Riscoprire il dono di Dio nella contemplazione

Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Un pensiero, questo del passaparola di oggi, che rispecchia profondamente la visione cristiana dell’ecologia integrale, spesso ispirata a San Francesco
Interessante come nel pensiero cristiano, più che la parola natura usiamo la parola “creazione”, che ha in sé una profondità più marcata e una vera esperienza spirituale. Infatti se la natura viene intesa come un sistema da conoscere, rispettare e gestire, il termine creazione ci parla di un dono di Dio e quindi di un vero progetto d’amore dove ogni creatura ha il suo posto specifico, il suo valore e la sua dignità.
E’ per questo allora che il nostro “guardare la natura” non è solo un fermarsi al suo esteriore, ma un riconoscerci parte di essa, sperimentando sia meraviglia come gratitudine per la bellezza di tutto il creato.
Una natura che così diventa “trasparenza” del divino e ci permette di essere a contatto in continuazione con la presenza di Dio creatore. Ancora, il guardare così la creazione, comporta la responsabilità di proteggerla e non di sfruttarla, sforzandoci di cambiare il nostro rapporto con essa da meri spettatori, a persone piene di gratitudine.
Si! Se manca in noi la contemplazione, è molto facile cadere in un antropocentrismo superbo e distruttore che fa di noi uomini dei dominatori della natura, portandoci a sfruttarla fino a soffocarla. Ed è questo il nostro peccato, nel volerci mettere al posto di Dio rovinando così l’armonia del creato e il progetto di Dio sulla storia.
É fondamentale recuperare la nostra “dimensione contemplativa” guardando la natura e quindi tutto il creato non per averne profitto ma come un dono, come ben sottolineava Papa Francesco: “Contemplare è andare oltre l’utilità di una cosa che mai deve essere sfruttata proprio perché è sempre gratuita”.
E da buon gesuita, lo stesso Papa Francesco sottolinea le parole che Sant’Ignazio di Loyola colloca alla fine dei suoi esercizi spirituali, “invitandoci alla contemplazione per giungere all’amore”. Ossia a contemplare anche noi, a come Dio guarda le sue creature e gioisce con esse, perché scopre in esse la Sua presenza e con libertà e grazia le ama e se ne prende cura.
Ecco perché una vera esplosione di una coscienza nuova del creato in questi nostri tempi, pieni sì di contraddizioni ma anche di un incentivo nuovo e un aiuto ad immergerci in questa contemplazione e in questa lode della natura, cantando coralmente non solo con San Francesco d’Assisi ma con tutti i Francesco della storia: “Laudato sì’, o mi’ Signore”.
Fonte
- “Passaparola” – Profilo Fb don Nino Carta (26 aprile 2026)
Immagine
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Un pensiero, questo del passaparola di oggi, che rispecchia profondamente la visione cristiana dell’ecologia integrale, spesso ispirata a San Francesco
Interessante come nel pensiero cristiano, più che la parola natura usiamo la parola “creazione”, che ha in sé una profondità più marcata e una vera esperienza spirituale. Infatti se la natura viene intesa come un sistema da conoscere, rispettare e gestire, il termine creazione ci parla di un dono di Dio e quindi di un vero progetto d’amore dove ogni creatura ha il suo posto specifico, il suo valore e la sua dignità.
E’ per questo allora che il nostro “guardare la natura” non è solo un fermarsi al suo esteriore, ma un riconoscerci parte di essa, sperimentando sia meraviglia come gratitudine per la bellezza di tutto il creato.
Una natura che così diventa “trasparenza” del divino e ci permette di essere a contatto in continuazione con la presenza di Dio creatore. Ancora, il guardare così la creazione, comporta la responsabilità di proteggerla e non di sfruttarla, sforzandoci di cambiare il nostro rapporto con essa da meri spettatori, a persone piene di gratitudine.
Si! Se manca in noi la contemplazione, è molto facile cadere in un antropocentrismo superbo e distruttore che fa di noi uomini dei dominatori della natura, portandoci a sfruttarla fino a soffocarla. Ed è questo il nostro peccato, nel volerci mettere al posto di Dio rovinando così l’armonia del creato e il progetto di Dio sulla storia.
É fondamentale recuperare la nostra “dimensione contemplativa” guardando la natura e quindi tutto il creato non per averne profitto ma come un dono, come ben sottolineava Papa Francesco: “Contemplare è andare oltre l’utilità di una cosa che mai deve essere sfruttata proprio perché è sempre gratuita”.
E da buon gesuita, lo stesso Papa Francesco sottolinea le parole che Sant’Ignazio di Loyola colloca alla fine dei suoi esercizi spirituali, “invitandoci alla contemplazione per giungere all’amore”. Ossia a contemplare anche noi, a come Dio guarda le sue creature e gioisce con esse, perché scopre in esse la Sua presenza e con libertà e grazia le ama e se ne prende cura.
Ecco perché una vera esplosione di una coscienza nuova del creato in questi nostri tempi, pieni sì di contraddizioni ma anche di un incentivo nuovo e un aiuto ad immergerci in questa contemplazione e in questa lode della natura, cantando coralmente non solo con San Francesco d’Assisi ma con tutti i Francesco della storia: “Laudato sì’, o mi’ Signore”.
Fonte
- “Passaparola” – Profilo Fb don Nino Carta (26 aprile 2026)
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