Perché accade tutto questo? Fra pochi giorni sarà Pasqua

Foto di Markus Winkler su Unsplash
Gli auguri di Pasqua dai nostri amici e corrispondenti Roberto e Gabriella Ugolini, fidei donum della diocesi di Firenze rientrati dall’Anatolia
Fra pochi giorni sarà Pasqua.
Ancora una volta la ‘normalità’ dei giorni ci dà continuamente immagini di case distrutte, di macerie, di palazzi sventrati, abbandonati, perché inagibili.
Perché accade tutto questo?
Ancora una volta civili inermi ‘combattono’ senza armi per sopravvivere nella ‘normalità’ dei nostri giorni
Ancora una volta vengono presi di mira bersagli civili, scuole, ospedali, case.
Quelle case che una volta erano anche chiamate focolari.
Adesso non sono più focolari perché il gas per accendere il fuoco non arriva più, le centrali elettriche sono state distrutte e così nemmeno la luce arriva più e non è possibile andare a fare la legna mentre cadono le bombe.
Perché accade tutto questo?
Fra pochi giorni sarà Pasqua.
Ci è capitato molte volte di vedere, nelle zone povere delle periferie delle grandi città, case di ogni tipo: alcune costruite con pietre, fango e terra, altre tirate su con pareti di latta, oppure con legno e cartone.
Insomma, la necessità dei costruttori ha sollecitato l’arte di arrangiarsi e come capita agli uccelli quando costruiscono il nido, hanno usato ogni genere di ‘ramoscelli’ tra quei materiali più facili da recuperare. Spesso quello che doveva essere un riparo temporaneo è diventato nel tempo definitivo.
Però non avremmo mai voluto vedere che esistono anche case d’acqua, case d’aria, case di fango…
Casa d’acqua… quella in cui abiteranno, per sempre, tutti i migranti che hanno perso la vita nel naufragio del loro barcone. Abiteranno per sempre, in fondo al mare, una casa d’acqua. Immensa la casa, come non avrebbero mai pensato di poter avere. Un’unica enorme stanza liquida senza porte né pareti. Mediterraneo, ultimo domicilio conosciuto per chi rimarrà… sconosciuto per sempre.
Casa d’aria… che sia Gaza, oppure l’Ucraina, il Sud Sudan o dovunque nel mondo regni la violenza, una casa d’aria è l’abitazione per tutte quelle persone che casa non hanno più. Travolte e sconfitte dalla follia umana non sanno più dove andare. Questa volta un dio diverso da quello incontrato da Elia si è presentato loro, non in un vento leggero, ma in una tempesta che spazzando via tutto li ha lasciati solo con una casa d’aria.
Casa di fango… sarà casa di fango quella in cui abiteranno migliaia e migliaia e migliaia di persone che erano proprio come noi. Non erano soldati eppure… sono state spazzate via dalla violenza, sono state colpite nei campi, su qualche montagna, per strada, sulla sabbia, da chi le ha pensate ed etichettate come “danni collaterali”. Sono rimaste lì, in quel fango, e non avranno mai sulla loro ‘non tomba’ una croce, una Mezza Luna, una stella oppure il simbolo in cui credevano. Non saranno mai sole, però, perché nel nostro pensiero potremo ritrovarle tutte insieme a formare una grande famiglia allargata che abiterà per sempre quella casa umida di fango… ma finalmente nella pace.
Casa di legno… sarà la casa dei più fortunati, cioè di tutte quelle persone sconosciute che, grazie alla pietà di qualche sconosciuto samaritano, potrà riposare in una cassa di legno. Sono stati spazzati via e abbandonati da chi non ha avuto e non conosce pietà, ma vivranno per sempre custoditi da quattro assi di legno, queste però messe insieme con amore da chi conosce pietà.
E tante altre case come queste ci sono nel mondo.
Perché questi riferimenti difficili, tristi, in questo periodo di Quaresima?
Prima di tutto per ricordare e accogliere tutti coloro che abitano case d’acqua, case d’aria, case di fango, case di legno e tutte quelle case che poggiano le loro fondamenta non sulla roccia ma sulla violenza che distrugge.
Nel triduo pasquale la nostra fede passa dal venerdì santo, in cui smarrimento e dolore prevalgono, alla domenica di Risurrezione in cui la gioia della Vita che non morirà più abbraccia e accoglie tutti. A qualsiasi fede appartenga.
Allo stesso modo noi pensiamo infatti che anche tutte le persone che abitano case d’acqua, case d’aria, case di fango e case di legno lasceranno in quei domicili solo dei corpi, nulla più.
E perché anche la loro passione possa trovare un senso e passare dal dolore del venerdì alla vita della domenica pensiamo e …
… sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. (2 Corinzi 5,1)
“Un nuovo giorno di vita ci è offerto, possiamo seguirti, Signore, dove oggi sarai.
Nei sogni di pace, nel cuore degli uomini, nelle forme di bellezza, nei cuori assetati di te.
Nella dimora segreta del cuore, nella voce intima che indica la via.
Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne, nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile.
Nella luce del giorno, nella vita ardente, nel lavoro intenso, nella calma delle soste.
Nell’incontro dell’amico, nelle domande di amore, nei cuori che si spogliano di sé.
In questa casa che è tua, educa le nostre mani in opere giuste, nutri di verità la nostra parola.
In questa casa che è tua, apri i nostri occhi alla bellezza, le nostre orecchie alla sapienza.
