Ciad | “Il cielo è sceso sulla terra”

Padre Carlo Salvadori in missione in Ciad
Dal Ciad, una lettera di padre Carlo Salvadori che ci ricorda il senso della Pasqua e l’urgenza delle opere di misericordia nel campo della salute e dell’istruzione
“La causa della violenza a Télémé è l’ignoranza! Per la più piccola cosa, si risolve la disputa col coltello”.
Ho seguito mons. Dominique, vescovo di Pala, nella sua visita pastorale alle comunità della parrocchia di Bongor. In tutto sono 56 suddivise in 6 settori o micro aree.
A Télémé, nell’estremità nord, l’accoglienza è stata stupefacente. I cristiani ci hanno atteso a 2 km dalla cappella e ci hanno scortato cantando e correndo: “Gan débé sa evekna… Benvenuto vescovo, che Dio ti benedica!”. Mi sono commosso.
A Télémé non c’è strada, né luce, né scuola, né ospedale, né un bar.
Siamo accolti di fianco alla piccola cappella sotto una tettoia di paglia. Ci saranno almeno 300 persone. “Mi chiamo Lummighé, sono un diplomato disoccupato, qui siamo in molti ad aver studiato, alcuni hanno la laurea ma viviamo al villaggio mentre i nostri fascicoli di integrazione alla funzione pubblica dormono a N’djamena. Dov’è lo stato? Dov’è il lavoro?”.
Una signora prende la parola: “per noi donne il problema principale è la salute. Mio figlio si ammala, lo porto al dispensario, torno a casa e non ho nulla da dargli da mangiare. Aspettiamo solo la morte che ci venga a liberare”.
Sono parole pesanti, sulla bocca degli ultimi della terra che in questo tempo di Pasqua guardano al mondo e interrogano i potenti sulla loro follia che li conduce a compiere atti criminali.
Se l’uomo non ritrova la ragione, vive senza giustizia, senza Dio, non ci potrà mai essere pace sulla terra.
Miliardi di dollari spesi in armamenti che producono morte e nel nostro villaggio nemmeno un lampadario, una strada, una scuola. I nostri cristiani soffrono, piangono, non sono contenti di come vada il mondo.
La visita si colloca nel tempo di Quaresima che significa conversione – cambiamento. Qui ho la fortuna di mettermi in ascolto del grido dei poveri per cambiare il cuore. Quanto lavoro c’è da fare per togliere ciò che addormenta e svegliarmi al giorno di Pasqua. In quel giorni tutti, ricchi e poveri senza eccezione saremo attorno alla stessa tavola. Gesù, grazie per i cristiani di Télémé.
Quest’anno, la Quaresima ed il Ramadan hanno coinciso. Il mio maestro di Arabo, Ismaila è il 4° Imam della grande moschea di Bongor. Per l’Al Id mi ha accolto a casa sua. Uno spettacolo! Mi ha presentato tutta la famiglia, la nonna, la mamma, le molteplici zie mogli di molteplici zii. Tutti vestiti a festa, le ragazze e le bambine con i piedi e le mani colorate. Abbiamo parlato per ore e poi mangiato la pecora e poi pregato alla moschea. L’accoglienza di Ismaila è stata grandiosa.
Ho fatto un passaggio a N’djamena per documenti e visite mediche ed ho raccolto la storia di Pasqua.
Una donna anziana da anni chiedeva il battesimo ed ecco che alla fine della vita i cristiani chiamano Felipe (mio confratello). Era stesa sulla sua stuoia (qui il materasso è un lusso), pronta, pulita. Felipe le dona un foulard bianco, simbolo della vita nuova, lei si commuove. Dopo un dialogo iniziale il missionario la battezza e la signora esclama: “il cielo è sceso sulla terra”. Dopo 4 giorni muore e corre tra le braccia del suo Signore.
Il cielo è qui! Che la gioia della nostra nonna di N’djamena invada il vostro cuore: “Cristo risorge vittorioso della morte!”. I cristiani di Télémé sono in festa perché Dio c’è. La missione continua con più forza nonostante il caldo (in questi giorni siamo a 43°).
Buona Pasqua! Gloria.
