Malaria: si muore ancora | L’urgenza delle opere

Fonte: Cuore amico Ets
La Giornata mondiale della malaria si celebra il 25 aprile. Nonostante i progressi scientifici, la malaria è la seconda malattia infettiva più diffusa nel mondo e rimane una minaccia globale
(di Cuore Amico Ets)
Nell’ultima edizione del World Malaria Report, redatta ogni anno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), si evidenziano i dati sulla sua ampiezza che comprendono un numero di casi stimati in 263 milioni, concentrati per la maggior parte in 83 Paesi, endemici per la malaria.
Le vittime ogni anno sono circa 600.000, di cui i bambini sotto i 5 anni rappresentano il 74%. La quasi totalità dei casi e delle morti avviene in Africa e, segnatamente, in Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Etiopia e Mozambico.
La lotta per debellare la malaria è dunque sempre aperta, ed è complicata dalle resistenze ai farmaci, da zanzare più forti e dai cambiamenti climatici.
Non dimentichiamo anche la cronica mancanza di fondi nei Paesi più esposti e più vulnerabili, dove con fatica si raggiunge chi è più a rischio di contrarla: bambini e donne in gravidanza.
Repubblica democratica del Congo
L’ospedale Santa Joséphine Bakhita di Ariwara è situato nella regione dell’Ituri, nella estremità nord-orientale della Repubblica Democratica del Congo.
Il suo obiettivo ispiratore è l’accesso alle cure alle persone più bisognose che sono «la maggior parte, in un territorio in cui si vive in condizioni di estrema povertà e malnutrizione», come ci dice madre Marcela Lopez che si occupa dei pazienti da circa trent’anni.
Su mille persone curate qui ogni mese, 390 sono i malati ambulatoriali di malaria e circa 200 quelli che hanno bisogno di ricovero.
Fondamentale resta l’aiuto per cure e prevenzione.
India
A Uttar Salbari, stato del Bengala occidentale, zona circondata da piantagioni di tè, la malaria è molto presente: «Si ammalano diversi membri della famiglia e, già deboli, divengono preda di tubercolosi e filariosi, alimentando un circolo vizioso che va interrotto».
Nel Centro sanitario Loyola suor Rani Rose vorrebbe organizzare campi medici con screening, visite di controllo e distribuzione di medicinali nei 10 villaggi più bisognosi abitati da lavoratori dei campi da tè: tribali, nepalesi, bengalesi e rifugiati dal Bangladesh.
Fondamentale
Fonte e immagine
La Giornata mondiale della malaria si celebra il 25 aprile. Nonostante i progressi scientifici, la malaria è la seconda malattia infettiva più diffusa nel mondo e rimane una minaccia globale
(di Cuore Amico Ets)
Nell’ultima edizione del World Malaria Report, redatta ogni anno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), si evidenziano i dati sulla sua ampiezza che comprendono un numero di casi stimati in 263 milioni, concentrati per la maggior parte in 83 Paesi, endemici per la malaria.
Le vittime ogni anno sono circa 600.000, di cui i bambini sotto i 5 anni rappresentano il 74%. La quasi totalità dei casi e delle morti avviene in Africa e, segnatamente, in Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Etiopia e Mozambico.
La lotta per debellare la malaria è dunque sempre aperta, ed è complicata dalle resistenze ai farmaci, da zanzare più forti e dai cambiamenti climatici.
Non dimentichiamo anche la cronica mancanza di fondi nei Paesi più esposti e più vulnerabili, dove con fatica si raggiunge chi è più a rischio di contrarla: bambini e donne in gravidanza.
Repubblica democratica del Congo
L’ospedale Santa Joséphine Bakhita di Ariwara è situato nella regione dell’Ituri, nella estremità nord-orientale della Repubblica Democratica del Congo.
Il suo obiettivo ispiratore è l’accesso alle cure alle persone più bisognose che sono «la maggior parte, in un territorio in cui si vive in condizioni di estrema povertà e malnutrizione», come ci dice madre Marcela Lopez che si occupa dei pazienti da circa trent’anni.
Su mille persone curate qui ogni mese, 390 sono i malati ambulatoriali di malaria e circa 200 quelli che hanno bisogno di ricovero.
Fondamentale resta l’aiuto per cure e prevenzione.
India
A Uttar Salbari, stato del Bengala occidentale, zona circondata da piantagioni di tè, la malaria è molto presente: «Si ammalano diversi membri della famiglia e, già deboli, divengono preda di tubercolosi e filariosi, alimentando un circolo vizioso che va interrotto».
Nel Centro sanitario Loyola suor Rani Rose vorrebbe organizzare campi medici con screening, visite di controllo e distribuzione di medicinali nei 10 villaggi più bisognosi abitati da lavoratori dei campi da tè: tribali, nepalesi, bengalesi e rifugiati dal Bangladesh.
Fondamentale
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Fonte: Cuore amico Ets


