“In missione per conto di Dio” | In bici per il Burundi

Una raccolta fondi di “CSI per il mondo” che ha coinvolto 37 giovani diretti a Roma per il Giubileo. 720 Km per la missione in Burundi
“On a mission from God” è il progetto lanciato da “CSI per il Mondo”, che dal 26 luglio al primo agosto ha messo in sella 37 giovani per 720 chilometri, da Valle Camonica a Roma, in tempo per il Giubileo dei Giovani.
Il nome, che ironicamente richiama i Blues Brothers, ha un tono leggero, ma porta con sé una missione vera e concreta: ogni chilometro percorso è diventato un simbolo di solidarietà, trasformandosi in raccolta fondi per sostenere le attività in Burundi, da donare alla missione delle Suore Dorotee di Cemmo in Burundi, impegnate ad offrire un futuro ai bambini orfani, promuovere l’istruzione e la salute, supportare lo sviluppo delle comunità locali.
E il risultato è andato oltre le aspettative: sport, testimonianza e carità in una sola pedalata collettiva.
CSI per il Mondo: da progetto a Fondazione
Nel frattempo, un altro traguardo ha preso forma: CSI per il Mondo è diventato ufficialmente una fondazione. Il 16 luglio 2025, il progetto nato oltre dieci anni fa all’interno del Centro Sportivo Italiano ha fatto un passo decisivo diventando la Fondazione CSI per il Mondo ETS, ente del Terzo Settore, con lo scopo di ampliare l’impatto delle proprie missioni nel mondo.
«Un sogno, ma anche uno strumento per crescere», afferma Massimo Achini, presidente di CSI Milano e promotore dell’iniziativa. «Dopo anni di missioni e centinaia di volontari coinvolti, era un passo necessario. Lo sport è un linguaggio universale e può diventare veicolo di pace, educazione e sviluppo».
Sport come opera di misericordia
Se le opere di misericordia tradizionali parlano di fame, sete, accoglienza, malattia e consolazione, CSI per il Mondo le traduce in linguaggio sportivo, specialmente tra i più piccoli. Animare un oratorio in Burundi, giocare nei sobborghi di Yaoundé, fondare una società sportiva nella foresta amazzonica: tutto questo significa “dare da mangiare alla fame di relazione”, “vestire” chi è nudo di opportunità, “visitare” le periferie dimenticate.
In questi contesti, una partita di pallone non è solo gioco: è scuola di rispetto, palestra di dignità, terreno di incontro. Lo sport diventa misericordia incarnata, capace di ascoltare, accogliere, educare e far sognare.
Le missioni 2025: Burundi, Camerun, Perù
Le missioni estive 2025 hanno già preso vita.
In Burundi, sei giovani tra i 20 e i 25 anni sono impegnati in un campo estivo nelle scuole delle Suore Dorotee di Cemmo. Tre settimane tra giochi, sport e sorrisi condivisi con bambini che, spesso, vivono situazioni di povertà materiale ed educativa.
In Camerun, un gruppo proveniente da Cernusco e Monza è a Yaoundé per un programma di formazione di animatori locali, portando tecniche educative e attività nei quartieri periferici, dove il calcio può diventare strada di riscatto.
Dal Perù, infine, una notizia che scalda il cuore: nella comunità indigena Shipibo di Santa Martha, nella regione amazzonica, è nata la prima società sportiva locale, germogliata proprio da una missione CSI di gennaio. «Non sempre vedi subito i risultati – riflette Achini – ma quando qualcosa mette radici e comincia a camminare da solo, capisci che il lavoro ha lasciato un segno».
“CSI per il Mondo” ci dimostra che non c’è bisogno di grandi mezzi per cambiare il mondo: basta una palla, un fischietto, una bicicletta. Ma soprattutto, serve una comunità che crede che la fraternità si costruisce un passo alla volta.
O, in questo caso, un chilometro alla volta.
