Perdonare le offese ricevute: l’abbraccio che spiazza ogni logica

Foto di Marco Bianchetti su Unsplash
Una riflessione sul valore e l’attualità dell’opera di misericordia spirituale “perdonare le offese ricevute”
In un tempo in cui il conflitto sembra spesso prevalere sul dialogo e la vendetta appare più facile del perdono, succedono cose capaci di rompere gli schemi e aprire strade nuove.
Alcuni fatti di cronaca, infatti, diventano occasioni per interrogarsi non soltanto sulla giustizia, ma anche sulla possibilità di ricostruire relazioni ferite.
È il cuore di una delle opere di misericordia spirituale più difficili e rivoluzionarie: perdonare le offese ricevute. Non significa cancellare il male o negare il dolore, ma scegliere di non lasciare che l’odio abbia l’ultima parola.
Riportiamo una riflessione di Gianluigi De Palo, impegnato nell’ambito della formazione, del sociale e della natalità:
Ci sono gesti che spiazzano più di qualsiasi sentenza. In queste ore si è parlato molto del processo per la brutale aggressione avvenuta a Milano contro Davide Cavallo, un ragazzo rimasto invalido dopo essere stato accoltellato per una sigaretta.
Ma dentro questa storia c’è un’immagine che dovrebbe farci riflettere: la vittima, durante il processo è entrata in aula e ha abbracciato i suoi aggressori.
Non stiamo parlando di buonismo, né di un gesto inconsapevole, ma della capacità di guardare una persona senza ridurla per sempre al suo errore. E forse la cosa più sorprendente è che, spesso, i nostri figli sembrano più avanti di noi.
Più capaci di misericordia.
Più liberi dalla logica dell’odio infinito.
Più maturi nel capire che una ferita non rimargina aggiungendo altro rancore.Questo abbraccio fa più male di una coltellata. Probabilmente i giovani, quando non li roviniamo con il cinismo degli adulti, sanno ancora credere che nessuno coincida totalmente con il peggio che ha fatto. E forse dovremmo imparare da loro.
Fonte
- Profilo Fb di Gianluigi De Palo (Editoriale “Leggo”)
Immagine
- Foto di Marco Bianchetti su Unsplash
Una riflessione sul valore e l’attualità dell’opera di misericordia spirituale “perdonare le offese ricevute”
In un tempo in cui il conflitto sembra spesso prevalere sul dialogo e la vendetta appare più facile del perdono, succedono cose capaci di rompere gli schemi e aprire strade nuove.
Alcuni fatti di cronaca, infatti, diventano occasioni per interrogarsi non soltanto sulla giustizia, ma anche sulla possibilità di ricostruire relazioni ferite.
È il cuore di una delle opere di misericordia spirituale più difficili e rivoluzionarie: perdonare le offese ricevute. Non significa cancellare il male o negare il dolore, ma scegliere di non lasciare che l’odio abbia l’ultima parola.
Riportiamo una riflessione di Gianluigi De Palo, impegnato nell’ambito della formazione, del sociale e della natalità:
Ci sono gesti che spiazzano più di qualsiasi sentenza. In queste ore si è parlato molto del processo per la brutale aggressione avvenuta a Milano contro Davide Cavallo, un ragazzo rimasto invalido dopo essere stato accoltellato per una sigaretta.
Ma dentro questa storia c’è un’immagine che dovrebbe farci riflettere: la vittima, durante il processo è entrata in aula e ha abbracciato i suoi aggressori.
Non stiamo parlando di buonismo, né di un gesto inconsapevole, ma della capacità di guardare una persona senza ridurla per sempre al suo errore. E forse la cosa più sorprendente è che, spesso, i nostri figli sembrano più avanti di noi.
Più capaci di misericordia.
Più liberi dalla logica dell’odio infinito.
Più maturi nel capire che una ferita non rimargina aggiungendo altro rancore.Questo abbraccio fa più male di una coltellata. Probabilmente i giovani, quando non li roviniamo con il cinismo degli adulti, sanno ancora credere che nessuno coincida totalmente con il peggio che ha fatto. E forse dovremmo imparare da loro.
Fonte
- Profilo Fb di Gianluigi De Palo (Editoriale “Leggo”)
Immagine
- Foto di Marco Bianchetti su Unsplash

Foto di Marco Bianchetti su Unsplash


