 6,11) o al significato della spogliazione di Gesù della sua tunica prima di essere crocifisso (Mc 15,17.20.24). Così la nudità del Risorto può richiamare la primitiva situazione paradisiaca di Adamo amico di Dio (Gn 3,10-11): Gesù è il nuovo Adamo (1 Cor 15,45; Rm 5,14). Gesù Risorto non ha più bisogno di vesti umane, perché “Cristo, risorto dai morti, non muore più” (Rm 6,9), a differenza di Lazzaro che emerge dal sepolcro avvolto nei panni funerari (Gv 11,14), perché doveva morire di nuovo.
L’abito simbolicamente è presentato anche come emblema di salvezza: “Vi siete infatti spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore” (Col 3,10); “Rivestite l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera” (Ef 4,24); “Poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3,27). E ai beati Dio darà “a ciascuno una veste candida” (Ap 6,11).
Vestire gli ignudi
Le Sacre Scritture ci invitano a condividere gli abiti coprendo chi, soprattutto nelle stagioni più fredde, non possiede indumenti adeguati per ripararsi dalle intemperie o vaga scalzo rischiando malattie. Nel mondo, prevalentemente in Africa e in alcuni Paesi dell’America Latina o dell’Asia, ma anche oggi nelle nostre città, specialmente nelle carceri, centinaia di milioni di persone sono prive di vestiti.
Nell’Antico Testamento Dio ci esorta: “Fa’ parte dei tuoi vestiti agli ignudi” (Tb 4,16); “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio…? Non consiste forse… nel vestire uno che vedi nudo?” (Is 58,6-7.10); “Se uno copre di vesti l’ignudo…, egli è giusto e vivrà: parola del Signore” (Ez 18,7.16).
Anche nel Nuovo Testamento, Giovanni Battista con semplicità affermò: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto” (Lc 3,11). E Gesù, ammonì gli apostoli a non portare con sé due tuniche (Mt 10,10) e soprattutto a non essere in ansia ed apprensione per il vestito. “E per il vestito, perché vi preoccupate?” (Mt 6,25) e concluse con la straordinaria affermazione: “Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria vestiva come uno di loro” (Mt 6,29- 30), Lo stesso Signore Gesù, prima di essere crocefisso, fu denudato come un malfattore; un oltraggio e un’ingiuria non solo al Figlio di Dio ma alla sua dignità di uomo.
Pure san Giacomo ammonisce: “Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che giova?” (Gc 2,15-16).
Afferma Giovanni Crisostomo: “Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri, quando soffre il freddo e la nudità”.
E San Basilio: “Chi è il ladro? Chi ruba le cose degli altri. E tu non sei forse un ladro, dal momento che consideri tuo ciò che ti è stato dato per amministrarlo? Chi spoglia uno che è vestito, è definito ladro. Chi, potendo vestire uno che è nudo e non lo fa, forse merita un’altra definizione? Il pane che tu tieni è per l’affamato, il mantello che custodisci nell’armadio è per il nudo, le calzature che marciscono a casa tua sono per chi è scalzo, l’argento che hai sotterrato è per il povero. A quante persone potresti dare un aiuto, a tante fai ingiustizia… Come ti parranno giuste… le parole nel giorno del giudizio… (Mt 25,41-43). Non è condannato il ladro, ma colui che non divide con gli altri i beni”.
“La tradizione ci offre l’esempio di san Martino di Tours, che divise il suo mantello per farne parte a un povero indifeso contro i rigori del gelido inverno e Cristo, nella notte, gli apparve in sogno per ringraziarlo del suo gesto. Il santo, pur non avendo eliminato la causa della sofferenza, cioè la povertà, coprendo quell’uomo lo ha protetto e ha contribuito a mitigare il suo disagio. Anche il nostro dare come dono un abito, non risolve la nudità presente nel mondo, ma lenisce efficacemente le sofferenze almeno di una persona” (G. Comolli).
Come Pier Giorgio Frassati che, ancora piccolo, scoppia in lacrime per il misero, scacciato da papà, che “forse è stato mandato da Gesù”, e si sfila scarpe e calze da dare furtivamente alla madre del bimbo seminudo che ha bussato alla porta, e che tante volte, ormai aitante giovanotto, tornava a casa scalzo e infreddolito per aver donato i suoi abiti ai poveri che incontrava.
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- Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Vestire gli ignudi (immagine di spazio + spadoni)