Immagine
- Foto di p. Carlo Maria Salvadori
Dal Ciad, una lettera di padre Carlo Salvadori che ci ricorda il senso della Pasqua e l’urgenza delle opere di misericordia nel campo della salute e dell’istruzione
“La causa della violenza a Télémé è l’ignoranza! Per la più piccola cosa, si risolve la disputa col coltello”.
Ho seguito mons. Dominique, vescovo di Pala, nella sua visita pastorale alle comunità della parrocchia di Bongor. In tutto sono 56 suddivise in 6 settori o micro aree.
A Télémé, nell’estremità nord, l’accoglienza è stata stupefacente. I cristiani ci hanno atteso a 2 km dalla cappella e ci hanno scortato cantando e correndo: “Gan débé sa evekna… Benvenuto vescovo, che Dio ti benedica!”. Mi sono commosso.
A Télémé non c’è strada, né luce, né scuola, né ospedale, né un bar.
Siamo accolti di fianco alla piccola cappella sotto una tettoia di paglia. Ci saranno almeno 300 persone. “Mi chiamo Lummighé, sono un diplomato disoccupato, qui siamo in molti ad aver studiato, alcuni hanno la laurea ma viviamo al villaggio mentre i nostri fascicoli di integrazione alla funzione pubblica dormono a N’djamena. Dov’è lo stato? Dov’è il lavoro?”.
Una signora prende la parola: “per noi donne il problema principale è la salute. Mio figlio si ammala, lo porto al dispensario, torno a casa e non ho nulla da dargli da mangiare. Aspettiamo solo la morte che ci venga a liberare”.
Sono parole pesanti, sulla bocca degli ultimi della terra che in questo tempo di Pasqua guardano al mondo e interrogano i potenti sulla loro follia che li conduce a compiere atti criminali.
Se l’uomo non ritrova la ragione, vive senza giustizia, senza Dio, non ci potrà mai essere pace sulla terra.
Miliardi di dollari spesi in armamenti che producono morte e nel nostro villaggio nemmeno un lampadario, una strada, una scuola. I nostri cristiani soffrono, piangono, non sono contenti di come vada il mondo.
La visita si colloca nel tempo di Quaresima che significa conversione – cambiamento. Qui ho la fortuna di mettermi in ascolto del grido dei poveri per cambiare il cuore. Quanto lavoro c’è da fare per togliere ciò che addormenta e svegliarmi al giorno di Pasqua. In quel giorni tutti, ricchi e poveri senza eccezione saremo attorno alla stessa tavola. Gesù, grazie per i cristiani di Télémé.
Quest’anno, la Quaresima ed il Ramadan hanno coinciso. Il mio maestro di Arabo, Ismaila è il 4° Imam della grande moschea di Bongor. Per l’Al Id mi ha accolto a casa sua. Uno spettacolo! Mi ha presentato tutta la famiglia, la nonna, la mamma, le molteplici zie mogli di molteplici zii. Tutti vestiti a festa, le ragazze e le bambine con i piedi e le mani colorate. Abbiamo parlato per ore e poi mangiato la pecora e poi pregato alla moschea. L’accoglienza di Ismaila è stata grandiosa.
Ho fatto un passaggio a N’djamena per documenti e visite mediche ed ho raccolto la storia di Pasqua.
Una donna anziana da anni chiedeva il battesimo ed ecco che alla fine della vita i cristiani chiamano Felipe (mio confratello). Era stesa sulla sua stuoia (qui il materasso è un lusso), pronta, pulita. Felipe le dona un foulard bianco, simbolo della vita nuova, lei si commuove. Dopo un dialogo iniziale il missionario la battezza e la signora esclama: “il cielo è sceso sulla terra”. Dopo 4 giorni muore e corre tra le braccia del suo Signore.
Il cielo è qui! Che la gioia della nostra nonna di N’djamena invada il vostro cuore: “Cristo risorge vittorioso della morte!”. I cristiani di Télémé sono in festa perché Dio c’è. La missione continua con più forza nonostante il caldo (in questi giorni siamo a 43°).
Buona Pasqua! Gloria.
Immagine
- Foto di p. Carlo Maria Salvadori

Padre Carlo Salvadori in missione in Ciad