Fonte e immagine
Una raccolta fondi di “CSI per il mondo” che ha coinvolto 37 giovani diretti a Roma per il Giubileo. 720 Km per la missione in Burundi
“On a mission from God” è il progetto lanciato da “CSI per il Mondo”, che dal 26 luglio al primo agosto ha messo in sella 37 giovani per 720 chilometri, da Valle Camonica a Roma, in tempo per il Giubileo dei Giovani.
Il nome, che ironicamente richiama i Blues Brothers, ha un tono leggero, ma porta con sé una missione vera e concreta: ogni chilometro percorso è diventato un simbolo di solidarietà, trasformandosi in raccolta fondi per sostenere le attività in Burundi, da donare alla missione delle Suore Dorotee di Cemmo in Burundi, impegnate ad offrire un futuro ai bambini orfani, promuovere l’istruzione e la salute, supportare lo sviluppo delle comunità locali.
E il risultato è andato oltre le aspettative: sport, testimonianza e carità in una sola pedalata collettiva.
CSI per il Mondo: da progetto a Fondazione
Nel frattempo, un altro traguardo ha preso forma: CSI per il Mondo è diventato ufficialmente una fondazione. Il 16 luglio 2025, il progetto nato oltre dieci anni fa all’interno del Centro Sportivo Italiano ha fatto un passo decisivo diventando la Fondazione CSI per il Mondo ETS, ente del Terzo Settore, con lo scopo di ampliare l’impatto delle proprie missioni nel mondo.
«Un sogno, ma anche uno strumento per crescere», afferma Massimo Achini, presidente di CSI Milano e promotore dell’iniziativa. «Dopo anni di missioni e centinaia di volontari coinvolti, era un passo necessario. Lo sport è un linguaggio universale e può diventare veicolo di pace, educazione e sviluppo».
Sport come opera di misericordia
Se le opere di misericordia tradizionali parlano di fame, sete, accoglienza, malattia e consolazione, CSI per il Mondo le traduce in linguaggio sportivo, specialmente tra i più piccoli. Animare un oratorio in Burundi, giocare nei sobborghi di Yaoundé, fondare una società sportiva nella foresta amazzonica: tutto questo significa “dare da mangiare alla fame di relazione”, “vestire” chi è nudo di opportunità, “visitare” le periferie dimenticate.
In questi contesti, una partita di pallone non è solo gioco: è scuola di rispetto, palestra di dignità, terreno di incontro. Lo sport diventa misericordia incarnata, capace di ascoltare, accogliere, educare e far sognare.
Le missioni 2025: Burundi, Camerun, Perù
Le missioni estive 2025 hanno già preso vita.
In Burundi, sei giovani tra i 20 e i 25 anni sono impegnati in un campo estivo nelle scuole delle Suore Dorotee di Cemmo. Tre settimane tra giochi, sport e sorrisi condivisi con bambini che, spesso, vivono situazioni di povertà materiale ed educativa.
In Camerun, un gruppo proveniente da Cernusco e Monza è a Yaoundé per un programma di formazione di animatori locali, portando tecniche educative e attività nei quartieri periferici, dove il calcio può diventare strada di riscatto.
Dal Perù, infine, una notizia che scalda il cuore: nella comunità indigena Shipibo di Santa Martha, nella regione amazzonica, è nata la prima società sportiva locale, germogliata proprio da una missione CSI di gennaio. «Non sempre vedi subito i risultati – riflette Achini – ma quando qualcosa mette radici e comincia a camminare da solo, capisci che il lavoro ha lasciato un segno».
“CSI per il Mondo” ci dimostra che non c’è bisogno di grandi mezzi per cambiare il mondo: basta una palla, un fischietto, una bicicletta. Ma soprattutto, serve una comunità che crede che la fraternità si costruisce un passo alla volta.
O, in questo caso, un chilometro alla volta.
Fonte e immagine