Aiuta il cuore ad amarti di più, a sentire in te, pellegrino senza frontiere, la nostra vera terra.(P. Giovanni Vannucci)
Con affetto il nostro pensiero per voi. Santa Pasqua,
Roberto e Gabriella
Immagine
- Foto di Markus Winkler su Unsplash
Gli auguri di Pasqua dai nostri amici e corrispondenti Roberto e Gabriella Ugolini, fidei donum della diocesi di Firenze rientrati dall’Anatolia
Fra pochi giorni sarà Pasqua.
Ancora una volta la ‘normalità’ dei giorni ci dà continuamente immagini di case distrutte, di macerie, di palazzi sventrati, abbandonati, perché inagibili.
Perché accade tutto questo?
Ancora una volta civili inermi ‘combattono’ senza armi per sopravvivere nella ‘normalità’ dei nostri giorni
Ancora una volta vengono presi di mira bersagli civili, scuole, ospedali, case.
Quelle case che una volta erano anche chiamate focolari.
Adesso non sono più focolari perché il gas per accendere il fuoco non arriva più, le centrali elettriche sono state distrutte e così nemmeno la luce arriva più e non è possibile andare a fare la legna mentre cadono le bombe.
Perché accade tutto questo?
Fra pochi giorni sarà Pasqua.
Ci è capitato molte volte di vedere, nelle zone povere delle periferie delle grandi città, case di ogni tipo: alcune costruite con pietre, fango e terra, altre tirate su con pareti di latta, oppure con legno e cartone.
Insomma, la necessità dei costruttori ha sollecitato l’arte di arrangiarsi e come capita agli uccelli quando costruiscono il nido, hanno usato ogni genere di ‘ramoscelli’ tra quei materiali più facili da recuperare. Spesso quello che doveva essere un riparo temporaneo è diventato nel tempo definitivo.
Però non avremmo mai voluto vedere che esistono anche case d’acqua, case d’aria, case di fango…
Casa d’acqua… quella in cui abiteranno, per sempre, tutti i migranti che hanno perso la vita nel naufragio del loro barcone. Abiteranno per sempre, in fondo al mare, una casa d’acqua. Immensa la casa, come non avrebbero mai pensato di poter avere. Un’unica enorme stanza liquida senza porte né pareti. Mediterraneo, ultimo domicilio conosciuto per chi rimarrà… sconosciuto per sempre.
Casa d’aria… che sia Gaza, oppure l’Ucraina, il Sud Sudan o dovunque nel mondo regni la violenza, una casa d’aria è l’abitazione per tutte quelle persone che casa non hanno più. Travolte e sconfitte dalla follia umana non sanno più dove andare. Questa volta un dio diverso da quello incontrato da Elia si è presentato loro, non in un vento leggero, ma in una tempesta che spazzando via tutto li ha lasciati solo con una casa d’aria.
Casa di fango… sarà casa di fango quella in cui abiteranno migliaia e migliaia e migliaia di persone che erano proprio come noi. Non erano soldati eppure… sono state spazzate via dalla violenza, sono state colpite nei campi, su qualche montagna, per strada, sulla sabbia, da chi le ha pensate ed etichettate come “danni collaterali”. Sono rimaste lì, in quel fango, e non avranno mai sulla loro ‘non tomba’ una croce, una Mezza Luna, una stella oppure il simbolo in cui credevano. Non saranno mai sole, però, perché nel nostro pensiero potremo ritrovarle tutte insieme a formare una grande famiglia allargata che abiterà per sempre quella casa umida di fango… ma finalmente nella pace.
Casa di legno… sarà la casa dei più fortunati, cioè di tutte quelle persone sconosciute che, grazie alla pietà di qualche sconosciuto samaritano, potrà riposare in una cassa di legno. Sono stati spazzati via e abbandonati da chi non ha avuto e non conosce pietà, ma vivranno per sempre custoditi da quattro assi di legno, queste però messe insieme con amore da chi conosce pietà.
E tante altre case come queste ci sono nel mondo.
Perché questi riferimenti difficili, tristi, in questo periodo di Quaresima?
Prima di tutto per ricordare e accogliere tutti coloro che abitano case d’acqua, case d’aria, case di fango, case di legno e tutte quelle case che poggiano le loro fondamenta non sulla roccia ma sulla violenza che distrugge.
Nel triduo pasquale la nostra fede passa dal venerdì santo, in cui smarrimento e dolore prevalgono, alla domenica di Risurrezione in cui la gioia della Vita che non morirà più abbraccia e accoglie tutti. A qualsiasi fede appartenga.
Allo stesso modo noi pensiamo infatti che anche tutte le persone che abitano case d’acqua, case d’aria, case di fango e case di legno lasceranno in quei domicili solo dei corpi, nulla più.
E perché anche la loro passione possa trovare un senso e passare dal dolore del venerdì alla vita della domenica pensiamo e …
… sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. (2 Corinzi 5,1)
“Un nuovo giorno di vita ci è offerto, possiamo seguirti, Signore, dove oggi sarai.
Nei sogni di pace, nel cuore degli uomini, nelle forme di bellezza, nei cuori assetati di te.
Nella dimora segreta del cuore, nella voce intima che indica la via.
Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne, nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile.
Nella luce del giorno, nella vita ardente, nel lavoro intenso, nella calma delle soste.
Nell’incontro dell’amico, nelle domande di amore, nei cuori che si spogliano di sé.
In questa casa che è tua, educa le nostre mani in opere giuste, nutri di verità la nostra parola.
In questa casa che è tua, apri i nostri occhi alla bellezza, le nostre orecchie alla sapienza.
Aiuta il cuore ad amarti di più, a sentire in te, pellegrino senza frontiere, la nostra vera terra.(P. Giovanni Vannucci)
Con affetto il nostro pensiero per voi. Santa Pasqua,
Roberto e Gabriella
Immagine
- Foto di Markus Winkler su Unsplash

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